Ruben Östlund al lavoro: il regista svedese sta montando il suo ultimo film, The Entertainment System Is Down, e sogna un grande ritorno sulla Croisette.
Ruben Östlund non nasconde le sue ambizioni. Il regista svedese, già vincitore della Palma d’Oro con The Square e Triangle of Sadness, punta a entrare nella storia conquistando un terzo premio consecutivo. Ma potrebbe non tornare a Cannes fino al 2027 con il suo nuovo film, The Entertainment System Is Down.
“Alla fine di febbraio decideremo se andare a Cannes quest’anno o prenderci un altro anno per montare il film”, ha raccontato Östlund dal Göteborg Film Festival, dove ha risposto a una lunga serie di domande sulla sua carriera.
The Entertainment System Is Down: una lunga lavorazione per Ruben Östlund
Il regista sta ora affrontando un montaggio complesso. “Oggi puoi pianificare tutto in un set VR, così sai esattamente dove sarà la telecamera. Ma quando monto, devo ridurre 60 minuti di girato a una scena di un minuto. È tantissimo materiale e ci vuole tempo, ma va rispettato”.
The Entertainment System Is Down è una satira sociale ambientata su un volo a lungo raggio in cui i sistemi di intrattenimento smettono di funzionare, costringendo un gruppo eclettico di passeggeri internazionali a confrontarsi con l’orrore della noia. Tra i protagonisti ci sono Kirsten Dunst, Daniel Brühl, Keanu Reeves, Julie Delpy e numerosi altri attori internazionali. Un film il cui impianto narrativo ricorda da vicino il viaggio in crociera di Triangle of Sadness.
Le ambizioni di Östlund
Riguardo alla sua ambizione di vincere una terza Palma d’Oro, Östlund non si nasconde. “È una fantasia troppo forte per non pensarci. Fissare un obiettivo alto serve anche a spingere le mie capacità e migliorare la qualità del progetto. Ogni decisione va presa pensando a un solo scopo: vincere la terza Palma”.
Ma oltre ai premi, Östlund riflette sul futuro del cinema. “Oggi il cinema è l’unico spazio in cui viviamo un’esperienza collettiva con le immagini in movimento. App come TikTok e YouTube catturano l’attenzione, ma la sala ha un ruolo più importante che mai. I festival, come Göteborg, sono un esempio di come questa esperienza collettiva possa essere preservata”.
Il regista conclude con un monito. “Il cinema non può essere solo un prodotto veloce, da multiplex. Se vogliamo che resti rilevante, dobbiamo vendere l’esperienza collettiva”.