Netflix film al cinema: il pubblico è lo stesso. Da Buen Camino a Diamanti, lo studio Anica racconta le abitudini degli spettatori. I dati delineano un panorama in cui la sala e le piattaforme digitali non sono più necessariamente realtà contrapposte, ma parti complementari dello stesso mercato.
Questo è quanto emerge da Sala e salotto, la ricerca realizzata da Ergo Research per ANICA, presentata il 22 ottobre a Roma, durante la dodicesima edizione del MIA – Mercato Internazionale Audiovisivo.
Cinema in Italia: 40,6 milioni di ingressi nel primo semestre 2026
Secondo l’indagine, nel primo semestre del 2026 gli ingressi nelle sale cinematografiche italiane hanno raggiunto quota 40,6 milioni, con un incremento del 19% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il pubblico che frequenta il cinema è tornato così su livelli paragonabili a quelli pre-pandemici: nei 18 mesi considerati dalla ricerca, il bacino degli spettatori è arrivato a 29,6 milioni di persone.
A trainare il mercato è soprattutto il pubblico più giovane.Mentre gli over 50 si consolidano nella parte streaming. Ma cosa significa questo? Non è più pensabile a una guerra tra sala e streaming, la stessa ricerca evidenzia anche la frequenza con cui gli italiani guardano film attraverso i diversi canali: in media, ogni persona vede 91 film all’anno, circa uno ogni quattro giorni. Questo anche perché c’è modo di pensare di poter vedere un film anche dopo la sua uscita in sala, questo è fondamentale. Se prima la vita di un film si esauriva in sala, e poi solo dopo in homevideo, ora gli spettatori possono vederci anche le anteprima dal divano di casa o possono solo aspettare qualche giorno dall’uscita.
Per quanto questo anni fa ci sarebbe sembrato un orrore, bisogna accettare che ora sia così, sale e cinema devono fare un gioco di squadra, un lavoro complementare.

Netflix e cinema, un rapporto sempre più complementare
Questo lavoro di squadra è evidenziato ancora di più dal fatto che per ogni biglietto venduto al cinema si registrano otto visioni sui servizi a pagamento. Nel caso dei film italiani, il rapporto sale a 19 visioni. I dati suggeriscono quindi che l’esperienza in sala possa contribuire a mantenere alta l’attenzione su un titolo anche dopo il suo passaggio cinematografico, favorendone la successiva fruizione sulle piattaforme. Il successo di un film non si esaurisce necessariamente con gli incassi al botteghino, ma può proseguire attraverso le finestre di distribuzione successive. Questo è il caso di molti successi italiani che risultano, a distanza di mesi o anni dall’uscita in sala come più visti sulle piattaforme a pagamento. In testa c’è Buen Camino con Checco Zalone, che ha raggiunto 9,6 milioni di spettatori in sala. Seguono Diamanti di Ferzan Özpetek, con tre milioni di spettatori, e Le cose non dette di Gabriele Muccino. Continua inoltre la circolazione di C’è ancora domani, diretto da Paola Cortellesi, esempio di un titolo capace di mantenere nel tempo l’interesse del pubblico.
Il punto di questo studio è che, come riferisce il presidente dell’associazione ANICA, Alessandro Usai bisogna essere in grado di capire quali siano le esigenze del pubblico. Solo in questa maniera possiamo davvero capire come queste due realtà, un tempo in guerra, possano finalmente collaborare in pace.
Il futuro della distribuzione cinematografica
La ricerca Sala e salotto restituisce l’immagine di un settore in trasformazione, nel quale le abitudini degli spettatori si distribuiscono tra cinema, televisione e piattaforme digitali. Attenzione, questo non significa che l’esperienza della sala cinematografica abbia perso il suo valore, la sala mantiene una funzione centrale per il lancio dei film e per la loro visibilità, mentre lo streaming contribuisce ad allungarne la vita commerciale e a raggiungere nuovi pubblici. Bisogna imparare quindi a non vedere lo streaming come nemico del cinema in sala, ma come prolungamento di esso.
Bisogna riconoscere che il pubblico è cambiato, e con lui le sue abitudini, è il momento di cogliere gli intenti degli spettatori e di creare un lavoro di squadra: non più guerre tra sala e Netflix, ma un lavoro di squadra.