Protagonista della serie Monster: La storia di Ed Gein, Charlie Hunnam svela la trasformazione fisica e vocale per calarsi nei panni del celebre serial killer.
Charlie Hunnam interpreta l’assassino seriale Ed Gein in Monster: La storia di Ed Gein, la terza stagione della serie antologica creata da Ryan Murphy e Ian Brennan per Netflix (della quale qui potete leggere la nostra recensione).
Dopo Jeffrey Dahmer e i fratelli Menendez, la scrittura affronta il caso del macellaio di Plainfield attraverso le sue cartelle cliniche, trent’anni di ricoveri e valutazioni psichiatriche periodiche che raccontano un uomo diviso tra rimorso e un legame patologico con la madre, interpretata da Laurie Metcalf.
Il punto di partenza della ricerca dell’attore non è stato il lato morboso della vicenda, ma la domanda che ha guidato l’intero progetto: che cosa trasforma un essere umano in un mostro?
Monster: il corpo del killer
La preparazione fisica di Hunnam per Monster è partita da un’ansia concreta, emersa durante la prima prova costumi, circa tre settimane e mezzo prima dell’inizio delle riprese.
Mi resi conto di essere molto più grande, più pieno e decisamente più sano di quanto fosse Ed Gein. Fu un momento terribile. Pensai: ‘Dannazione, devo perdere un’enorme quantità di peso’. Persi circa 14 chili in tre settimane e mezzo.
Un dettaglio ha guidato l’intero lavoro sul volto del personaggio: la palpebra cadente descritta in molte testimonianze su Gein, capace di restituire a seconda dell’inquadratura un’espressione tragica o inquietante. Hunnam ne ha parlato con il truccatore Corey Castellano, incontrando le resistenze iniziali di Ryan Murphy, preoccupato che il dettaglio risultasse una distrazione o comportasse costi eccessivi in post produzione.
Tre prove sono bastate a convincerlo. In sala trucco l’attore trascorreva inizialmente circa un’ora e mezza al giorno, ridotta a quarantacinque minuti verso la fine delle riprese, con un taglio di capelli quotidiano richiesto dal reparto acconciature per mantenere ogni dettaglio impeccabile.
Monster: la voce di un uomo che cercava l’amore della madre
Non esistono molte registrazioni della voce reale di Ed Gein, e Hunnam ne ha trovata una soltanto una settimana prima dell’inizio delle riprese. Buona parte del lavoro vocale è quindi nato dall’immaginazione, a partire da una riflessione sull’isolamento del personaggio, privo di relazioni sociali e legato a una madre che ogni giorno gli ripeteva di odiarlo e di avere desiderato una figlia al posto suo.
“Tutti noi cerchiamo accettazione, conferme e amore“, ha spiegato l’attore, raccontando come i comportamenti più estremi sviluppati da Gein in età adulta rappresentassero, ai suoi occhi, un tentativo di diventare la figlia che la madre avrebbe voluto. Da qui la scelta iniziale di un registro vocale più acuto, poi mantenuta anche dopo aver ascoltato la registrazione originale, molto più profonda e con un ritmo rurale, perché il personaggio era ormai costruito.
Schizofrenia, trauma e la scena della diagnosi
Sul rapporto tra natura e ambiente nella genesi della violenza di Gein, Hunnam richiama gli studi sull’epigenetica per spiegare come una predisposizione non equivalga a un destino scritto.
L’ipotesi di Hunnam è quella di un’arresto dello sviluppo provocato da un trauma infantile:
La mia impressione è che Ed soffrisse realmente di una malattia mentale. Aveva un disturbo dissociativo della personalità, probabilmente sviluppato nel corso della vita come conseguenza dei traumi subiti, ma era anche affetto da schizofrenia fin dalla nascita. A questo si aggiungono i traumi, l’isolamento e gli abusi. Mi è sembrato inoltre che avesse una sorta di ritardo nello sviluppo psicologico. Aveva probabilmente l’età mentale di un ragazzo di dodici o quattordici anni.
La scena più difficile da girare è coincisa, per Hunnam, con la vera dichiarazione d’intenti della serie, quella del settimo episodio in cui Ed riceve la diagnosi. Prima delle riprese, si è ripetuto:
Questa non posso sbagliarla. È l’occasione per esprimere tutto quello che credo di aver compreso di questo personaggio.
Ha letto il copione della scena una sola volta per paura di affrontarla di nuovo. Sul set sono stati girati due ciak, ma il montaggio finale ha conservato soltanto il primo.
Monster, la fiducia di Ryan Murphy e la libertà sul set
Il rapporto con il co-creatore della serie Ryan Murphy ha lasciato ampio margine di manovra a Hunnam, chiamato anche a ricoprire il ruolo di produttore esecutivo.
All’inizio della lavorazione, Murphy gli aveva detto:
Ho la sensazione che tu sia disposto a spingerti fino in fondo con questo personaggio e voglio darti tutta la libertà e l’autorevolezza necessarie per renderlo davvero tuo. Per questo vorrei che fossi anche produttore esecutivo, non soltanto a livello formale. Voglio che lavori con Max e che partecipi concretamente alle decisioni produttive della serie.
Nonostante i dialoghi, che l’attore definisce scritti benissimo, sul set l’improvvisazione ha avuto ampio spazio, sempre nel rispetto di una solita sceneggiatura.
Due gattini e il Four Seasons di Chicago
Per bilanciare l’immersione in un personaggio così oscuro, durante le riprese a Chicago Hunnam ha adottato due gattini, tenuti con sé nella suite dell’hotel dove alloggiava insieme al regista Max Winkler.
Impegnato in turni di lavoro che potevano durare anche quindici ore al giorno, il protagonista di Monster ha assunto una persona che si occupasse dei due cuccioli per otto ore al giorno, per poi dedicare ogni sera diverse ore a giocare con loro dopo giornate trascorse esplorando gli aspetti più oscuri della mente umana.
Monster: la linea sottile tra sensazionalismo e ricerca della verità
Alla domanda se serie come questa rischino di sconfinare nel sensazionalismo, Hunnam risponde rivendicando un metodo fondato sulla ricerca. “Il nostro compito consiste nel cercare la verità sulla condizione umana. Non credo che spetti a me giudicare il valore di una storia o le possibili conseguenze della sua rappresentazione. Se decidiamo di raccontare una vicenda come questa, il mio dovere è cercare sinceramente la verità”, afferma, ricordando di aver letto atti processuali, documentazione medica e ogni libro dedicato a Gein, oltre a tutti i film ispirati alla sua figura.
Descrivendo un percorso partito da un forte senso di repulsione e trasformatosi, ricerca dopo ricerca, nel tentativo di restituire quella verità con il minor grado di giudizio possibile, l’attore conclude così:
Esiste una linea molto sottile tra il sensazionalismo e la ricerca della verità. Io non volevo mai oltrepassarla.