Nel 2026 il Senato approva la legge cinema con 123 sì. Nasce l’Agenzia dal 2028, ma gli autori contestano autonomia, finanziamenti e tempi della riforma.
La nuova legge cinema è stata approvata definitivamente dal Senato il 4 novembre 2026 con 123 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto. Una convergenza parlamentare che mette d’accordo maggioranza e opposizione, ma non tutte le categorie professionali coinvolte. Il provvedimento istituisce una nuova Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, destinata a entrare in funzione nel 2028, mentre le associazioni degli autori contestano l’effettiva autonomia del nuovo organismo e l’assenza di garanzie sulla stabilità dei finanziamenti.
Il testo, composto da sei articoli, arriva a dieci anni dalla legge Franceschini del 2016 e nasce dall’unificazione di diverse proposte parlamentari, tra cui quella presentata da Elly Schlein. Tra i sostenitori della nuova Agenzia figura anche il regista Pupi Avati, presente in Senato insieme al fratello Antonio Avati.
Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli si tratta di «un risultato storico per la cultura italiana». Un giudizio che non trova però riscontro nel Coordinamento Autori e Autrici, secondo cui la riforma lascia irrisolte alcune delle questioni più importanti per il futuro del settore.
Legge cinema 2026: cosa cambia con la nuova Agenzia
La principale novità è l’istituzione dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo, ente pubblico dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale, che dal 1° gennaio 2028 assumerà le funzioni operative e amministrative attualmente svolte dalla Direzione generale cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura.
Il Ministero conserverà l’indirizzo politico, la vigilanza strategica e le attività ispettive. L’obiettivo dichiarato è distinguere le decisioni politiche dalla gestione quotidiana degli strumenti di sostegno al cinema, rendendo più efficienti procedure e controlli.
La legge istituisce anche il Forum del cinema e dell’audiovisivo, organismo permanente di consultazione composto da otto esperti nominati dal ministro, anche su designazione delle associazioni di categoria.
Una parte significativa della riforma resta tuttavia affidata ai successivi decreti legislativi, che il Governo dovrà adottare entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge. Il provvedimento definisce quindi la nuova struttura del settore, ma numerosi aspetti applicativi devono ancora essere disciplinati.
Finanziamenti, produzioni indipendenti e sale cinematografiche
La riforma indica tra le priorità il sostegno alla produzione indipendente, alle opere prime e seconde, ai giovani autori e al cinema di genere. Sono previsti criteri specifici per agevolare l’accesso agli incentivi delle produzioni più piccole, con particolare attenzione ai film dal budget inferiore a 1,5 milioni di euro.
Il testo introduce inoltre il principio di una programmazione triennale delle risorse, procedure amministrative semplificate, tempi più certi per l’erogazione dei contributi e controlli più rigorosi sull’impiego dei finanziamenti pubblici.
Per le sale cinematografiche viene previsto un piano nazionale di riapertura e riqualificazione, mentre sul fronte del lavoro si interviene sul riordino degli ammortizzatori sociali e dell’indennità di discontinuità.
La legge affronta anche l’intelligenza artificiale, introducendo principi di trasparenza e protezione dei diritti degli autori, degli interpreti e degli altri titolari di diritti sulle opere audiovisive. Restano da definire, attraverso la disciplina attuativa, diversi strumenti concreti per applicare tali principi.
Gli autori contestano la legge: “L’autonomia è stata annacquata”
La posizione più critica arriva dal Coordinamento Autori e Autrici, che riunisce 100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC e Writers Guild Italia.
Le associazioni condividono la necessità di creare un organismo autonomo, ma ritengono che il testo approvato abbia progressivamente ridimensionato l’indipendenza dell’Agenzia e il ruolo delle rappresentanze professionali.
Il riferimento indicato dagli autori è il modello francese del Centre national du cinéma et de l’image animée (CNC), che dispone anche di risorse alimentate da prelievi specifici sulle attività economiche legate allo sfruttamento delle opere audiovisive.
Secondo il Coordinamento, l’Agenzia italiana rischia invece di dipendere ancora dal Governo per indirizzi e risorse, aggiungendo un ulteriore livello amministrativo senza risolvere il problema della continuità dei finanziamenti.
La contestazione riguarda anche il procedimento parlamentare. Gli emendamenti presentati al Senato sono stati ritirati e trasformati in ordini del giorno accolti dal Governo, consentendo l’approvazione definitiva senza ulteriori modifiche. Ma gli ordini del giorno, a differenza degli emendamenti approvati, non cambiano il testo della legge.
Tra le proposte abbandonate figurava il rinvio dell’entrata in funzione dell’Agenzia al 2029, richiesto dagli autori per evitare possibili difficoltà durante il trasferimento delle competenze.
Giuli e Borgonzoni difendono la riforma, la verifica arriverà nel 2028
Il ministro Alessandro Giuli rivendica il carattere bipartisan dell’intervento e la volontà di modernizzare un settore attraversato da profonde trasformazioni industriali e tecnologiche.
La sottosegretaria Lucia Borgonzoni sottolinea invece la centralità del lavoro e della produzione cinematografica, ricordando gli interventi già annunciati dal Governo sul finanziamento della filiera.
Le istituzioni puntano dunque sulla nuova organizzazione per garantire maggiore stabilità amministrativa. Gli autori chiedono però che questa stabilità riguardi anche le risorse e la partecipazione delle professioni alle decisioni.
L’unanimità parlamentare chiude il percorso legislativo, non il confronto sul suo contenuto. Il passaggio decisivo sarà capire se la nuova Agenzia riuscirà davvero ad accelerare l’erogazione dei contributi, sostenere il cinema indipendente e offrire continuità a lavoratori e produttori.
Perché il 1° gennaio 2028 non sarà sufficiente cambiare il nome dell’ente che gestisce il cinema italiano: bisognerà verificare se, insieme all’organizzazione, saranno cambiati anche i problemi che la riforma promette di risolvere.