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Taormina Film Festival

Saint Claire, l’anteprima mondiale al Taormina Film Festival

La regista italiana Mitzi Peirone ha presentato il suo thriller, Saint Claire: un film con cui fare luce su corruzione, avidità e violenza.

Le proiezioni al Teatro Antico a Taormina si sono aperte con Saint Claire, una storia che prende spunto da quella della martire del XV secolo Giovanna D’Arco.

 

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“L’italiana che è in me doveva portare nel film l’Europa, Giovanna d’Arco, doveva portare la storia, i dipinti rinascimentali e i chiaroscuri”, ha spiegato la cineasta.

Della trama ha detto: “Protagonista è una ragazza (Bella Thorne) che sin da bambina si trova ad avere una maledizione e un dono. È una giovane estremamente isolata, ma con un mondo interiore vivissimo e molto forte. Si rifugia in una città anonima che potrebbe essere ovunque, dove sembra tutto calmo e tranquillo, ma lì si annida l’insidiosità della violenza”.

In effetti, la violenza non manca in quest’opera seconda. La giovane donna solitaria è perseguitata: delle voci la portano ad assassinare persone malintenzionate e a farla franca.

Saint Claire, da dove nasce il film

La produttrice del primo film di Peirone (Chimera, 2018) le ha proposto il progetto su spinta di Thorne, volenterosa di lavorare con lei, forse affascinata anche dal suo percorso artistico.

Primo film della regista di Saint Claire

L’autrice ha ricordato in conferenza stampa: “Non ho fatto scuole di cinema, ero completamente nuova in questo ambiente, provenivo da una famiglia senza connessioni con l’industria cinematografica. Poi con un visto scaduto negli Stati Uniti sono stata costretta a tornare in Italia e ho sospeso i miei progetti per un anno. Era la fine del 2021, periodo della pandemia, un momento pesante e tragico”. Fin quando non è arrivato l’invito dell’attrice.

Donne protagoniste: un’opportunità di emancipazione

L’altra protagonista è Rebecca De Mornay, che ha descritto quest’esperienza come “un bellissimo viaggio, con una sceneggiatura centrata su personaggi femminili molto forti e potenti”.

In particolare, il suo personaggio (Gigi) “è un modello che aiuta Clare a sviluppare la fiducia e la capacità di combattimento”.

Ancora, si è dilungata focalizzandosi sul tema delle donne nel cinema: “Cerco ruoli che raccontino la possibilità di condurre la vita alle proprie condizioni senza essere definite da un uomo. Ruoli che consentano di mostrare alle donne che è possibile reagire alla violenza dell’uomo e opporsi al patriarcato”.

Per la star di Risky Business – Fuori i vecchi… i figli ballano, che lo scorso anno ha festeggiato il 40esimo anniversario dall’uscita, recitare in questa parte è stato entusiasmante.

Con una carriera così lunga alle spalle non è scontato: ha riferito che ci sono state diverse volte in cui su un set ha pensato di non voler più fare il suo mestiere.

Le differenze col libro di Don Roff

Il lungometraggio è un adattamento del libro di Don Roff Clare at Sixteen, sceneggiato dalla stessa regista – che è anche scrittrice – insieme a Guinevere Turner.

Rispetto al romanzo c’è qualche differenza: “Abbiamo fatto crescere di qualche anno la ragazza. Il personaggio è diventato una giovane donna, il film è stato ambientato in un college”.

Il contesto si può dire familiare alla filmmaker: “[…] è ispirato da una scuola cattolica che io ho frequentato”.