A 51 anni dalla morte, la Procura di Roma ha riaperto le indagini sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Coinvolte almeno tre persone, oltre a Giuseppe Pelosi.
Il Pubblico Ministero Silvia Santucci ha fatto riaprire le indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini, regista e scrittore bolognese assassinato a Ostia nel 1975. La responsabilità esclusiva di Giuseppe Pelosi era già stata messa in discussione nel 2009.
La morte di Pier Paolo Pasolini
Il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini venne ritrovato all’alba del 2 novembre 1975 sul litorale dell’idroscalo di Ostia. La responsabilità dell’omicidio ricadde inizialmente su Giuseppe Pelosi, detto Pino la rana, un adolescente di Guidonia Montecelio che era stato abbordato da Pasolini in Piazza dei Cinquecento. Giuseppe Pelosi venne condannato in primo grado per
omicidio volontario in concorso con ignoti.
Il funerale civile di Pier Paolo Pasolini si tenne il 5 novembre 1975, in Campo de’ Fiori, con orazione funebre celebrata da Alberto Moravia. Il giorno successivo si svolse la funzione religiosa, ufficiata da Padre David Maria Turoldo.
Oriana Fallaci e l’ipotesi di un complotto
Oriana Fallaci, a due settimane dalla morte di Pier Paolo Pasolini, scrisse un articolo sulle colonne de L‘Europeo. In esso ipotizzava la premeditazione dell’assassinio dell’amico, e la partecipazione a esso di almeno altre due persone (oltre a Giuseppe Pelosi).
Esiste un’altra versione della morte di Pasolini,
scrisse la giornalista fiorentina,
una versione di cui, probabilmente, la polizia è già a conoscenza, ma di cui non parla per poter condurre più comodamente le indagini. Essa si basa sulle testimonianze che hanno da offrire alcuni abitanti o frequentatori delle baracche dove Pier Paolo Pasolini venne ucciso.
Fallaci, nell’esporre questa versione, fece riferimento a due individui
assai conosciuti nel mondo della droga.
Eredità culturale del Caso Pasolini
A seguito della morte di Pier Paolo Pasolini, Fabrizio De André compose Una storia sbagliata, brano dedicato all’intellettuale bolognese. La canzone venne commissionata a Faber dalla Rai, e fece da sigla al programma televisivo Dietro il processo (nel quale il servizio pubblico si occupò anche della vicenda riguardante Wilma Montesi).
Ricordo che decidemmo tout-court [Fabrizio De André e Massimo Bubola, ndr] di fare la canzone su Pasolini,
ha raccontato il cantautore, dialogando con Doriano Fasoli.
A noi che scrivevamo canzoni, la morte di Pasolini ci aveva resi quasi come orfani. Ne avevamo vissuto la scomparsa come un grave lutto, quasi come se ci fosse mancato un parente stretto.
Far tornare i nodi al pettine, mezzo secolo dopo
A 51 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, è emerso un nuovo testimone dei fatti. La Procura potrebbe
finalmente fornire quelle risposte che stiamo cercando da troppi anni. Invitiamo nel contempo tutte le persone che fino a oggi hanno preferito tacere su ciò che sanno a farsi avanti e parlare.
Queste le parole di Stefano Maccioni, l’avvocato che ha fatto riaprire il caso. A distanza di mezzo secolo, forse, sarà finalmente possibile rendere giustizia a uno tra i maggiori intellettuali dell’Italia contemporanea.
Per il segno che ci è rimasto non ripeterci quanto ti spiace, non ci chiedere più com’è andata, tanto lo sai che è una storia sbagliata.