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Duchovny resta a distanza di sicurezza dal reboot di X-Files

David Duchovny parla del reboot di X-Files firmato Ryan Coogler, dei misteri UFO e del ritorno di Secrets Declassified con un inedito scetticismo.

David Duchovny, l’uomo che per anni ha dato un volto televisivo alla paranoia extraterrestre, oggi sembra molto meno disposto a inseguire ogni bagliore nel cielo. Mentre il reboot di The X-Files firmato Ryan Coogler comincia finalmente a prendere una forma concreta, Duchovny resta sul bordo del progetto. Intervistato mentre promuove la seconda stagione di Secrets Declassified, l’attore è tornato su quei territori che il pubblico associa inevitabilmente a Fox Mulder, ma con una postura molto meno mistica di quanto ci si aspetterebbe.

Secrets Declassified: disclosure, tecnologia e paura reale

Secrets Declassified, docuserie di History che nella seconda stagione continua a scavare tra programmi oscuri, armi, decisioni governative e incidenti nucleari sfiorati, ci ha fatto conoscere un Duchovny decisamente inedito: la serie mostra, oltre ogni ragionevole dubbio, quanto la sopravvivenza collettiva sia più volte dipesa dal fatto che qualcuno ai vertici non abbia completamente perso il controllo.

Nell’intervista, Duchovny tira un filo che parte dai suoi studi universitari, dedicati al rapporto tra magia e tecnologia nella letteratura americana contemporanea, e arriva dritto a Oppenheimer e all’intelligenza artificiale: non fascinazione per il gadget, ma la necessità di chiedersi come si codifica una morale umana dentro strumenti che rischiano di diventare più potenti di chi li ha creati.

E qui, all’improvviso, Mulder lascia spazio a una riflessione molto più terrena: il problema non è solo scoprire cosa possiamo fare, ma capire perché lo facciamo e con quali conseguenze.

Reboot di X-Files, UFO e il sano sospetto di un ex Mulder

Sul reboot di X-Files firmato Ryan Coogler per Hulu, Duchovny mantiene quindi una linea elegantemente prudente, difendendo lo spirito di X-Files senza vincolarlo con la sua aura ad assecondare la religione degli UFO. Non ha letto il pilot, dice però di aver parlato con Coogler e di avere un’idea generale del progetto, ma nulla di concreto sulla possibilità di apparirvi.

Più interessante ancora è il suo attuale punto di vista sugli UFO e sugli UAP: Duchovny dubita che un segreto di proporzioni cosmiche possa restare nascosto per decenni all’interno di apparati governativi coinvolgendo migliaia di persone. La sua tesi è brutalmente semplice: due esseri umani fanno già fatica a tenere un segreto, figuriamoci generazioni intere di funzionari, militari e burocrati.

Il mondo è opaco, gli esseri umani capiscono poco e spesso preferiscono una grande cospirazione alla più modesta ammissione di ignoranza. In questo senso il reboot di Coogler arriva nel momento giusto, non perché oggi vogliamo credere di più, ma perché viviamo immersi in un ecosistema dove sospetto, disinformazione, tecnologia e bisogno di senso si sono saldati in modo molto più tossico che negli anni Novanta.

Insomma, conviene restare fedeli al fascino del mistero: la verità che è là fuori, spesso, è più surreale della finzione.