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Buen Camino, il film di Checco Zalone

Buen Camino finisce su Variety: parla Gennaro Nunziante

La fama di Buen Camino arriva anche oltreoceano, come dimostra l’interesse di Variety. Il periodico statunitense ha intervistato Gennaro Nunziante.

Il poliedrico Gennaro Nunziante ha più di un motivo per sorridere. Lo sceneggiatore e regista che, insieme a Checco Zalone, ha ridefinito la commedia italiana degli ultimi quindici anni, è oggi al centro di un successo che va oltre i numeri e parla direttamente all’immaginario collettivo del Paese.

Il loro ultimo film, Buen Camino, vede Zalone nei panni inediti di un padre ricco e dissoluto che intraprende il Cammino di Santiago a bordo di una Ferrari rossa, inseguendo una figlia in fuga. Un’idea apparentemente folle che, dopo cinque settimane dall’uscita con Medusa, ha superato i 73 milioni di euro d’incasso, e non arresta la propria crescita.

Con questo risultato, Buen Camino non solo ha battuto i precedenti record italiani di Zalone, l’ultimo dei quali risaliva a Quo Vado del 2016, ma ha superato anche il miglior incasso di sempre nella storia del box office italiano, finora detenuto da Avatar. Dal debutto, avvenuto il 25 dicembre, il film ha dominato il mercato con una quota del 70%, restando in testa alla classifica per cinque settimane consecutive e attirando oltre 9 milioni di spettatori, di cui uno su quattro di età inferiore ai 24 anni.

Un film richiestissimo. Anche all’estero

Prodotto da Indiana Production, casa di produzione controllata dal gruppo Vuelta, il film ha acceso l’interesse internazionale. C’è, infatti, una dozzina di richieste per i diritti necessari per girare adattamenti remake. Un segnale forte, soprattutto in un momento in cui il cinema in sala è spesso dato per spacciato, e che ricorda ciò che accadde anni fa con Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese.

Un fenomeno del quale Gennaro Nunziante ha parlato ai microfoni di Variety: di seguito l’intervista.

Buen Camino, l’intervista di Variety a Gennaro Nunziante

In poche parole, che effetto fa aver diretto un successo così enorme?

È una sensazione molto piacevole, anche perché questa volta abbiamo fatto un film diverso. La differenza principale, per come la vedo io, è l’elemento sentimentale che si è aggiunto alla risata, al divertimento. Ed è un elemento che ha sorpreso anche me, perché né Luca, cioè Checco Zalone, né io abbiamo fatto qualcosa per forzarlo. Non volevamo realizzare un film sentimentale. È venuto fuori in modo naturale, perché entrambi, come padri di giovani donne, ci siamo interrogati sul ruolo del padre oggi. Questo ha attivato automaticamente un sentimento che ora vedo il pubblico portarsi dietro dopo la visione.

Qual è, secondo lei, il segreto del successo di questo film?

Ci sono diversi fattori, ma quello decisivo è l’accettazione di una sfida da parte di Checco, cioè ampliare il raggio del suo personaggio. Per la prima volta interpreta un uomo ricco, quindi non l’italiano medio, o quello che per anni è stato definito tale. Questo cambio di prospettiva ha generato un’energia nuova. A questo si aggiunge ciò che è accaduto lungo il percorso del Cammino. C’è un magnetismo intrinseco in questo viaggio, che è diventato anche il nostro. Quando si attraversa una storia che dura da millenni e ci si confronta con qualcosa di più grande della propria esperienza personale, bisogna farlo con rispetto e attenzione. Prima dell’uscita del film, alcuni siti di pellegrini del Cammino di Santiago erano preoccupati, temevano che potessimo calpestare certi valori e certe credenze. Oggi, invece, quegli stessi siti guardano al film con curiosità e rispetto.

Ritiene che Buen Camino abbia un respiro internazionale più ampio rispetto ai precedenti film di Zalone? È un obiettivo condiviso?

Sì, assolutamente. Ci troviamo in una situazione simile a quella di dieci anni fa con Quo Vado. Fuori dall’Italia molti si chiedono come sia possibile un successo del genere. La differenza è che questa volta abbiamo fatto un passo avanti che non riguarda solo il box office. Buen Camino ha un respiro più internazionale. Ora spetta a Checco esplorare fino in fondo questa possibilità e guardare verso orizzonti più ampi. Il desiderio c’è, da parte di tutti, anche perché Indiana e Vuelta hanno una vocazione naturale a guardare oltre i confini italiani.