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Mangiaspaghetti e il cibo nel cinema
Il cinema ha sempre preso a piene mani da alcuni stilemi sociali e culturali della quotidianità popolare, uno tra questi è sicuramente la cultura del cibo.
Si sente spesso dire che il cinema è lo specchio della realtà. Però, sappiamo anche che il cinema in generale e soprattutto quello dal vero – come lo chiama il maestro Bruno Bozzetto – non è necessariamente, o solamente, un riflesso di quello che è la vita di tutti i giorni. Intercapedine perfetta come ideale strumento cinematografico tra finzione, realtà e tutto il resto, è il cibo.
Il momento in sè del mangiare offre, non solo un’ambientazione perfetta ed un motore narrativo bilanciato per una storia – Perfetti sconosciuti o La mia cena con Andre – ma anche in una più semplice scena, può contenere un’intero immaginario culturale – la scena dei maccheroni di Un americano a Roma – o un momento di privacy, di ricordo, di intimità, e basta. Impossibile non citare Cooking Quinoa with David Lynch, con il maestro.
Colazione, pranzo e cena
Come già detto qualche riga sopra, quello con il cibo è un rapporto che il cinema ha sin dal primo periodo del cinema muto hollywoodiano, basta pensare a due film speculari ma contrapposti: Ali del 1927 e La febbre dell’oro del 1925. Il primo sulla ricca borghesia statunitense che beve champagne, l’altro su un vagabondo che è costretto a cucinarsi una sua scarpa.
Insomma, la cucina e la ristorazione sono punti fondamentali in un film. O, almeno, dovrebbero esserli. A volte, intrisecamente alla trama stessa del film, come in Ratatouille, Big Night o Boiling Point – in cui l’ambiente è perfettamente metaforico per stress e pressione. A volte, registi come Jim Jarmusch lo usano come momenti di unione e divisione, per dare luce a caratteristiche di personaggi altrimenti invisibili – come in Father Mother Sister Brother.
Culture culinarie
Ovviamente, come anche per la maggior parte dei film sopracitati, il cibo diventa uno strumento per rappresentare delle culture, che siano culinarie ma che poi diventino anche – possibilmente – rappresentative di un immaginario collettivo, unico ma per tutti. Per esempio, in Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio, vediamo paste al forno e bicchieri di vino bianco.
Una tradizione cinematografica che ha condizionato molto la visione popolare è sicuramente quella italo-americana. I famosi mangiaspaghetti. Senza dover necessariamente scomodare Il padrino, autori come Martin Scorsese hanno preso il proprio vissuto e lo hanno reso universale. In questo, molti documentari anche ci aiutano e, oltre a personaggi come Anthony Bourdain, anche opere più oscure, come Super Size Me e Food, Inc.

Cinema di fame
Il cibo offre anche la possibilità di essere modellato e plasmato, affinchè il suo valore assoluto cambi. Proprio a proposito di quest’altra possibile faccia oscura, il cibo è il mezzo perfetto per mettere in risalto anche ciò che non va nella nostra società. Anche perchè, quella che stiamo vivendo ora da oramai tanti anni – e che vivremo ancora, continuando così – è una crisi alimentare senza precedenti.
Il cinema usa il cibo anche per addentrarsi nelle pieghe meno visibili della psiche umana e della composizione sociale. La grande e diversificata filmografia di Totò ne esemplifica gran parte, in particolare in Miseria e nobiltà. Anche prima, Vittorio De Sica ha usato il rapporto umano con il cibo per evidenziare le diffcoltà nel reperirlo – Ladri di biciclette – tracciando una linea che arriva fino ad altri maestri moderni come Bong Joon Ho e Park Chan-wook.
Il cibo come strumento sociale
Proprio in film come Parasite, il recente e magnifico No Other Choice, o anche OldBoy prima, il cibo diventa un violento e cinico mezzo di divisione sociale. Tornando anche a quel primo rapporto nel cinema muto – il film di Wellman e quello di Chaplin – i poveri mangiano quel che trovano, i ricchi quel che vogliono. Diventando poi uno scontro analitico tra borghesia e proletariato, religione e laicità, e così via.
Il maestro Marco Ferreri lo mostra nel suo capolavoro La grande abbuffata, per poi riprendere il tema – in chiave ancora più distorta – ne La carne, quasi vent’anni dopo. Più recentemente abbiamo avuto film come Il buco e The Substance – seppur solo in alcune scene – che hanno usato il cibo così. E, anche il mondo dei corti ne è pieno – da Jidlo di Jan Svankmajer a Dinner for Few. Sicuramente, questo rapporto, nel mondo di oggi, durerà ancora molto.
