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Cannes 2026, star schierate a difesa del cinema politico
Al Festival di Cannes 2026, Demi Moore e il presidente Park Chan-wook difendono il cinema politico e riflettono sul futuro dell’intelligenza artificiale.
Ieri, la star di Hollywood Demi Moore e il regista sudcoreano Park Chan-wook hanno inaugurato il Festival di Cannes 2026 con una presa di posizione netta sul rapporto tra arte e politica.
Cannes 2026, la presa di posizione di Demi Moore e Park Chan-Wook
Durante la prima conferenza stampa del festival, i due protagonisti hanno difeso il diritto del cinema a esprimere idee politiche, senza rinunciare alla libertà creativa.
Alla domanda se le dichiarazioni politiche possano distogliere l’attenzione dai film, Moore ha risposto senza esitazioni: “Penso che parte dell’arte riguardi l’espressione, quindi se iniziamo ad autocensurarci, allora soffochiamo il nucleo stesso della nostra creatività, che è, credo, il luogo in cui possiamo scoprire verità e risposte”.
Park Chan-wook, presidente della giuria di Cannes 2026, ha rilanciato il tema con una riflessione più ampia sul valore del cinema politico. “Non credo che politica e arte debbano essere separate“, ha dichiarato. “Trovo strano pensare che siano in conflitto tra loro. Solo perché un’opera d’arte contiene una dichiarazione politica, non dovrebbe essere considerata nemica dell’arte. Allo stesso tempo, solo perché un film non fa una dichiarazione politica, quel film non dovrebbe essere ignorato”.
Il regista sudcoreano ha però messo in guardia dal rischio di trasformare il messaggio politico in propaganda: anche la più “brillante dichiarazione politica”, ha spiegato, può perdere valore “se non viene espressa in modo sufficientemente artistico”.
Le polemiche al Festival Internazionale del Cinema di Berlino
Le parole di Park arrivano pochi mesi dopo le polemiche che hanno travolto il Festival Internazionale del Cinema di Berlino. In quell’occasione, il presidente di giuria Wim Wenders aveva sostenuto che i registi dovrebbero restare fuori dalla politica. Dichiarazioni che avevano acceso forti critiche, culminate in una lettera aperta firmata da oltre 80 personalità del cinema, tra cui Javier Bardem e Tilda Swinton.
Cannes 2026, le dichiarazioni sull’intelligenza artificiale
Durante l’incontro con la stampa si è parlato anche di intelligenza artificiale e del suo impatto sull’industria cinematografica. Demi Moore ha invitato a un approccio pragmatico: “L’IA è qui, e combatterla significa affrontare una battaglia che perderemo. Trovare modi per collaborare con essa, credo, sia una strada più utile”.
L’attrice ha però sottolineato che nessuna tecnologia potrà sostituire la componente più autentica dell’arte: “Ciò che non potrà mai sostituire è la fonte della vera arte. Viene dall’anima. Viene dallo spirito di ognuno di noi”.
Molto più duro il giudizio dello sceneggiatore Paul Laverty, storico collaboratore di Ken Loach. Laverty ha criticato apertamente il potere delle grandi aziende tecnologiche e dei miliardari che controllano i sistemi di intelligenza artificiale, accusandoli di influenzare profondamente la società attraverso gli algoritmi.
Secondo lo sceneggiatore, l’impatto dell’IA va ben oltre il cinema e riguarda il futuro del lavoro, la sostenibilità ambientale e la gestione delle risorse. Questo il suo punto di vista: “Dobbiamo capire chi controlla queste tecnologie e pretendere maggiore trasparenza e democrazia”.
Parlando del significato culturale di eventi come Cannes in un mondo segnato da guerre e tensioni internazionali, Laverty ha aggiunto: “Quando vedi tanta violenza sistematica, il genocidio a Gaza e tutte queste terribili dispute, l’idea di partecipare a un festival che celebra diversità, immaginazione, tenerezza, bellezza e ispirazione, mi sconvolge”.
