Robert Downey Jr. diventa CCEO onorario di SPECS. Tra realtà aumentata, AI anticipatoria e promesse di presenza, Snap mette in scena il suo futuro.
Robert Downey Jr. ha un nuovo incarico nel settore tecnologico, anche se il curriculum che lo rende particolarmente adatto continua a essere quello di Tony Stark. Snap lo ha nominato Chief Customer Experience Officer onorario di SPECS, la società controllata che sviluppa i suoi occhiali a realtà aumentata, affidandogli il compito di aiutare il pubblico a capire – e soprattutto a immaginare – che cosa si possa fare con un computer trasparente da portare sul naso.
Non sarà soltanto un testimonial. Secondo l’annuncio ufficiale di Snap, Downey Jr. contribuirà allo sviluppo di esperienze Lens, contenuti originali, collaborazioni hardware e iniziative dal vivo. Ha raccontato di essere rimasto convinto dagli SPECS dopo meno di un minuto di prova, dopo vent’anni trascorsi, a suo dire, a testare dispositivi indossabili quasi sempre deludenti.
Il dettaglio più riuscito, però, lo aggiunge Evan Spiegel. Per il CEO di Snap, Downey Jr. starebbe immaginando le possibilità di questa tecnologia da quasi vent’anni. È un modo elegante di trasformare una parte cinematografica in esperienza professionale nel settore AR. Ma, considerando il prodotto che Snap deve vendere, forse non è neppure una forzatura: prima ancora della tecnologia, bisogna costruire il modo in cui il pubblico imparerà a guardarla.
Robert Downey Jr. non deve soltanto indossare gli SPECS
Il primo lavoro del nuovo CCEO è già disponibile: una serie di episodi originali nei quali gli SPECS vengono messi alla prova tra lavoro, golf, intrattenimento e attività artistiche. La definizione è di Snap, che presenta i video come un modo per mostrare l’utilità concreta degli occhiali. Una parte della serie arriverà anche durante grandi appuntamenti televisivi americani, dalle partite NBA alle World Series.
È un tipo di pubblicità nella quale la celebrità assume un titolo dirigenziale, partecipa alla creazione delle esperienze e poi dimostra al consumatore perché dovrebbe desiderarle.
Gli SPECS presentati da Snap sono tecnicamente molto più ambiziosi dei comuni smart glasses. Sono autonomi, non richiedono un’unità esterna, utilizzano due processori Snapdragon e proiettano contenuti digitali attraverso lenti trasparenti con un campo visivo dichiarato di 51 gradi. Pesano tra 132 e 136 grammi a seconda della misura e il prezzo di lancio è di 2.195 dollari.
Snap lavora agli occhiali AR da oltre un decennio e,nel progetto sono stati investiti più di 3,5 miliardi di dollari. L’investitore attivista Irenic Capital ha persino chiesto alla società di separare SPECS dal resto del gruppo o di interrompere il progetto; Snap ha scelto invece di costituire una controllata dedicata e Spiegel continua a difenderlo come una scommessa sul lungo periodo.
La tecnologia, peraltro, è reale e notevole. Ma non ancora indistinguibile dalla sua rappresentazione. In una prova effettuata dopo la presentazione di settembre, UploadVR ha osservato che i filmati registrati dagli SPECS mostrano una porzione della realtà aumentata più ampia di quella che chi indossa effettivamente gli occhiali vede attraverso il display da 51 gradi. Nell’uso reale il contenuto digitale appare dentro una finestra visiva più limitata.
Non è un trucco inventato per SPECS: è uno dei problemi tecnici più difficili dell’AR trasparente. Ma produce un piccolo cortocircuito perfetto per una tecnologia che deve essere prima mostrata e poi indossata: anche la realtà aumentata, vista in video, può risultare leggermente più aumentata.
Snap vuole liberarci dagli schermi. Portandoli ovunque
L’azienda insiste da mesi su un’idea: i computer ci hanno costretti a guardare verso il basso, dentro telefoni e display, sottraendo attenzione alle persone e ai luoghi che abbiamo davanti. Gli SPECS dovrebbero correggere questo errore, riportando il digitale nel mondo invece di obbligarci a uscire dal mondo per consultarlo.
Poi c’è quello che Snap sta costruendo attorno agli occhiali.
SPECS Intelligence, il nuovo servizio di intelligenza artificiale della società, è progettato per ricavare dalle applicazioni collegate una comprensione progressiva degli obiettivi dell’utente, delle sue priorità, delle relazioni e delle routine. L’idea è che non debba necessariamente aspettare una domanda: può anticipare quando un’informazione potrebbe essere utile e farla comparire nel momento considerato opportuno.
Prima di una riunione può ricordare decisioni e questioni da affrontare. Durante un viaggio può raccogliere voli, hotel, prenotazioni e scadenze. Con gli SPECS, questo contesto personale può infine entrare direttamente nel campo visivo. Snap precisa che l’utente sceglie quali servizi collegare, che i contenuti personali non vengono utilizzati per addestrare i suoi modelli o per la pubblicità personalizzata e che l’elaborazione combina dispositivo e infrastruttura cloud protetta.
La soluzione proposta alla nostra eccessiva immersione nel digitale, quindi, non consiste nel ridurre il digitale: consiste nel togliergli i bordi. Lo smartphone interrompe il mondo perché bisogna prenderlo in mano, sbloccarlo e guardarlo. Gli SPECS promettono di eliminare proprio quell’interruzione: indicazioni, messaggi, video, assistenti AI, promemoria e oggetti virtuali possono restare sovrapposti alle cose mentre continuiamo apparentemente a guardare le cose.
Tony Stark era la scelta perfetta.
Resta soltanto da capire se gli SPECS ci libereranno davvero dalla vecchia abitudine di passare la giornata davanti a un display o saranno la trasformazione della presenza stessa in una superficie informatica.
Il telefono, almeno, aveva la cortesia di dover essere tirato fuori dalla tasca.
“Aspettate di vedere cosa creeremo per il vostro divertimento”. Robert Downey Jr.
