Christopher Nolan: “L’Odissea era già dentro tutta la mia filmografia”
Christopher Nolan racconta l’Odissea, il rapporto con Oppenheimer, i temi del suo cinema e la sfida di portare Omero sul grande schermo.
Christopher Nolan continua a trasformare il cinema in un luogo dove spettacolo e riflessione convivono. Il regista britannico-americano, reduce dal trionfo di Oppenheimer, premiato con sette Oscar tra cui Miglior film e Miglior regia, torna nelle sale con Odissea, il suo tredicesimo lungometraggio e il primo film narrativo girato interamente in formato IMAX.
L’adattamento del poema epico di Omero, dedicato al lungo e tormentato viaggio di Odisseo (Matt Damon) verso Itaca dopo la Guerra di Troia, conferma la vocazione di Nolan per i grandi racconti capaci di unire meraviglia visiva, interrogativi morali e dilemmi umani. Un’ambizione premiata anche dal pubblico: il film ha registrato il miglior debutto della carriera del regista, superando i risultati di tutti i suoi film al di fuori della trilogia de Il cavaliere oscuro.
Dietro la spettacolare epopea mitologica si nasconde però qualcosa di più personale. Secondo Nolan, Odissea non è soltanto una nuova sfida cinematografica, ma una storia che ha attraversato inconsapevolmente tutta la sua filmografia.
Odissea, il film che Nolan aveva già iniziato a raccontare anni fa
Il rapporto tra Christopher Nolan e l’Odissea nasce molto prima della realizzazione del film. Il regista conobbe il poema di Omero durante una recita scolastica e aveva già sfiorato l’idea di adattarlo quando, nel 2004, lavorò brevemente allo sviluppo di Troy.
Fu proprio in quel periodo che immaginò una delle immagini destinate ad aprire Odissea: il Cavallo di Troia abbandonato sulla spiaggia, un simbolo di ingegno e inganno con conseguenze imprevedibili.
Solo durante la scrittura della sceneggiatura, però, Nolan si è reso conto di quanto il viaggio di Odisseo avesse influenzato il suo cinema. Temi come il desiderio di tornare a casa, il peso della memoria, il sacrificio necessario per conquistare la libertà e il rapporto tra l’uomo e le conseguenze delle proprie azioni erano già presenti in film come Memento, Inception, Interstellar, Dunkirk, The Prestige e Il cavaliere oscuro – Il ritorno.
In Odissea questi elementi tornano in una forma nuova, intrecciandosi soprattutto con due opere recenti del regista: Tenet e Oppenheimer.
Il legame tra Odisseo e Oppenheimer: due uomini segnati dalle loro invenzioni
Uno dei parallelismi più sorprendenti di Odissea riguarda il rapporto tra Odisseo e J. Robert Oppenheimer. Entrambi sono uomini che devono affrontare il peso delle proprie scelte e l’impatto devastante delle loro azioni sulla storia. Il Cavallo di Troia diventa così un simbolo simile alla bomba atomica raccontata in Oppenheimer: una dimostrazione dell’intelligenza umana capace di cambiare per sempre il corso degli eventi.
Nolan, però, spiega di non aver costruito deliberatamente questi collegamenti durante la lavorazione. “Ora che riguardo Odissea dopo averlo terminato, credo che ci siano effettivamente dei parallelismi interessanti. Cerco sempre di lasciare che ogni film conservi questioni e riflessioni aperte, sia per me che, spero, per il pubblico. Sono temi che desidero continuare a esplorare senza esserne troppo consapevole durante la lavorazione. Cercando di raccontare L’Odissea a un pubblico contemporaneo, studiando la storia archeologica e il collasso dell’Età del Bronzo, sì, penso che emergano parallelismi davvero significativi.”
Per il regista, il cinema non deve offrire risposte definitive, ma lasciare spazio all’interpretazione dello spettatore.
L’influenza di Dune e Il Gladiatore II sulla nascita di Odissea
Negli anni precedenti alla realizzazione di Odissea, Nolan ha avuto modo di confrontarsi con altre grandi epopee cinematografiche contemporanee, moderando incontri dedicati a Dune di Denis Villeneuve e Il Gladiatore II di Ridley Scott. Quelle esperienze, però, non hanno rappresentato un punto di svolta consapevole nella nascita del progetto.
“A dire il vero non lo so consapevolmente. Il magnifico lavoro di Ridley Scott e Denis Villeneuve nella costruzione dei loro mondi, quella capacità del cinema di aprire una finestra su realtà completamente diverse, è sempre fonte di ispirazione. Affrontare l’universo dell’Odissea e della mitologia greca significa confrontarsi con un enorme lavoro di costruzione del mondo. Per questo motivo vedere il lavoro degli altri in quell’ambito rende tutto ancora più stimolante”.
Per Nolan il confronto con gli altri registi è una forma di crescita continua. “Assolutamente sì, nel modo più amichevole possibile. Quando vedi qualcosa al cinema che ti ispira, vuoi provare a capire cosa puoi aggiungere tu. Per me la forma più sana di competizione è confrontarmi con tutta la storia del cinema, oltre che con i miei contemporanei”.
Il regista cita come fonte inesauribile di ispirazione il cinema del passato, ricordando in particolare l’impatto avuto dalla visione di Lawrence d’Arabia restaurato nel 1987. “Ricordo anche quando, da ragazzo, vidi il restauro di Lawrence d’Arabia nel 1987: fu un’esperienza sconvolgente. Sono immagini che rimangono con te. Se poi hai l’occasione di affrontare qualcosa di simile, contribuire a quella conversazione o offrire un’esperienza del genere al pubblico moderno, è un’ambizione davvero entusiasmante”.
La “Regola d’oro” di Zeus e la fiducia nella natura umana
Uno dei temi centrali di Odissea è la legge di Zeus, la cosiddetta “Regola d’oro”: trattare gli altri come vorremmo essere trattati. Un principio morale che attraversa il film e che, secondo Nolan, non può dipendere soltanto da un sistema imposto dall’esterno, ma deve nascere dalla natura stessa dell’essere umano.
“Il rispetto reciproco è ciò che, in una certa misura, definisce la civiltà. Non credo sia qualcosa che possa essere imposto esclusivamente da un sistema religioso. Penso che debba essere innato nell’essere umano affinché possa essere così diffuso ed efficace come è stato nel corso di migliaia di anni”.
A differenza di altre opere più cupe sul comportamento umano, Nolan vede il viaggio di Odisseo come una storia attraversata da una prospettiva più luminosa. “Sì, lo sono. È interessante il paragone con Speak No Evil, perché quello è un film estremamente cupo. In realtà vedo l’Odissea in termini molto più luminosi”.
Il cane di Odisseo e il riflesso della vita privata di Nolan
Tra i momenti più emotivi di Odissea c’è il rapporto tra Odisseo e il suo cane da caccia, un elemento che assume un significato particolare nella versione di Nolan. Il regista racconta che la sua esperienza personale con un animale domestico ha contribuito a comprendere meglio il legame tra uomo e cane narrato nel poema.
Quando gli viene ricordato che negli ultimi anni molte immagini sui social lo hanno mostrato mentre porta a passeggio il suo cane, Nolan risponde con ironia: “Mi dispiace.” (Ride.)
Poi spiega quanto spesso la sua vita finisca per influenzare inconsapevolmente il suo cinema. “È curioso osservare come i film che realizzi finiscano per riflettere la tua vita. Ti sposi e realizzi un film in cui quel rapporto è centrale. Hai dei figli e ti ritrovi a raccontare storie di persone che cercano disperatamente di tornare a casa dai propri figli”.
L’arrivo del suo primo cane è avvenuto in un momento di grande cambiamento familiare, quando i figli stavano lasciando casa per andare all’università. “Io non avevo mai avuto un cane. Alcuni anni fa abbiamo preso il nostro primo cane proprio mentre i ragazzi stavano lasciando casa per andare all’università. Erano piuttosto risentiti: avevano sempre desiderato un cane, ma non avevamo mai potuto prenderlo perché viaggiavamo troppo”.
Secondo Nolan, proprio quell’esperienza lo ha aiutato ad affrontare uno degli aspetti più delicati del viaggio di Odisseo. “Poi è arrivata l’Odissea, che è il film sui cani per eccellenza. Direi che essere diventato proprietario di un cane mi ha preparato molto meglio ad affrontare quello che, in fondo, è il film definitivo sui cani”.
Odissea è anche un film horror: “Non serve più chiedermi di farne uno”
Da anni una parte del pubblico chiede a Christopher Nolan di realizzare un film horror. Con The Odyssey, secondo il regista, quella richiesta ha già trovato una risposta. Il film attraversa infatti territori vicini al genere, tra creature mitologiche, atmosfere inquietanti e sequenze costruite sulla paura dell’ignoto. “Infatti. Non c’è più bisogno che mi implorino di raccontare una storia horror. Basta comprare un biglietto”.
L’esperienza ha però aumentato il desiderio di Nolan di confrontarsi ancora con il genere. “Mi ha fatto venire ancora più voglia. Ma ho sempre pensato che l’horror sia un genere da affrontare con estrema attenzione dal punto di vista concettuale”.
Per il regista, la forza di un film dell’orrore non nasce dagli strumenti tecnici o dagli effetti spettacolari, ma dall’idea alla base della storia. “Serve un’idea davvero straordinaria. Quando guardi un film come Obsession, ti trovi davanti a un’idea eccezionale. È quella che fa funzionare il film. Non è una questione tecnica, non riguarda il desiderio di sperimentare con la macchina da presa. Tutto dipende dalla storia. Ed è proprio quella che continuo a cercare”.
L’Odissea e la rivoluzione delle cineprese IMAX
Uno degli aspetti più ambiziosi del nuovo film è la scelta di girarlo interamente con cineprese IMAX, un risultato reso possibile grazie ai progressi tecnologici sviluppati negli ultimi anni.
Nolan ha iniziato a sperimentare questo formato già ai tempi di The Prestige, ma è stato con Il cavaliere oscuro che ha contribuito a trasformare una tecnologia nata soprattutto per i documentari in uno strumento adatto ai grandi film hollywoodiani. “Avevo iniziato a sperimentare le cineprese IMAX già con The Prestige, ma è stato davvero con Il cavaliere oscuro che abbiamo preso uno strumento utilizzato quasi esclusivamente dai documentaristi e lo abbiamo adattato al cinema hollywoodiano”.
Il regista ricorda che il passaggio al cinema narrativo ha richiesto numerosi adattamenti. “Le troupe hollywoodiane lavorano in modo molto diverso rispetto a quelle documentaristiche, quindi abbiamo introdotto numerosi perfezionamenti: nuovi obiettivi, nuovi sistemi di messa a fuoco e di monitoraggio”.
La possibilità di utilizzare una cinepresa IMAX quasi silenziosa rappresenta per Nolan un passaggio fondamentale. “Il fatto che IMAX sia riuscita a progettare un sistema che rende la cinepresa praticamente silenziosa rappresenta un enorme passo avanti”.
Il regista sottolinea però che la tecnologia cinematografica continua a evolversi. “Sono certo, però, che ci siano ancora margini di miglioramento. Hoyte van Hoytema e il suo team hanno già fornito molti suggerimenti sulle nuove cineprese e sul nuovo sistema di insonorizzazione”.
Dopo Hoyte van Hoytema, Nolan apre il suo cinema a nuove collaborazioni
Per gran parte della sua carriera Christopher Nolan ha lavorato con una squadra creativa molto stabile. L’arrivo del direttore della fotografia Hoyte van Hoytema ha rappresentato uno dei cambiamenti più importanti del suo metodo, aprendo la strada anche ad altri nuovi collaboratori come il compositore Ludwig Göransson, la montatrice Jennifer Lame e la scenografa Ruth De Jong.
Per Nolan, il segreto è trovare un equilibrio tra fiducia e rinnovamento. “Non riesco a trovare una risposta diplomatica diversa da questa: è sempre una questione di equilibrio. Da una parte vuoi continuare a lavorare con persone con cui hai costruito un rapporto di fiducia e familiarità, dall’altra desideri anche idee nuove e punti di vista differenti.”
Il regista ricorda il rapporto con Wally Pfister, suo storico direttore della fotografia prima della collaborazione con van Hoytema. “Sono stato molto fortunato con tutti i professionisti con cui ho lavorato, a partire da Wally Pfister, che è stato il mio direttore della fotografia per molti anni. Poi ha deciso di dedicarsi alla regia e in quel momento ho iniziato a collaborare con Hoyte”.
Robert Pattinson, il regalo che portò a Oppenheimer e il futuro con Christian Bale
La storia della nascita di Oppenheimer è legata anche a un episodio curioso. Dopo la fine delle riprese di Tenet, Robert Pattinson regalò a Nolan un libro contenente i discorsi di J. Robert Oppenheimer, un gesto che contribuì indirettamente alla nascita del film premiato agli Oscar.
Il regista scherza sull’idea che Pattinson possa aver cercato di replicare quel risultato con un nuovo regalo. “No, assolutamente. Non mi ha certo regalato un romanzo horror di Stephen King destinato a diventare un grande adattamento cinematografico. Purtroppo non è andata così”. Nolan aggiunge però: “È stato fantastico lavorare di nuovo con Rob e gli sarò sempre grato per quel regalo che mi fece ai tempi di Tenet”.
Il regista parla poi della possibilità di tornare a collaborare con Christian Bale, protagonista della sua trilogia di Batman e di The Prestige, che tornerà nelle sale per il ventesimo anniversario. “Certamente. Christian è uno dei più grandi attori della sua generazione e ho vissuto esperienze straordinarie lavorando con lui”.
Nolan considera The Prestige uno dei film più importanti della sua carriera e sottolinea il valore dell’interpretazione di Bale. “Credo che contenga una delle sue interpretazioni più sottovalutate. Non vedo l’ora di farlo scoprire a un nuovo pubblico”.
Il metodo Nolan: il segreto per rispettare tempi e budget
Nonostante le dimensioni sempre più imponenti delle sue produzioni, Nolan è uno dei pochi registi contemporanei capaci di rispettare quasi sempre tempi e budget stabiliti.
Secondo il regista, il segreto non riguarda una formula particolare, ma un approccio preciso alla produzione. “Non è la norma perché ogni squadra di produzione affronta il lavoro in modo diverso, con priorità differenti e scelte che derivano da quelle priorità”.
Nolan spiega che la puntualità produttiva gli permette di difendere maggiormente la propria libertà creativa. “Ho capito molto presto che, se riuscivo a rispettare il budget e il calendario delle riprese, avrei avuto molte meno interferenze”.
Per il regista, evitare situazioni di crisi significa mantenere il controllo sulle decisioni artistiche. “Se riesci a rimanere dalla parte giusta di quella linea, ottieni un diverso tipo di libertà creativa”.
Il cinema, secondo Nolan, resta sempre un equilibrio tra ambizione e compromesso. “In fondo, fare cinema significa sempre trovare compromessi creativi, ma io preferisco che quei compromessi siano alle mie condizioni“.
E proprio questa filosofia ha accompagnato anche l’Odissea, un progetto che unisce il mito più antico della cultura occidentale con le ossessioni più profonde del cinema di Christopher Nolan: il tempo, la memoria, il sacrificio e il prezzo delle grandi imprese umane.