Matilda, la protagonista Mara Wilson è tornata a parlare di un possibile nuovo film, raccontando anche la sua esperienza di attrice-bambina.
Un sequel di Matilda sarebbe un sogno per molti fan cresciuti con le avventure dell’iconico personaggio. Mara Wilson, si è mostrata ottimista riguardo alle voci di un possibile ritorno sul grande schermo con un nuovo film tratto dall’omonimo romanzo di Roald Dahl del 1988. L’ex attrice bambina ha anche riflettuto sulla sua esperienza durante le riprese del celebre film del 1996, rivelando che il pubblico le chiede sempre se riuscirà a vedere un sequel di Matilda. E la risposta ha lasciato speranze positive: “Potrebbe essere possibile”.
Tuttavia secondo People, Wilson, che aveva solo 7 anni quando nel 1996 ha girato il lungometraggio diretto da Danny DeVito, non è ancora convinta che le idee dei fan per la trama di un potenziale sequel abbiano finora colto nel segno. “Una cosa che le persone dicono sempre è: “Oh, forse potrebbe essere la figlia di Matilda“. E io ho qualche riserva, perché penso che i poteri di Matilda derivino dalle sue avversità. Nascono dalle brutte esperienze che ha vissuto, e il punto fondamentale è che le ha superate” ha dichiarato.
Matilda: i ricordi di Mara Wilson
Wilson, durante un’apparizione al Fanboy Expo di Knoxville ha rivelato: “Una volta mi dava un po’ fastidio quando la gente mi chiamava Matilda, perché pensavo, no, io sono Mara. Era un po’ come essere chiamata con il nome di tua sorella, quella sorella molto più figa e intelligente”.
La star ha raccontato di non essersi mai sentita particolarmente “cool” all’epoca. Col tempo, però, ha imparato ad accettare quell’etichetta anche grazie a una celebre citazione, presente in Star Wars, della compianta Carrie Fisher. “Sento che io e la Principessa Leia ci siamo in qualche modo fuse nel corso degli anni. E in un certo senso la penso anch’io così”, ha svelato Wilson, spiegando che : “Matilda è sempre stata un personaggio a cui mi sono ispirata, una bambina che faceva cose che faccio anch’io. Parlava di salute mentale. Parlava di libri. Lavorava. Scriveva, amava leggere e si impegnava per le biblioteche pubbliche e cose del genere. E io faccio tutte queste cose. Sono cose molto importanti per me”.
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