Chernobyl

Chernobyl 40 anni dopo: il disastro resta cinema

A quarant’anni dal disastro del 26 aprile 1986, Chernobyl torna tra serie, documentari e memoria visiva: l’orrore invisibile che il cinema continua a inseguire.

Il 26 aprile 1986, il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl esplose durante un test condotto a bassa potenza: l’incidente provocò un incendio, distrusse l’edificio del reattore e liberò grandi quantità di radiazioni nell’atmosfera. Quarant’anni dopo, quella notte non appartiene soltanto alla storia dell’energia nucleare.

Perché Chernobyl è diventata una delle grandi ossessioni visive del Novecento: non l’apocalisse spettacolare, non il fungo atomico, ma una catastrofe muta, burocratica, invisibile. Una tragedia che il cinema e il documentario continuano a inseguire proprio perché il suo vero orrore non si vede. Una storia che non riguarda solo l’Ucraina sovietica del 1986, ma il rapporto tra potere, verità e immagini.

Chernobyl, la paura invisibile che il cinema continua a raccontare

Il quarantesimo anniversario ha riportato Chernobyl dentro palinsesti, piattaforme e documentari.

Sky ha programmato la celebre miniserie Chernobyl (2019) in chiaro per la prima volta su Sky Mix e Sky Atlantic dal 20 aprile, accompagnandola il 25 aprile con Chernobyl: The Lost Tapes, documentario Sky Original costruito su materiali d’archivio e testimonianze personali delle persone coinvolte nel disastro. La miniserie HBO/Sky del 2019 ha avuto un ruolo decisivo nel riportare Chernobyl nell’immaginario popolare contemporaneo mostrando la catastrofe come una catena di bugie, omissioni, protocolli, paura e obbedienza.

Anche la BBC ha scelto la via dell’inchiesta con What Happened at Chernobyl, docufilm condotto da Jordan Dunbar e trasmesso il 20 aprile su BBC One, poi disponibile su BBC iPlayer e sul canale YouTube del BBC World Service. Il film torna sulla centrale, sulle testimonianze dei sopravvissuti e sui liquidatori, interrogandosi su ciò che resta da imparare da una catastrofe che continua a pesare anche nel presente della guerra in Ucraina.

Disney+ ospita Chernobyl: Inside the Meltdown, docuserie National Geographic realizzata proprio per il quarantesimo anniversario.

Documentari e memoria: Chernobyl torna nel 2026

Rai Teche dedica al quarantesimo anniversario Chernobyl: l’incubo sospeso nel tempo, un’antologia documentaria pensata per ripercorrere il disastro attraverso materiali d’archivio e memoria televisiva.

Su RaiPlay sono disponibili Samosely – I residenti illegali di Chernobyl, Ossi di Seppia: Chernobyl, zona rossa e l’antologia delle Teche Chernobyl, frammenti di un disastro, che raccoglie servizi, inchieste e reportage realizzati negli anni dalla Rai. La7 propone Chernobyl – Cronologia di un disastro nucleare, Rete 4 manda in onda il docufilm Fuga da Chernobyl: le 48 ore che cambiarono il mondo, mentre Nove dedica spazio a Chernobyl: nuove verità, documentario costruito su testimonianze, materiale d’archivio e reazioni delle autorità sovietiche e americane.

In Italia, il racconto passa anche da una ferita meno raccontata: quella dei bambini accolti dopo il disastro. Le Cicogne di Chernobyl, documentario di Karim Galici e distribuito da Alpha Film, ricostruisce l’esperienza dei progetti di accoglienza solidale che portarono in Italia centinaia di migliaia di bambini provenienti dalle aree contaminate.

La seconda nube di Chernobyl: silenzi e propaganda

Chernobyl non fu soltanto un incidente nucleare, ma un incidente di regime: prima esplose il reattore, poi esplose la menzogna.

Le evacuazioni, i corpi, i bambini, le famiglie, gli archivi, i silenzi, le immagini ritrovate: i tempi di decadimento della radioattività. Alcuni elementi liberati dall’esplosione hanno coperto l’intero globo con le nubi radioattive. E la seconda nube, quella fatta di silenzi, rassicurazioni e propaganda, arrivò più lontano della prima. Poi ci sono isotopi come il plutonio-239, che dimezza la propria radioattività in circa 24.000 anni.

Dopo soli quarant’anni, il punto non è chiedersi se una catastrofe possa accadere di nuovo. Il punto è chiedersi quante volte, davanti a un pericolo reale, il potere sceglierà ancora di proteggere sé stesso prima delle persone e prima del pianeta.