Lo schermo dell'arte

Lo schermo dell’arte 2026, da Godard alla guerra e alla crisi ecologica

Dall’11 al 15 novembre a Firenze Lo schermo dell’arte 2026: gli ultimi film di Godard, due prime mondiali e opere dedicate a guerra, tecnologia e ambiente.

La 19ª edizione de Lo schermo dell’arte si svolgerà a Firenze dall’11 al 15 novembre 2026, con un programma dedicato al rapporto tra cinema, arte contemporanea e grandi trasformazioni del presente. Guerre, migrazioni, crisi ambientale, capitalismo e nuove tecnologie attraversano una selezione di film d’artista, documentari e opere sperimentali, comprese due anteprime mondiali.

Il festival, diretto da Silvia Lucchesi, avrà come sede principale il Cinema La Compagnia, affiancato da Palazzo Strozzi e da altre istituzioni culturali fiorentine. Tra gli appuntamenti più attesi figurano una mostra dedicata agli ultimi lavori di Jean-Luc Godard, la prima italiana di Euphoria di Julian Rosefeldt e un focus sull’artista uzbeka Saodat Ismailova.

La manifestazione si propone di raccontare il presente attraverso autori che ne sperimentano direttamente le contraddizioni. Secondo Lucchesi, le opere selezionate «hanno una forte aderenza con la realtà degli autori e delle autrici», spesso segnati da esperienze di guerra, migrazione e devastazione ecologica.

Jean-Luc Godard, gli ultimi film e i taccuini del regista

Uno degli appuntamenti centrali de Lo schermo dell’arte 2026 sarà la mostra Scénarios et les cinq cahiers de Scénario de Jean-Luc Godard, ospitata alla Strozzina di Palazzo Strozzi dall’11 al 15 novembre.

L’esposizione riunirà per la prima volta in Italia cinque taccuini realizzati dal cineasta franco-svizzero tra il 2019 e il 2021, insieme a due opere cinematografiche del 2024: Scénario, completato il giorno precedente alla sua morte, e Exposé du film annonce du film “Scénario”, dedicato al processo creativo dell’ultimo periodo della sua carriera.

Il materiale permette di osservare il lavoro di Godard nella sua dimensione più sperimentale, dove il montaggio, il disegno, la parola e il collage diventano parti di un unico processo espressivo.

All’inaugurazione sarà presente Philippe-Alain Michaud, direttore del dipartimento di cinema sperimentale del Centre Pompidou, protagonista anche di un incontro con Rossella Catanese il 13 novembre.

Lo schermo dell’arte 2026: Euphoria apre il festival

L’apertura delle proiezioni, l’11 novembre, sarà affidata a Euphoria (2026), nuovo lavoro dell’artista tedesco Julian Rosefeldt, presentato in prima italiana.

Ambientato in una New York distopica e prossima al collasso, il film attraversa la storia del capitalismo e dell’avidità umana, mettendo in scena un sistema economico che continua a esercitare il proprio fascino mentre mostra i segni della disgregazione.

Tra gli elementi più particolari dell’opera figura la partecipazione di Cate Blanchett, che presta la voce a una tigre parlante all’interno di un supermercato deserto. L’attrice aveva già collaborato con Rosefeldt in Manifesto (2015), progetto cinematografico in cui interpretava tredici personaggi differenti.

A chiudere il festival, il 15 novembre, sarà invece 1,5°C Pyropolitics and the New World dell’austriaco Lukas Marxt, anch’esso in prima italiana. Il documentario ripercorre gli incendi che hanno devastato Los Angeles nel gennaio 2025, interrogandosi sul rapporto tra cambiamento climatico, urbanizzazione e controllo del territorio.

I due film costruiscono così un collegamento tra l’immaginario della catastrofe e le sue manifestazioni concrete: da una società consumistica rappresentata attraverso la distopia agli effetti già visibili della crisi ambientale.

Due anteprime mondiali tra Franco Basaglia e lo sleep streaming

Tra le novità della programmazione figurano due anteprime mondiali che affrontano questioni molto diverse.

Il 12 novembre sarà presentato o homem no pelourinho di Francesco Bertocco, film che ripercorre, a cinquant’anni di distanza, l’esperienza brasiliana dello psichiatra Franco Basaglia. Attraverso luoghi, testimonianze e movimenti di attivismo, l’opera torna sulle conseguenze della sua battaglia contro l’istituzionalizzazione della malattia mentale.

Il 13 novembre arriverà invece Sleep Work di Paul Heintz, dedicato allo sleep streaming, la pratica sviluppatasi durante la pandemia che consiste nel trasmettere online il proprio sonno davanti a spettatori sconosciuti.

Il film esplora una trasformazione paradossale dell’intimità: anche il momento in cui una persona smette di lavorare e di interagire può diventare un contenuto da distribuire e monetizzare. Una riflessione sul confine sempre meno riconoscibile tra vita privata, esposizione pubblica ed economia digitale.

Guerra, migrazione e memoria nei film del festival

La guerra e le sue conseguenze costituiscono un altro nucleo della manifestazione.

Il 13 novembre sarà presentato The Sentinel di Ali Cherri, racconto che esplora il peso psicologico della disciplina militare e il rapporto tra dovere e diserzione. Il giorno successivo sarà la volta di Borderland di Melik Ohanian, ambientato sul tetto di un edificio di Brooklyn, trasformato in un territorio sospeso tra confine, movimento e appartenenza.

Nel programma compare anche The Last Responders, documentario d’inchiesta realizzato da Earshot e Forensic Architecture, che ricostruisce attraverso testimonianze, registrazioni e tecniche di analisi digitale l’uccisione di quindici soccorritori palestinesi avvenuta nella Striscia di Gaza nel marzo 2025.

Un altro appuntamento è Homecoming degli artisti ucraini Roman Khimei e Yarema Malashchuk, che racconta il tentativo di ritornare virtualmente nei luoghi della propria infanzia attraverso un cane robot controllato a distanza. La tecnologia diventa uno strumento per confrontarsi con una patria resa inaccessibile dalla guerra.

Saodat Ismailova protagonista del focus 2026

Il focus monografico dell’edizione sarà dedicato a Saodat Ismailova, artista uzbeka che lavora tra cinema, suono e installazione.

Il programma comprenderà cinque film realizzati tra il 2017 e il 2026 e una lecture prevista il 12 novembre alla Strozzina.

Le opere di Ismailova attingono alla memoria collettiva dell’Asia centrale, alle tradizioni ancestrali e alle conseguenze del passato sovietico, con particolare attenzione alla rappresentazione della femminilità e ai rapporti tra storia e identità.

Tra i lavori selezionati figura The Haunted (2017), incentrato sulla scomparsa della tigre di Turan, che diventa il punto di partenza per una riflessione sulla perdita della biodiversità e sulla memoria dei territori.

Performance dal vivo, giovani spettatori e streaming

Il calendario comprenderà anche due performance dal vivo al Cinema La Compagnia.

Il 14 novembre Carlos Casas presenterà Krakatoa, un lavoro audiovisivo dedicato alla catastrofica eruzione del vulcano indonesiano del 1883, costruito attraverso immagini e suoni elaborati in tempo reale.

Il 12 novembre Maria Iorio e Raphaël Cuomo proporranno invece Undercurrents, una lecture-performance dedicata all’acqua, alla sua trasformazione e al suo significato ecologico e politico. L’appuntamento si inserisce nell’anno del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze del 1966.

La manifestazione riserverà inoltre spazio alle nuove generazioni con matinée per le scuole superiori, laboratori per bambini dai quattro ai sei anni e l’ingresso gratuito alle proiezioni per gli under 30, che potranno assegnare un premio al loro film preferito.

Una selezione delle opere sarà disponibile anche in streaming su MYmovies ONE fino al 22 novembre.

Il programma ufficiale de Lo schermo dell’arte 2026 conferma così una manifestazione in cui il cinema non viene considerato soltanto come racconto della realtà, ma anche come strumento per metterne in discussione le immagini. Un approccio che trova forse la sua espressione più emblematica negli ultimi lavori di Godard, dove la sperimentazione cinematografica rimane, fino all’ultimo, una forma di interrogazione sul mondo.

Lo schermo dell’arte 2026