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Taxi Driver, una storia scritta nella depressione

Taxi Driver: di recente, lo sceneggiatore Paul Schrader ha parlato del noto film con Robert de Niro, svelando alcuni curiosi retroscena per i numerosi fan.

Taxi Driver è un film rimasto impresso nella storia del cinema, e lo sceneggiatore Paul Schrader lo sa bene, per questo ha deciso di recente di tornare a parlarne svelando un curioso segreto.

Taxi Driver, le parole dello scrittore

Afferma di aver creato il film quando, a vent’anni, si sentiva depresso su tutto.

Ora 79enne, ha riflettuto sul periodo della sua vita in cui ha scritto il film del 1976.

Le sue dichiarazioni

Nel corso della proiezione per celebrare i 50 anni del film al Tribeca Festival, lo scorso 5 giugno, Schrader ha conversato insieme a De Niro e Jodie Foster in un dialogo moderato da W. Kamau Bell.

Alla domanda su come avesse avuto l’idea, risponde così:

“Ero a Los Angeles in un periodo difficile, giù di morale su tutto, vivevo in macchina e sono finito in ospedale con un’ulcera, e mi è venuta in mente l’idea di fare il tassista, e ho pensato: Ecco chi sono”, ha affermato ricordato il se stesso ai tempi di gioventù.

Si sentiva al centro di tutto, ma solo, come il tassista.

“E c’era quest’idea del tassista come l’amico di tuo padre, Joe, il tipo loquace e amichevole. Io dicevo: Non è un tipo loquace e amichevole. Dicevo: E’ terrorizzato. E’ spaventato. E’ il vecchio e tenebroso Dostoevslij. E’ arrabbiato. E’ solo”, ha detto riferendosi ovviamente al racconto Memorie del sottosuolo, nel quale il narratore ipercosciente vive una vita alienata in costante risentimento.

L’autista a cui aveva pensato si sentiva come sigillato in una sorta di bara gialla.

Marty mi mostrò una versione piuttosto preliminare della sceneggiatura. E ricordo di averti detto: Mary, anche se l’ho scritta io, non credo che ci serve così tanta voce fuori campo, perchè ogni volta che rivediamo quella grande scacchiera gialla, zac, ti colpiamo in pieno con una metafora. Sai, quella è la solitudine, quel taxi, non le sue parole.”

Il film poi divenne uno dei più grandi successi di critica e pubblico, ricevendo ben quattro candidature agli Oscar.

Nel cast figuravano anche Cybil Shepherd, Harvey Keitel, Peter Boyle, Leonard Harris e Albert Brooks.

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