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I focus group sui film? Sono morti. Parola di DiO
I vecchi focus group non bastano più: l’analisi dei dati rivoluziona il marketing cinematografico. A dimostrarlo è DiO, piattaforma di audience intelligence.
Il marketing mirato continua a drenare milioni di dollari ogni anno dalle casse di studi cinematografici e distributori, ma affidarsi ancora a focus group e supposizioni datate sul pubblico potrebbe costare all’industria molto di più in termini di ricavi mancati.
A sostenerlo è DiO, piattaforma di audience intelligence che negli ultimi due anni ha analizzato il modo in cui trailer e contenuti video vengono percepiti da diversi segmenti di spettatori.
Che cos’è DiO?
DiO utilizza la propria tecnologia proprietaria i4, un sistema basato su intelligenza artificiale che combina riconoscimento facciale, biometria e attività elettrodermica con il panel di spettatori PressPlay, al fine di catturare le reazioni consce e inconsce del pubblico durante la visione di contenuti audiovisivi. Queste reazioni vengono poi tracciate momento per momento, scena per scena, e messe in relazione con i risultati commerciali.
DiO è stata co-fondata dal produttore cinematografico e televisivo Ade Shannon, dello studio britannico Mad As Birds Films, che ricopre il ruolo di CEO, e da Rick Curtis, ex senior strategist di agenzie di primo piano.
Attraverso tecnologie avanzate — tra cui facial coding, dati biometrici e analisi cognitive — DiO afferma di aver messo in discussione molte delle certezze del marketing cinematografico tradizionale.
I risultati della ricerca di DiO
I risultati della ricerca, condotta su un campione di 37.000 utenti, indicano uno spostamento significativo nelle preferenze e nel coinvolgimento emotivo del pubblico.
Tra i dati più rilevanti emerge che gli uomini giovani risultano più coinvolti da narrazioni incentrate sui personaggi, con maggiore profondità psicologica, rispetto a trailer dominati da azione frenetica.
La differenza nei punteggi di immersione tra contenuti “character-driven” e “action-driven” si attesta intorno al 5%. Inoltre, lo stesso target mostra una preferenza netta per personaggi femminili forti e indipendenti, piuttosto che figure secondarie o iper-stilizzate.
“Questi dati rivelano un cambiamento nella percezione della mascolinità e un desiderio crescente di storie più ricche e autentiche,” spiega Ade Shannon, fondatore e CEO di DiO.
Dalla teoria alla pratica: il caso Marching Powder
A mettere in pratica questi insight è stato di recente lo studio indipendente britannico True Brit, in occasione della campagna promozionale del film Marching Powder. Nel film Danny Dyer interpreta il ruolo di Jack, un uomo coinvolto in una rissa tra hooligan e costretto dal giudice a frequentare una terapia di coppia.
Grazie ai dati di DiO, lo studio ha identificato elementi narrativi, battute e personaggi capaci di intercettare l’interesse di altri segmenti di pubblico, in particolare quello femminile. Il risultato? Un debutto al botteghino da 3,1 milioni di sterline, a fronte di un budget di produzione di 1,6 milioni, e una sorprendente crescita della quota femminile nel pubblico, salita al 45% senza sacrificare il target originario.
“L’analisi ci ha permesso di creare due campagne distinte ma complementari, con materiali su misura per ciascun pubblico di riferimento” ha dichiarato Chris Besseling, responsabile della distribuzione, marketing e comunicazione di True Brit. “Abbiamo selezionato con precisione i momenti, le battute e i personaggi del trailer che meglio risuonavano con i diversi target. Il risultato è stata una strategia efficace e inclusiva”.
Un caso che dimostra come, nell’era dei dati, la capacità di ascoltare davvero il pubblico possa fare la differenza tra un successo al botteghino e un’occasione mancata.