5362Views
Miriam Candurro, l’arte e la voce del Made in Italy
Miriam Candurro: l’attrice napoletana, intervistata ai nostri microfoni, ci ha parlato di cultura, cinema e scrittura nella giornata nazionale Made in Italy.
Miriam Candurro, attrice e scrittrice italiana (e campana) di grande successo, ha raccontato la sua idea di tradizione e patrimonio italiano, tra origini e innovazione.
Miriam Candurro, artista completa
Volto noto della televisione, della grande fiction italiana (Un posto al sole, I Bastardi di Pizzofalcone, Capri, Don Matteo, La squadra, per dirne alcune), del cinema (Certi Bambini, Veleno, I peggiori, Cassino in Ischia).
Del teatro (attualmente in tour con lo spettacolo di grande successo Streghe da Marciapiede, diretto da Stefano Amatucci, con Gina Amarante, Luisa Amatucci, Antonella Prisco e Peppe Romano) e della scrittura (già due libri all’attivo, Vorrei che fosse già domani, scritto a quattro mani con Massimo Cacciapuoti, e La Settima stanza) è stata tra gli ospiti d’eccezione presenti alla giornata nazionale per il Made in Italy.
Il programma nel dettaglio
L’evento, che ha visto la produzione di dLiveMedia (comunicazione ed eventi), in collaborazione con la Fondazione Montepruno e Banca Monte Pruno, si è svolto nel Comune di Pellezzano, con grande partecipazione di pubblico e artisti.
Dai saluti istituzionali del sindaco di Pellezzano, Francesco Morra, del presidente della Banca Monte Pruno, Michele Albanese, alla presenza del Consigliere Comunale di Pellezzano – Delegato alla Cultura, Marco Rago, e del direttore generale della Banca Monte Pruno, Federico Cono.
La giornata del 14 aprile ha visto il dibattito per Generazione futuro: tra lavoro, cultura e nuove motivazioni, con la giornalista Rai Greta Mauro.
Il 15 aprile è stata invece la volta dei grandi ospiti, quali Phil Mer (batterista pianista arrangiatore “Drum Clinic”) che per l’occasione ha aperto una speciale MasterClass dedicata a 30 giovani musicisti, Massimo Bagnato (attore e comico) con lo spettacolo anteprima Racconti D’estate al cinema teatro Charlot, e Miriam Candurro, per “la grande fiction campana e italiana conosciuta nel mondo” (in dialogo con la giornalista Stefania Maffeo).
Miriam Candurro, le sue parole
Ciao Miriam. Come prima domanda, qual è secondo te il più grande contributo che il cinema italiano di oggi può dare al Made in Italy?
“Il cinema italiano per antonomasia fa parte integrante di quello che può essere il Made in Italy raccontato all’estero, fuori dall’Italia, per cui il contributo che deve dare è raccontare storie che rappresentino il territorio, e cercare inoltre di non omologarsi a quello che può essere definito tra virgolette sterile o comunque non legato alla nostra tradizione e alla nostra cultura”.
Secondo te gli attori possono essere considerati degli ambasciatori del Made in Italy, e se si, in che modo?
“Assolutamente si. In che modo, penso portando avanti quello che sono i valori e la cultura riconosciuti. Valorizzando quello che è puramente italiano, che tra l’altro ci ammirano tantissimo, motivo per cui tanti premi, anche tanti turisti vengono qui in Italia, proprio per toccare con mano quello che è il nostro territorio, per esportare e anche per raccontare nel modo corretto ciò che siamo, spesso infatti tendiamo ad essere narrati in maniera un pò vecchia, stereotipata”.
Il legame con il territorio e la scrittura
Hai fatto molti lavori legati al territorio, alle tue origini. Quanto è importante per un artista avere questo forte legame per raccontare storie vere e autentiche?
“E’ fondamentale, perchè l’autenticità viene proprio dalla realtà, e non dalla sua imitazione. Dal poter mettere le mani nei fatti, nelle circostanze, in quello che avviene. Più un attore aderisce a quello che è la storia, il territorio, più risulta di conseguenza vero. Sono legati a doppio filo, possiamo dire”.
Sei molto attiva anche nel campo della scrittura, hai già due romanzi pubblicati, Vorrei che fosse già domani, con Massimo Cacciapuoti e la Settima stanza … anche la scrittura può essere una forma di Made in Italy al pari del cinema?
“Secondo me si, però in maniera leggermente diversa rispetto al cinema, sarà perchè sono legata alle immagini. Il mio lavoro mi porta a pensare che l’immagine rappresenti meglio e più velocemente quello che può essere il concetto sempre più ampio di Made in Italy. E’ chiaro che tutto ciò che viene creato sul nostro territorio e che racconta delle storie può poi essere fatto anche mediante la scrittura”.
Il Pandora Film Center di Miriam Candurro
Hai di recente aperto a Caivano la prima vera scuola di cinema, Pandora Film Center, insieme ai tuoi colleghi Lorenzo Cammisa e Francesco Vitiello. Qual è il messaggio principale che volete trasmettere a questi ragazzi?
“Noi abbiamo scelto un territorio particolare come Caivano perchè volevamo raccontare, evidenziare che la periferia non è tagliata fuori dai grandi circuiti. Si può avere serietà delle maestranze preparate di ragazzi che hanno seguito una scuola e hanno ricevuto un riconoscimento per questo anche in zone che non sono totalmente viste come centrali. L’idea di Pandora Film Center è proprio quella di portare nelle periferie qualcosa che è sempre sembrato solo prerogativa della città”.
Quali sono secondo te le storie migliori da poter raccontare oggi per esprimere il Made in Italy, e se le potessi interpretare, con quale regista vorresti lavorare?
“In questo momento non vi sono storie specifiche che porterei avanti, nel senso che mi piacerebbe andare ad approfondire le piccole, piccolissime storie di provincia, spesso si pensa solo alla grande storia con tematiche importanti, invece basterebbe raccontare le dinamiche semplici, familiari e di amicizia che secondo me sono quelle vincenti.
Come regista invece, penso che in questo periodo storico ce ne siano moltissimi, specialmente giovani esordienti con delle bellissime opere prime. Ad esempio, un ragazzo che ho ammirato molto di recente è Marco Chiappetta, regista napoletano. E poi Lorenzo Cammisa, con cui siamo partner in crime, con cui ho già lavorato.
Mi piacciono in generale queste visioni che i giovani registi hanno, moderne ma al tempo stesso ancora ancorate ad una cultura e un racconto italiano che comunque ci rappresenta, e dovremmo dare più spazio a loro. Il fatto di non essere a Cannes con nessun film ci fa capire che forse dovrebbe cambiare un pò il vento. Chissà”.
Se dovessi invece scegliere una storia in stile Made in Italy da inserire in Un Posto al Sole, storica soap di Raitre in cui sei da molti anni tra i protagonisti? Magari qualcosa che non è ancora stato detto?
“In realtà ti dico, è difficilissimo dirti cosa sinora non è stato raccontato. Negli anni devo dire che abbiamo trattato moltissimi temi, di vario genere, sempre facendo affidamento su di un gruppo compatto e professionale. Magari risponderò meglio tra qualche tempo a questa domanda.
Posso però dirti che continuare su questa linea è già un grande risultato. Rinnovarsi però mantenendo sempre quel suo marchio riconoscibile, che è da anni la sua carta vincente di Un Posto al Sole”.
Ringraziamo Miriam Candurro per essersi raccontata ai microfoni di Almanacco Cinema e per il tempo a noi dedicato.
