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IA

IA, opportunità o problema per gli sceneggiatori? Il rapporto The Right Draft 2026

L’IA viene adottata come strumento anche dagli sceneggiatori indiani. Che però hanno problemi che l’intelligenza artificiale non può risolvere, semmai acuire.

L’intelligenza artificiale (IA) sta diventando uno strumento sempre più comune per gli sceneggiatori indiani. A fine gennaio è stato pubblicato The Right Draft: 2026, il report pubblicato dall’agenzia Tulsea e dalla società di analisi Ormax Media, realizzato a seguito delle interviste a 254 autori che lavorano nell’industria indiana dell’intrattenimento. Scopriamo insieme cosa emerge dalla ricerca.

L’IA come strumento per gli sceneggiatori indiani

Stando a quanto riportato da The Right Draft: 2026, il 41% dei professionisti utilizza strumenti di IA almeno occasionalmente nel proprio lavoro. La metà degli intervistati non la considera una minaccia per la carriera.

L’uso riguarda soprattutto le fasi iniziali: preparazione delle presentazioni, ricerca di riferimenti e prime stesure. Tre quarti degli autori ritengono che possa essere utile in questi passaggi, anche se oltre il 70% preferisce non dichiararne pubblicamente l’uso.

Più velocità, meno valore percepito: colpa (anche) dell’IA

Accanto ai vantaggi pratici emergono nuove preoccupazioni. Quasi sette sceneggiatori su dieci ritengono che la presenza dell’IA riduca, agli occhi dei produttori, il valore della creatività umana. Inoltre, il 50% segnala aspettative più alte sui tempi di consegna, perché si presume che l’intelligenza artificiale renda la scrittura più rapida.

I problemi principali: compensi ancora insufficienti e scarso riconoscimento del proprio lavoro

I problemi economici restano centrali. Il 74% degli intervistati afferma di non sentirsi pagato equamente, in aumento rispetto al 63% del 2023. Più della metà denuncia ritardi nei pagamenti e quasi l’80% dice di dover sollecitare compensi già previsti da contratto.

Le forme di retribuzione legate ai risultati sono rare: due terzi non hanno mai ricevuto bonus o partecipazioni agli utili legate agli inci o agli ascolti, né le hanno richieste.

Oltre la metà degli sceneggiatori ritiene che il proprio lavoro non riceva un riconoscimento equo. Quasi due terzi segnalano l’assenza di regole chiare e condivise sull’attribuzione dei crediti.

I problemi aumentano in caso di collaborazioni: più della metà non riceve pari riconoscimento quando scrive con registi, e oltre il 60% riferisce esperienze simili lavorando con autori più affermati.

Cinema e piattaforme: dove conta davvero la sceneggiatura

Il cinema destinato alle sale è percepito come l’ambito in cui la sceneggiatura pesa meno: solo il 6% ritiene che venga valorizzata più delle star, mentre l’83% indica la centralità degli attori. Televisione e piattaforme in streaming mostrano una maggiore attenzione ai copioni, anche se il valore percepito sulle piattaforme è in calo rispetto al 2023.

Meno supporto per chi scrive

Il rapporto segnala anche una diminuzione delle opportunità di tutoraggio e supporto professionale. Solo il 19% dichiara di avere accesso a buoni mentori, contro il 30% di tre anni fa. Il 76% ritiene che il settore non offra strumenti adeguati per sviluppare le competenze degli autori, mentre meno del 40% segnala la presenza di meccanismi efficaci per la gestione dei reclami.

Un settore in trasformazione, tra IA e nuove tecnologie

Il quadro che emerge è quello di un’industria che sperimenta nuove tecnologie ma continua a confrontarsi con problemi strutturali. L’intelligenza artificiale si diffonde rapidamente, ma compensi equi, crediti chiari e maggior supporto restano le priorità per gli sceneggiatori.