Oggi ricorrono 87 anni dalla firma del Patto Molotov-Ribbentrop. Quale occasione migliore per parlare del totalitarismo sovietico?
Hitler e Stalin, in data 23 agosto 1939, siglarono il famigerato Patto Molotov-Ribbentrop, il quale predisponeva la non aggressione tra Germania nazionalsocialista e Unione Sovietica. Massima espressione del machiavellismo stalinista, il Patto dà oggi modo di riflettere sugli orrori consumatisi in Russia durante il secolo scorso, narrati anche attraverso il cinema.
Prima del Patto Molotov-Ribbentrop
Nel 2019 Agnieszka Holland ha realizzato L’ombra di Stalin, film tratto dalle vicende del giornalista gallese Gareth Jones. Il film ha partecipato alla 69esima edizione del Festival Internazionale del cinema di Berlino. Gareth Jones era in origine affascinato dalla modernizzazione impressa sovietica. Recatosi a Mosca per intervistare Stalin, però, ha dovuto fare i conti con l’Holodomor. Gareth tentò quindi di denunciare le reali condizioni sovietiche, ma la sua voce fu soffocata dal Premio Pulitzer Walter Duranty.
L’aggressione alla Polonia, conseguenza del Patto Molotov-Ribbentrop
Katyn è un film realizzato da Andrzej Wajda nel 2007. Racconta il massacro operato dall’NKVD nel 1940. In esso morirono 22 mila militari polacchi. I confini orientali della Polonia, nel 1939, furono attaccati dall’Unione Sovietica. I sovietici intendevano operare una spartizione del Paese con i nazionalsocialisti. Molti polacchi furono deportati in Unione Sovietica come prigionieri di guerra. Il film di Wajda è liberamente ispirato a Postmortem, romanzo di Andrzej Mularczyk pubblicato nel 2001.
La morte di Stalin
Il clima seguente la morte di Stalin è stato raccontato da Armando Iannucci nella commedia nera Morto Stalin, se ne fa un altro. Questa trae ispirazione da La morte di Stalin, fumetto di Fabien Nury e Thierry Robin. Stalin morì il 5 marzo 1953 per emorragia cerebrale, appena prima di ordinare un’ennesima purga politica. Il film di Iannucci porta in scena lo scontro di potere che ne seguì, di cui furono protagonisti – oltre a Vasilij e Svetlana, figli del dittatore – anche Nikita Chruscev, Georgij Malenkov (suo successore) e Lavrentij Berija.
Avvenimenti successivi
Il clima di terrore non finì con la morte di Stalin. Nel 1956, sotto il governo di Nikita Chruscev, si verificò infatti una grave repressione contro la Repubblica Popolare d’Ungheria. Questa provocò una rottura internazionale dei rapporti tra socialisti e comunisti. In seguito si sarebbero comunque verificate altre azioni di resistenza contro l’autoritarismo sovietico, tra cui la Primavera di Praga (guidata da Alexander Dubcek). Questa grande mobilitazione, svoltasi nel 1968, ebbe fine con l’invasione sovietica della Cecoslovacchia.