Festa Del Cinema 2026:L’ora di tutti, la recensione dell’esordio alla regia di Stefania Rocca con Alice Pagani e Alessio Boni, racconta l’assedio di Otranto del 1480 tra resistenza, libertà e coraggio.
Festa del Cinema 2026: Ambientato in un tempo indefinito, riprende l’assedio di Otranto del 1480, L’ora di tutti è il primo lungometraggio diretto da Stefania Rocca, ispirato all’omonimo romanzo di Maria Corti.
L’ora di tutti, la trama
Al centro della storia c’è Idrusa (Alice Pagani), una giovane donna che rifiuta le convenzioni sociali e cerca di affermare la propria libertà. Infelicemente sposata con il pescatore Antonio (Antonio Monsellato), si innamora del soldato spagnolo Manuel. Quando la città si trova ad affrontare l’arrivo della flotta nemica e i soldati spagnoli fuggono, gli abitanti di Otranto devono decidere se arrendersi o combattere per difendere la propria terra. Mentre gli uomini si preparano a resistere sulle mura e le donne si rifugiano nella cattedrale, Idrusa diventa un punto di riferimento per la comunità, trasformando la propria ribellione individuale in una lotta collettiva per la libertà.
L’ora di tutti, la recensione
Con L’ora di tutti, Stefania Rocca riprendendo il romanzo, si confronta con una pagina drammatica della storia italiana, quella dell’assedio di Otranto del 1480, scegliendo di raccontarla attraverso una prospettiva che intreccia vicende individuali, dimensione collettiva e riflessione sulla libertà della donna. Un progetto ambizioso, che tuttavia fatica a trovare un equilibrio tra le proprie intenzioni simboliche e la necessità di costruire un racconto capace di coinvolgere davvero lo spettatore.
La fotografia è forse l’unico elemento davvero riuscito del film e inoltre contribuisce a definire l’atmosfera della vicenda e ad accompagnarne le suggestioni, cercando di restituire la dimensione drammatica degli eventi. L’alternanza di momenti reali, intervallati da una donna che danza, come simbolo di libertà è uno dei pochissimi elementi simbolici ben riusciti. Danza e libertà si sposano da sempre bene assieme, e questo la regista lo intuisce e lo riporta bene.
È però sul resto del piano narrativo che emergono le maggiori criticità, il ricorso al simbolismo finisce per prevalere sulla concretezza e non trovare un appiglio alla realtà, lasciando in secondo piano lo sviluppo della storia, il coinvolgimento emotivo e di conseguenza diventando estremamente didascalico.
Il risultato è un film che sembra più interessato a evocare significati che a renderli pienamente accessibili attraverso il racconto. Le intenzioni tematiche cercano di raccontare libertà nel corpo della donna ma non trovano reale spazio per affondare le radici in una riflessione davvero reale sul tema.
Anche le interpretazioni non convincono del tutto. Forse per una sceneggiatura non ben riuscita, che crea dialoghi assurdi e poco reali, non si entra davvero nei personaggi, se non per il pescatore Antonio che riesce a padroneggiare meglio l’uso del dialetto e rendere qualche sfumatura emotiva in più. Di conseguenza, il coinvolgimento rimane discontinuo e il film fatica a trasformare le proprie ambizioni in un’esperienza cinematografica che faccia riflettere.
L’ora di tutti resta così un’opera che, pur partendo da una vicenda storica significativa e da un’impostazione visiva ricercata, non riesce a trovare la misura necessaria tra evocazione e racconto. Il simbolismo, anziché arricchire sempre la storia, finisce per appesantirla, mentre la mancanza di concretezza impedisce ai personaggi e agli eventi di lasciare un segno duraturo. Un film che non riesce a trasformare le proprie intenzioni in un racconto altrettanto convincente.