Cotillard in The Morning Show

Marion Cotillard il ritorno a Cannes

Quindici volte a Cannes e ancora la sensazione di avere qualcosa da dimostrare. Marion Cotillard torna sulla Croisette nel 2026 con due progetti diversissimi: il thriller psicologico Karma di Guillaume Canet e l’allucinato Roma Elastica di Bertrand Mandico.

Cannes, secondo quanto raccontato in un’intervista, Cotillard vive questo ritorno a Cannes come una sorta di “nuovo inizio”, dopo anni in cui ha progressivamente preso le distanze dal sistema hollywoodiano per privilegiare progetti europei, familiari e radicalmente personali. Due film che sembrano fotografare perfettamente il momento artistico dell’attrice francese: da una la distruzione emotiva; dall’altra il desiderio di abbandonarsi a un cinema libero.

I due progetti

Con Karma, presentato fuori concorso, ritrova proprio Canet in un thriller cupo e paranoico che ruota attorno a manipolazione psicologica e ossessioni religiose. Un film descritto come brutale, quasi claustrofobico, che sembra voler scavare nella fragilità umana più che nella suspense tradizionale.  

Ma è soprattutto Roma Elastica il titolo che incuriosisce cinefili e addetti ai lavori. Diretto dall’eclettico Mandico, il film è ambientato nella Roma del 1982 e segue un’attrice al tramonto che arriva a Cinecittà per girare quello che potrebbe essere il suo ultimo film. Un’opera sospesa tra omaggio al grande cinema italiano, fantascienza decadente e melodramma queer.  

Nel cast compaiono anche Noémie Merlant, Isabella Ferrari, Ornella Muti e Franco Nero, in quello che sembra un vero ponte immaginario tra il cinema francese contemporaneo e la memoria del nostro cinema anni Settanta e Ottanta.  

L’idea più affascinante è forse proprio questa: Cotillard sta dando vita a una nuova fase della sua carriera. Anzi, sta invece costruendo una seconda carriera fatta di autori eccentrici, produzioni ibride e personaggi che sfuggono completamente alla comfort zone hollywoodiana. Una traiettoria che la rende oggi molto più vicina a figure come Isabelle Huppert o Tilda Swinton che alle tradizionali attrici premio Oscar rimaste intrappolate nel meccanismo industriale americano.

E Cannes, in questo senso, resta il luogo perfetto per celebrarne la trasformazione. Non più soltanto diva da red carpet, ma attrice poliedrica, pronta a muoversi tra generi, lingue e fantasmi del cinema europeo.