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Anemone, Daniel Day-Lewis torna per il figlio regista
Anemone segna il ritorno di Daniel Day-Lewis sul grande schermo. Il film è diretto dal figlio Ronan e debutterà a ottobre, dopo il NY Film Festival.
Dopo il suo acclamato addio alle scene con Il filo nascosto, Daniel Day-Lewis sembrava aver detto addio per sempre alla recitazione. Tre volte premio Oscar e noto per il suo approccio totalizzante ai ruoli, l’attore aveva dichiarato di volersi ritirare per concentrarsi sulla famiglia e su passioni più intime, come la lavorazione della pietra e la produzione di scarpe.
Eppure, è proprio la famiglia a riportarlo sullo schermo: Anemone, in uscita ad ottobre, segna il debutto alla regia del figlio Ronan Day-Lewis, che ha anche co-sceneggiato il film con il padre.
Il ritorno è quindi più personale che professionale, nato da un desiderio condiviso di raccontare una storia intensa e simbolica. Resta da vedere se questo sarà un caso isolato o l’inizio di una nuova fase nella carriera di uno degli attori più celebrati di sempre.
Anemone, tra simbolismo e legami familiari
Nel trailer ufficiale, Anemone si presenta come un dramma soprannaturale che esplora la complessità dei legami familiari. Daniel Day-Lewis e Sean Bean interpretano due fratelli separati da un trauma irrisolto, che si ritrovano nei boschi del nord dell’Inghilterra. La narrazione si snoda tra presente e passato, con atmosfere cariche di tensione emotiva e mistero.
Il titolo richiama l’anemone di mare, creatura legata in simbiosi al pesce pagliaccio, diventando così una potente metafora del bisogno umano di tornare, nonostante tutto, alle proprie radici e ai legami affettivi. Accanto a Day-Lewis e Bean, il cast include anche Samantha Morton e Samuel Bottomley.
Distribuito da Focus Features, Anemone sarà presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival prima di uscire in alcune sale il 3 ottobre e poi in tutte le sale il 10 ottobre.
Sebbene il futuro cinematografico di Daniel Day-Lewis resti incerto, Anemone rappresenta un evento straordinario: il ritorno sul set di un maestro, diretto dal proprio figlio, in un’opera che parla proprio del peso e della bellezza dei legami familiari.
