Venezia 83, esplode il caso legato alla sceneggiatura del film di Edoardo Gabbriellini. Damiano e Fabio D’Innocenzo spiegano perché hanno rinunciato alla firma, prendendo le distanze dalla versione del regista.
Venezia 83, nella sezione Orizzonti troviamo La città dei vivi, il film diretto da Edoardo Gabbriellini e liberamente ispirato all’omonimo libro di Nicola Lagioia, racconta la tragica vicenda dell’omicidio di Luca Varani. Nel giorno del debutto è emersa una questione legata alla sceneggiatura firmata, nella fase iniziale del progetto, dai fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo.I due sceneggiatori, infatti, hanno rinunciato alla firma del film. Una decisione sulla quale Gabbriellini e i D’Innocenzo hanno fornito due versioni differenti.
La versione di Edoardo Gabbriellini
Durante l’incontro con la stampa a Venezia, Edoardo Gabbriellini ha spiegato l’assenza dei nomi dei fratelli D’Innocenzo dai credits della sceneggiatura. Il regista ha riconosciuto il valore del lavoro iniziale dei due sceneggiatori, definendo il loro copione bellissimo, ma ha spiegato di aver successivamente applicato il proprio sguardo al materiale. Secondo Gabbriellini, dunque, la questione sarebbe nata dalle modifiche apportate alla sceneggiatura nel corso della lavorazione e dalla diversa visione maturata sul film.
La risposta dei fratelli D’Innocenzo
Nella loro dichiarazione, Damiano e Fabio D’Innocenzo hanno precisato di non aver rinunciato alla firma perché insoddisfatti del risultato raggiunto da Gabbriellini.
Il motivo, spiegano, sarebbe invece un altro: le modifiche apportate alla loro sceneggiatura senza il loro coinvolgimento e senza il loro consenso.
Al centro della loro dichiarazione c’è infatti una questione molto più grande: il riconoscimento del diritto degli sceneggiatori a essere coinvolti nelle modifiche al proprio lavoro, diritto che è previsto dai contratti della categoria. Non è previsto invece che uno sceneggiatore possa ritirare la propria firma perché insoddisfatto della messa in scena finale. Le parole dei Fratelli D’Innocenzo non riguardano solo il film di Gabbriellini ma sono un appello all’intera filiera cinematografica.
Se la sceneggiatura viene cambiata, se viene messa mano al lavoro di qualcun’altra è un diritto del lavoratore esserne informato, e i due fratelli rivendicano questo diritto.
Un film nato da un progetto dei D’Innocenzo
Damiano e Fabio D’Innocenzo erano stati indicati fin dall’inizio come sceneggiatori del progetto. Il film nasce dal libro di Nicola Lagioia, pubblicato da Einaudi nel 2020, e affronta il caso dell’omicidio di Luca Varani, ucciso a Roma nel marzo del 2016 da Manuel Foffo e Marco Prato. La versione cinematografica sceglie però di modificare il punto di vista rispetto al libro. Se Lagioia aveva costruito il suo racconto concentrandosi soprattutto sulle vite dei due assassini e sulle circostanze che portarono al delitto, Gabbriellini porta al centro Luca Varani, la sua quotidianità, la sua famiglia e la sua relazione con Marta Gaia Sebastiani. Il regista ha spiegato di aver voluto realizzare un racconto più intimo, quasi un percorso di formazione interrotto improvvisamente dalla tragedia.
Conclusioni
Il risultato è che La città dei vivi, inizialmente annunciato con la sceneggiatura di Damiano e Fabio D’Innocenzo, arriva alla Mostra senza la loro firma nei credits. La loro dichiarazione ha così trasformato una questione interna alla lavorazione in un caso che tocca direttamente il rapporto tra sceneggiatori, registi e controllo creativo di un’opera cinematografica.
Il film di Edoardo Gabbriellini, con Emanuele Maria Di Stefano e Valerio Mastandrea protagonisti, arriverà nelle sale italiane il 1° ottobre 2026 distribuito da Eagle Pictures.