Addio al maestro del cinema africano Souleymane Cissé

Addio al maestro del cinema africano Souleymane Cissé

Il cineasta africano Souleymane Cissé ci ha lasciato all’età di 84 anni. Si è spento 19 febbraio a Bamako lasciando a noi il suo immenso patrimonio artistico.

Nato in Mali il 21 Aprile del 1940 da una famiglia mussulmana di modeste origini, Cissé é cresciuto come artista e come essere umano tra mille difficoltà ma anche tra tanti riconoscimenti a livello internazionale diventando il principale volto ed interprete del cinema africano, custode dell’immaginario collettivo di un intero popolo.

Esempio vivente della possibilità di rivoltare il proprio destino, quando gli si chiedeva perché fosse diventato un cineasta , se fosse figlio d’arte o se avesse avuto ispirazione dalla sua famiglia rispondeva così :

‘Il senso della mia vita è credere nel futuro. Se fossi fatalista non sarei un cineasta. Niente mi ha spinto a fare del cinema. L’ho scelto io. Volevo vedere le cose e farle vedere. Quando si ha questa curiosità non si può essere fatalisti.’

 

Cissé inizia ad appassionarsi di cinema da quando aveva 7 anni. Da solo e per curiosità. Frequenta il liceo a Dakar e torna in Mali solo negli anni ‘60, quando il paese ottiene l’indipendenza dalla Francia. Inizia quindi a partecipare a movimenti giovanili e proporre i suoi film presso la Maison des Jeunes di Bamako. Il suo primo film è un documentario sull’ arresto di Patrice Lumumba.

Dopo aver lavorato come cameraman e reporter negli anni 70 in Mali presso il Service Cinematografique du Minustere de l’Information gira il suo primo medio metraggio: Cinq jours d’une vie, opera di denuncia alle scuole coraniche. Nel 1975 esce il suo primo film in lingua bambara Den Musso. Si tratta di un film coraggiosissimo per la sua epoca che affronta il tema dell’abuso sessuale e dello stigma sociale da esso arrecato alle vittime (spesso scacciate dalle loro famiglie).

Den Mousso viene infatti bandito dal Mali e costa a Cissé qualche giorno di prigione. Tutte le sue opere hanno segnato e lasciato un forte impatto sul cinema africano in un modo o nell‘altro. Ma il suo vero capolavoro è il film Yeleen – La luce premiato nel 1987 al festival di Cannes. Le difficoltà per realizzarlo furono enormi e le riprese furono interrotte varie volte per ‘cause di forza maggiore’ ma Cissé portò il suo progetto in porto realizzando così uno dei capolavori della storia del cinema ed un caposaldo del cinema africano.

Questa pellicola racconta la storia di un giovane della nobiltà bambara con poteri magici che deve sconfiggere gli attacchi del padre per riportare un potere ‘pulito’ nel suo regno. Il film non è solo significativo perché affonda volontariamente nella tradizione culturale Maliana  portando in scena le opere orali fiabesche dei griot ma anche perché deliberatamente sfugge ai canoni estetici e di narrazione imposti dagli occidentali che come diceva Cissé ‘hanno mentito attraverso le loro immagini’

É quindi un film che attraverso i contenuti e l’estetica arriva a lanciare messaggi potenti che arrivavano al cuore di ogni artista, attore e cineasta africano. Secondo il grande maestro infatti ‘Il primo compito di un cineasta africano é affermare che le persone che vivono qui sono esseri umani e far capire agli altri che i nostri valori possono servire agli altri.’ 

Un cinema di denuncia il suo che però non ha paura di esprimersi attraverso linguaggi cinematografici inesplorati, affascinanti ed unici che sono rispettati in modo assoluto anche dall’Europa e dall’Occidente. Nel 2023 infatti Cannes riconosce al cinematografo l’onore del Carrosse d’Or. Questa l’eredità che lascia a tutti noi , quella di una creatività che può diventare ribellione e che può essere arte.