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Pedro Almodovar, El Hombre: il regista fa il suo debutto come scrittore

Pedro Almodovar, El Hombre: il celebre regista, volto di punta del panorama cinematografico mondiale, sta per fare il suo debutto ufficiale come scrittore. 

Pedro Almodovar, El Hombre. L’artista premio Oscar pubblica la sua prima opera narrativa, un libro che intreccia letteratura, autobiografia, desiderio e immaginazione.

Pedro Almodovar, El Hombre: desiderio e immaginazione

Dopo aver costruito una delle filmografie più influenti del cinema contemporaneo, Pedro Almodóvar sceglie di esplorare un nuovo linguaggio artistico. Il regista spagnolo debutta infatti come romanziere con El hombre que solo escribía en los aviones (L’uomo che scriveva soltanto sugli aerei), volume in uscita il 29 ottobre in Spagna per Reservoir Books.
Al centro del racconto c’è Flavio Guijarro, un uomo che non sopporta la parola fine. Quando termina un romanzo che ama, decide di riscriverlo. Cambia le trame, prolunga i destini dei personaggi, mescola universi narrativi differenti e si appropria delle opere che più lo hanno segnato.
È per questo che lo stesso Almodóvar lo definisce provocatoriamente “un ladro di idee”.
Attraverso questo personaggio, il regista porta sulla pagina una delle ossessioni artistiche che hanno attraversato tutta la sua carriera: la convinzione che la finzione non sia un semplice riflesso della realtà, ma una forza capace di trasformarla.
Secondo Almodóvar, infatti, le grandi storie non finiscono mai davvero. Continuano a vivere nella memoria, nei ricordi e nelle reinterpretazioni di chi le ama.
Il romanzo nasce anche da una riflessione sulla fan-fiction, fenomeno che il cineasta guarda con particolare interesse.
Per lui esiste una straordinaria fertilità creativa nel desiderio di lettori e spettatori di prolungare le storie che li hanno emozionati, immaginando nuovi sviluppi e nuovi finali.
L’opera viene descritta dall’editore come un libro difficilmente classificabile: libero, insolito e costruito attraverso una serie di racconti che si aprono l’uno dentro l’altro come una matrioska narrativa.
Due grandi storie d’amore attraversano la vicenda principale, mentre una moltitudine di racconti secondari si intreccia creando continui rimandi tra memoria, fantasia e invenzione.
Flavio Guijarro è un protagonista dalle molte vite.
Disegnatore, musicista, designer, attore, cameriere e studente di psicologia, trova la propria consacrazione professionale come coach di interpreti. Ma la sua vera ossessione resta la letteratura.
La particolarità del personaggio è che riesce a scrivere soltanto durante i voli aerei.
In quota legge e annota senza sosta, riempiendo libri, margini e fogli improvvisati. Una volta tornato a terra, però, l’ispirazione sembra svanire, spingendolo a partire continuamente alla ricerca di nuove storie.
Proprio attraverso le sue riscritture prende forma il cuore più sperimentale dell’opera.
Flavio immagina un sequel di Blade Runner ambientato in una Madrid del 2099 devastata da guerre e desertificazione, rielabora I quaderni di Aspern di Henry James, richiama autori come Vladimir Nabokov e George Orwell e si confronta con l’idea di ricostruire opere scomparse e narrazioni perdute.
Da questi incroci nasce un vero e proprio labirinto metanarrativo in cui la vita del protagonista finisce per infiltrarsi nelle opere che immagina, mentre le storie inventate modificano il modo in cui interpreta la propria esistenza.
Nel libro trovano spazio anche elementi più intimi e autobiografici: relazioni sentimentali tormentate, ricordi di gioventù, riflessioni sul desiderio, sulla sessualità, sulla memoria e sul rapporto tra arte e identità personale. Una dimensione che richiama da vicino alcuni dei temi più cari al cinema di Almodóvar.
Non a caso, il confine tra esperienza vissuta e invenzione rappresenta uno dei nuclei centrali del romanzo.
Lo stesso autore ha ricordato come questa tensione lo accompagni fin dall’infanzia, quando nella sua Castiglia-La Mancia ascoltava la madre leggere e scrivere lettere per le donne analfabete del paese, spesso arricchendole con dettagli immaginari.
Un modo di raccontare che avrebbe influenzato profondamente la sua visione artistica.
“La realtà è incompleta e, per essere più vivibile, bisogna riempirne i vuoti”, è una delle idee che sembrano attraversare l’intero libro e che riecheggiano molti dei suoi film più celebri, da Tutto su mia madre a Volver.
In realtà per Almodóvar la scrittura non rappresenta un territorio del tutto nuovo. Nel corso degli anni aveva già pubblicato sceneggiature, racconti e raccolte di testi, tra cui Fuego en las entrañas, Patty Diphusa ed El último sueño.
Con questo romanzo, tuttavia, compie il passo più importante, affidando per la prima volta a una narrazione ampia e strutturata il compito di esplorare il proprio universo creativo.
Più che un semplice esordio letterario, El hombre que solo escribía en los aviones appare quindi come una naturale estensione del mondo artistico di Pedro Almodóvar.
Un’opera che intreccia letteratura e cinema, autobiografia e invenzione, riaffermando una convinzione che accompagna da sempre il regista spagnolo: le storie più belle non finiscono mai davvero, continuano a vivere ogni volta che qualcuno decide di raccontarle ancora.