Il MIA 2026 apre a Roma mettendo al centro uno dei nodi più delicati per il futuro dell’industria cinematografica e audiovisiva: l’accesso ai capitali. Alla dodicesima edizione del Mercato Internazionale Audiovisivo debutta infatti l’European Investment Hub, nuova piattaforma dedicata agli strumenti finanziari per sostenere il settore in Europa e sui mercati internazionali.
L’iniziativa è stata presentata a Palazzo Barberini nella giornata inaugurale del MIA, in programma a Roma dal 19 al 23 ottobre 2026. Il mercato è promosso da ANICA, presieduta da Alessandro Usai, e APA, guidata da Chiara Sbarigia, con la direzione di Gaia Tridente.
Accanto all’European Investment Hub, APA ha avanzato anche la proposta di un Fondo italiano investimenti per l’Audiovisivo, pensato per mettere insieme capitale pubblico e privato e rafforzare soprattutto le aziende di dimensioni medio-piccole. Il progetto arriva mentre il settore cresce sul fronte dei consumi digitali ma continua a mostrare una forte frammentazione sul piano industriale.
Il MIA si svolge negli stessi giorni della Festa del Cinema di Roma, con cui rinnova anche nel 2026 la collaborazione dedicata alle proiezioni industry e ai buyer internazionali.
European Investment Hub al MIA 2026: pubblico e privato allo stesso tavolo
L’European Investment Hub del MIA 2026 nasce con l’obiettivo di creare uno spazio stabile di confronto tra istituzioni, investitori e imprese dell’audiovisivo. Il tema è diventato centrale in una fase nella quale l’aumento dei costi di produzione e la competizione internazionale rendono sempre più difficile sostenere sviluppo, produzione e proprietà dei progetti soltanto attraverso gli strumenti tradizionali.
Secondo Chiara Sbarigia, il punto è costruire un rapporto più stretto tra politiche pubbliche, finanza e aziende. «Servono risorse pubbliche e capitali privati che lavorino insieme», ha sottolineato la presidente di APA durante l’apertura del mercato.
La piattaforma era stata anticipata già alla presentazione del MIA 2026. Tra gli ospiti annunciati per il nuovo programma figura Raj Singh, co-fondatore e CEO di Media Capital Technologies, attivo negli investimenti internazionali nel settore media ed entertainment.
APA propone un Fondo italiano investimenti per l’Audiovisivo
La seconda novità riguarda direttamente il mercato italiano. APA ha proposto la creazione del Fondo italiano investimenti per l’Audiovisivo, un veicolo con capitali pubblici e privati che dovrebbe essere gestito da Fondo Italiano d’Investimento SGR, società del Gruppo CDP, in sinergia con l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale.
L’obiettivo dichiarato è intervenire su una delle debolezze strutturali del comparto: la ridotta dimensione finanziaria di molte società di produzione. Una maggiore disponibilità di capitale permetterebbe alle imprese non soltanto di finanziare nuovi progetti, ma anche di mantenere più facilmente la proprietà delle opere e affrontare le trattative internazionali con maggiore autonomia.
È una questione che riguarda in particolare le aziende più piccole, spesso dipendenti da finanziamenti esterni e da meccanismi di sostegno pubblico per riuscire a portare avanti sviluppo e produzione.
Audiovisivo italiano da 13,9 miliardi, cresce soprattutto l’Online Video
Il debutto dell’European Investment Hub arriva mentre il mercato audiovisivo italiano mostra numeri in crescita. Secondo l’analisi presentata da APA con il supporto di Deloitte, il valore dell’audiovisivo di rete in Italia ha raggiunto circa 13,9 miliardi di euro nel 2024, con un tasso medio annuo di crescita del 6,5% tra il 2020 e il 2024.
La componente più dinamica è l’Online Video, salita del 24% fino a 5,4 miliardi di euro, pari al 39% del mercato complessivo. La televisione lineare mantiene invece il peso maggiore, con 8,5 miliardi di euro e il 61% del mercato, ma registra una lieve flessione dello 0,1%.
Dietro questi risultati resta però una struttura produttiva estremamente polverizzata. Circa il 94% della filiera è costituito da micro-imprese con meno di nove addetti, mentre il 60% delle aziende registra un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro. Una configurazione che può rendere più difficile l’accesso al credito e la capacità di sostenere investimenti di lungo periodo.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la prevista riduzione delle risorse legate al Tax Credit, passate secondo i dati presentati da circa 700 milioni di euro nel 2024 a una stima di 500 milioni per il 2027.
Alessandro Usai: le imprese italiane devono crescere di dimensione
Anche per Alessandro Usai, presidente di ANICA, il rapporto tra cinema, audiovisivo e finanza è diventato ormai strutturale. Negli ultimi anni gli investimenti e la capacità di reperire capitali hanno assunto un peso crescente nelle strategie delle società di produzione, mentre la dimensione relativamente contenuta delle aziende italiane resta uno svantaggio rispetto ai principali concorrenti europei e internazionali.
È su questo terreno che l’European Investment Hub punta a intervenire: non soltanto come luogo di incontro durante il MIA, ma come strumento per favorire la crescita industriale delle imprese e aprire nuovi canali di finanziamento.
La nuova impostazione si lega anche alla trasformazione geografica del mercato. Per l’edizione 2026 il MIA ha ampliato il proprio perimetro tra Palazzo Barberini, Piazza Barberini e Via Veneto, con l’obiettivo di creare nel centro di Roma un distretto dedicato agli incontri tra creatività, industria, finanza e innovazione.
Il peso dell’audiovisivo sui territori e sul turismo
Il valore del settore non si misura soltanto attraverso produzioni, broadcaster e piattaforme. Cinema e serie televisive generano ricadute economiche sui territori che ospitano i set, coinvolgendo strutture ricettive, servizi, maestranze e turismo.
Tra gli esempi presentati al MIA c’è quello della Puglia, dove l’attività dell’Apulia Film Commission avrebbe generato nel 2024 un indotto diretto e indiretto superiore ai 100 milioni di euro. Anche Campania e Sicilia continuano a utilizzare gli investimenti regionali nell’audiovisivo come leva per sostenere produzioni e occupazione locale.
È proprio questo intreccio tra produzione culturale e capacità finanziaria a definire una delle sfide principali emerse all’apertura del MIA 2026: un mercato audiovisivo che cresce e conquista spazio soprattutto sul digitale, ma che per competere fuori dai confini italiani deve trasformare quella crescita anche in maggiore solidità industriale.