Hope è il ritorno al cinema di Na Hong-jin dopo quasi 10 anni di assenza. Presentato in concorso a Cannes, il film mescola thriller, horror e fantascienza.
Una comunità isolata, un avvistamento inspiegabile e presenze mostruose che sconvolgono la vita di un piccolo villaggio: con Hope, Na Hong-jin torna dietro la macchina da presa dopo quasi dieci anni. E firma un’opera che attraversa generi e suggestioni differenti.
Presentato in concorso al Festival di Cannes, il nuovo lavoro dell’autore di The Chaser e Goksung – La presenza del diavolo è una produzione internazionale di grandi dimensioni.
Hope, la trama del film di Na Hong-jin: un villaggio sotto assedio
La vicenda si svolge a Hope Harbor, un piccolo centro portuale situato nei pressi della zona demilitarizzata tra Corea del Nord e Corea del Sud. Gli abitanti conducono un’esistenza apparentemente tranquilla, fino a quando un fenomeno inspiegabile sconvolge la comunità.
Tutto comincia con l’avvistamento di quella che sembra essere una tigre. Ben presto, però, emerge una realtà molto più inquietante. Ruggiti misteriosi, oggetti scagliati in aria e abitazioni devastate annunciano la presenza di qualcosa di sconosciuto e pericoloso.
Per circa mezz’ora Na Hong-jin alimenta la tensione senza mostrare direttamente ciò che si nasconde nel villaggio. Il pericolo si manifesta attraverso i rumori e le tracce di distruzione che lascia dietro di sé. Quando finalmente compare, la creatura si rivela una figura antropomorfa alta circa quattro metri, frutto di un importante lavoro sugli effetti visivi.
Gli abitanti devono organizzare la propria difesa contro un avversario apparentemente invulnerabile. I colpi d’arma da fuoco non sembrano sufficienti a fermarlo, mentre il piccolo ospedale locale si riempie rapidamente di feriti e deve fare i conti con la carenza di sangue. La sopravvivenza diventa una questione collettiva, in un’escalation di violenza e situazioni sempre più imprevedibili.
Na Hong-jin: il ritorno alla regia dopo The Wailing
Con Hope, Na Hong-jin torna alla regia di un lungometraggio dopo una pausa decennale. Precedentemente, il regista sud-coreano si è imposto all’attenzione internazionale con The Chaser (2008), thriller cupo e violento che ha contribuito a definire la sua cifra stilistica. Ha poi consolidato la propria reputazione con The Yellow Sea (2010) e soprattutto Goksung – La presenza del diavolo (2016), opera nella quale il mistero e le suggestioni soprannaturali si intrecciano con la paura e la superstizione.
Proprio quest’ultimo lavoro rappresenta un riferimento importante per comprendere l’immaginario del nuovo progetto. Anche in Hope il punto di partenza è una comunità periferica, apparentemente lontana dai grandi centri del potere, sulla quale si abbatte un evento impossibile da spiegare. La paura individuale si trasforma progressivamente in angoscia collettiva, mentre le certezze dei personaggi vengono messe in discussione.
Na Hong-jin amplia però le coordinate del proprio cinema, spostandosi dal thriller psicologico verso territori dominati dalla fantascienza, dall’orrore soprannaturale e dalle grandi sequenze d’azione.
Dall’horror alla fantascienza: i generi che si incontrano in Hope
Uno degli aspetti più interessanti di Hope è la contaminazione tra linguaggi cinematografici differenti. Il racconto non rimane ancorato a un solo genere, ma cambia progressivamente registro, sorprendendo lo spettatore.
L’apertura richiama per certi aspetti il cinema dei fratelli Coen, raccontando una pattuglia di polizia e un agente dai modi ottusi alle prese con una situazione apparentemente ordinaria. La vicenda si trasforma poi in un thriller dalle tinte horror, per approdare a un immaginario fantastico dominato da presenze aliene e scenari apocalittici.
La componente fantastica si combina con quella del cinema di mostri, mentre la lotta per la sopravvivenza introduce elementi tipici del racconto d’azione. Non manca una vena di commedia nera, affidata soprattutto alle reazioni goffe e talvolta paradossali degli abitanti, costretti ad affrontare un’emergenza più grande delle proprie capacità.
Questa continua alternanza di registri costituisce il tratto distintivo dell’opera. Na Hong-jin passa dalla tensione alle sequenze spettacolari, senza rinunciare a momenti di ironia e a improvvise aperture visionarie. Il risultato è un racconto di circa due ore e quaranta minuti, sostenuto da un ritmo particolarmente serrato.
Hope di Na Hong-jin, l’immaginario: le suggestioni di Goya e Wiertz
L’universo visivo costruito da Na Hong-jin trova nelle creature uno dei suoi elementi più caratteristici. Le forme mostruose richiamano le immagini inquietanti di Francisco Goya e Antoine Wiertz, legate a un immaginario che unisce suggestioni pittoriche, deformazioni anatomiche e dimensioni monumentali.
La prima apparizione dell’antagonista principale è uno dei momenti centrali della narrazione. Dopo una lunga attesa, durante la quale il pericolo viene suggerito attraverso rumori e devastazioni, la creatura entra finalmente in scena e trasforma l’angoscia invisibile in una presenza fisica.
La realizzazione degli effetti visivi e delle animazioni digitali assume un ruolo fondamentale. Il risultato non si limita a offrire immagini spettacolari, ma permette di costruire inseguimenti e scontri nei quali gli esseri umani si confrontano con un avversario dalle dimensioni e dalla forza fuori scala.

Hope di Na Hong-jin, il cast: Michael Fassbender e Alicia Vikander protagonisti
Il respiro internazionale della produzione emerge anche dalla composizione del cast, che riunisce interpreti hollywoodiani e alcune delle figure più conosciute del cinema sudcoreano.
Michael Fassbender, apprezzato per Shame, 12 anni schiavo, Steve Jobs e la saga degli X-Men, recita accanto alla moglie Alicia Vikander, premio Oscar per The Danish Girl e interprete di Ex Machina e Tomb Raider.
A loro si affiancano Hwang Jung-min, già protagonista di Goksung e volto di numerose produzioni coreane, e Zo In-sung, attore con una lunga esperienza tra cinema e televisione. Completano il gruppo Hoyeon, diventata famosa a livello internazionale grazie a Squid Game, e Taylor Russell, conosciuta per Bones and All ed Escape Room.
Il budget di Hope: una produzione da oltre 70 milioni di dollari
Le dimensioni di Hope hanno attirato l’attenzione anche sul piano economico. Il costo della produzione è diventato uno degli argomenti più discussi dalla stampa sudcoreana, soprattutto per l’entità degli investimenti destinati alla realizzazione delle sequenze più complesse.
Le prime stime parlavano di circa 50 miliardi di won, equivalenti a 35-40 milioni di dollari. Secondo informazioni più recenti provenienti dai media coreani, però, la cifra sarebbe aumentata sensibilmente durante la post-produzione, in particolare a causa del lavoro sulle animazioni digitali e sugli effetti visivi.
Alcune stime arriverebbero fino a 100 miliardi di won, ovvero oltre 70 milioni di dollari. Se confermata, la cifra collocherebbe Hope tra le produzioni più costose nella storia del cinema sudcoreano.
Hope di Na Hong-jin, a Cannes: la reazione della critica internazionale
La presentazione in concorso al Festival di Cannes ha contribuito a rendere Hope uno dei titoli più discussi della manifestazione. Anche se non ha vinto premi, l’opera ha attirato l’attenzione per la sua insolita combinazione di generi.
I commenti della stampa hanno sottolineato soprattutto la capacità del regista di mantenere alta la tensione. La BBC ha descritto la visione come un viaggio mozzafiato, senza momenti di tregua. Testate come The Hollywood Reporter ha evidenziato il virtuosismo della messa in scena e un ritmo che mantiene costantemente alta l’intensità del racconto.
Il significato del titolo Hope secondo Na Hong-jin
Al di là della componente spettacolare, il titolo scelto dal regista racchiude una riflessione che va oltre la semplice idea di speranza come possibilità di salvezza.
Lo stesso Na Hong-jin ha spiegato il significato del nome con una considerazione che introduce una dimensione filosofica nel racconto:
La speranza perde la sua funzione nel momento in cui si realizza. Una volta esaudita, non è più speranza.
In questa prospettiva, la minaccia che incombe su Hope Harbor può essere interpretata anche come un elemento capace di mettere alla prova le aspettative e le convinzioni di un’intera comunità. Il titolo assume così un significato ambivalente, legato tanto alla sopravvivenza quanto all’impossibilità di controllare il proprio destino.
Hope di Nia Hong-jin: quando esce al cinema in Italia?
Hope di Na Hong-jin arriva nelle sale italiane il 5 novembre 2026, distribuito da MUBI.