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Cinema, Thierry Fremaux esprime la sua opinione
Cinema: di recente, in una ricca ed interessante intervista, il direttore di un famoso Festival si è espresso in merito alla situazione attuale del cinema.
Il direttore del Festival di Cannes, Thierry Fremaux, in una intervista rilasciata di recente, ha espresso la sua personale opinione in merito allo stato attuale del mondo cinematografico.
Cinema, le parole del direttore
Ripercorre i 25 anni alla guida della manifestazione e lo stato attuale del cinema.
“Può morire il cinema? No. Ciò che deve essere salvato sono le sale cinematografiche.”
Le sue dichiarazioni
Delegato al Festival di Cannes da ben 25 anni. E’ lui che si assume in ogni edizione la responsabilità ed il compito di introdurre film, anteprime, accogliere i cineasti, i VIP in cima alla famosa scalinata rossa che tutti conosciamo ed al tempo stesso sognamo di percorrere..
Prima del cinema, si è allenato nel judo, arte che promuove in pieno la forma fisica, basata su disciplina mentale e costanza continua.
Proprio da lì arrivano il suo spirito competitivo e il suo metodico approccio al lavoro. Come dice Tom Rothman, presidente CEO di Sony Pictures Entertainment Motion Picture Group, “Thierry è il cinema.”
Molti, i più, rendono merito al suo lavoro quasi trentennale, ritenendolo degno del posto che occupa, come Michael Barker, responsabile di Sony Pictures Classics.
Anche Martin Scorsese lo elogia, ricordando il loro primo incontro, subito all’insegna della dedizione e del profondo rispetto per questo bellissimo mestiere.
Fremaux, che lavora al fianco della presidente del Festival sopra descritto Iris Knobloch, a partire dalla sua nomina nel 2022, è fermamente convinto che la missione di Cannes oggi più che mai sia ancora più importante, visto il momento particolare che sta attraversando questa industria.
“Può morire il cinema? No. Ciò che va preservato è il rapporto tra i film e il pubblico, che si realizza solo nelle sale cinematografiche e nei Festival. Il cinema è una religione, e Cannes è il raduno di tutte le chiese.”
Alla domanda se avesse preferito diventare un campione di judo, risponde con decisione, senza dubbi, di aver scelto il cinema per la grande passione accumulata nel corso degli anni. Passione che nasce dal padre, quando a tavola, a suo dire, si parlava di film raccontando le storie dei grandi classici come Ford, Chaplin, Keaton, i fratelli Marx.
Grazie alla sua tesi su Positif ha iniziato a muovere i primi grandi passi anche riguardo alla rete dei contatti, dicendo inoltre di essere molto legato a Lione, da cui non riesce mai a staccarsi troppo a lungo. Da qui la decisione di accettare la proposta di successione al Festival di Gilles Jacob (colui che a suo dire gli ha insegnato il mestiere, nonchè grande amico).
Ricorda bene la prima edizione, aperta con una scelta quanto audace quanto rischiosa, Moulin Rouge (per riportare gli americani a Cannes).
Prima di iniziare a lavorarci, conosceva Cannes molto bene, e questo gli ha permesso di partire da una posizione di sicuro vantaggio, avendola visitata per la prima volta già nel lontano 1979. Ha anche creato Cannes Classics. Ha attraversato 25 anni di cinema, tra cambiamenti, evoluzioni, sorprese, scelte.
Sino ad arrivare al giorno d’oggi, in cui il cinema sta vivendo un periodo di turbolenza.
La definisce la crisi più grande, anticipata già dal COVID, che ha chiuso le sale cinematografiche dando maggior spazio e libertà alla piattaforme.
Occorre riportare gli spettatori nelle sale, così come i lettori nelle librerie e nelle biblioteche. Grande lode anche per MeToo, movimento in prima linea per la parità di genere. Ci sono più registe donne, per fortuna, segno che comunque dei passi in avanti si stanno compiendo.
Definisce la pandemia, del 2020, come il momento più difficile del mondo cinematografico.
Nonostante le difficoltà è però sicuro che le cose miglioreranno.
Nessun rimpianto. “Non ci si pente, quando si ama.”
