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We Want to Live Here, il corto che dà voce ai bambini ucraini
Presentato ad Alice Nella Città We Want to Live Here, un corto dell’attrice Alexandrina Turcan che racconta lo sguardo dei bambini sul conflitto in Ucraina.
Secondo il Global Peace Index ad oggi sono ben 56 i conflitti attivi nel mondo: il numero più alto mai registrato dalla fine della seconda guerra mondiale. Non viviamo in un mondo sicuro, anzi. Questo vale ancora di più per i bambini. Loro in mezzo ad una guerra diventano ancora più vulnerabili non solo perché sono costretti a vivere sotto una costante minaccia ma perché sono forzati a crescere saltando delle tappe importanti della loro infanzia.
Questo meccanismo lo spiega bene Catherine Russell, Direttore Generale dell’UNICEF che in un’intervista dello scorso anno diceva: “Milioni di bambini vanno a dormire al freddo, spaventati, e si svegliano sperando che questo conflitto brutale sia finito. Sono stati uccisi e feriti bambini e molti hanno perso genitori, fratelli, sorelle, case, scuole, parco giochi. Nessun bambino dovrebbe mai subire questo genere di sofferenze.”
Quando si parla del conflitto russo-ucraino che ormai imperversa da più di due anni lo si fa spesso tenendo in considerazione il punto di vista geopolitico. Si pensa a chi ha provocato cosa, a quali attori sono in gioco, quali saranno le prossime mosse. Si fa rifermento insomma a quelli che sono comunemente considerati “i fatti”, i macro fatti della storia. E se volessimo prendere in considerazione solo questo tipo di storia dovremmo dire che il conflitto scoppiato nel febbraio 2022 era nato de facto nel 2014 a causa delle tensioni legate alla contesa del territorio del Donbass.
Dovremmo poi parlare del ruolo delle truppe NATO, da molte considerate uno dei “declancheurs” principali della guerra. E sarebbe poi importante spiegare come queste contese non siano che l’estensione di un crescendo di tensioni che si sono espanse dal 2001.
Ad ogni passo che Ucraina e Georgia della post Unione Sovietica hanno fatto per distaccarsi dalla madre Russia ed avvicinarsi all’Occidente ne é corrisposto uno uguale e contrario della Russia. Ma tutto questo, quando si parla di bambini e di vite umane, è davvero importante?
La storia delle persone comuni in We Want to Live Here
Probabilmente era proprio questo l’interrogativo da cui é partita Alexandrina Turcan per larealizzazione del suo corto We Want to Live Here. Interrogativo che l’ha spinta poi a partire in solitaria per l’Ucraina. In mezzo a questa Storia più grande, con la “S” maiuscola vivono a si sviluppano delle micro-storie quelle della gente comune, delle donne e di bambini che continuano a vivere nonostante la violenza che li circonda. Lo racconta all’ANSA rilasciando ai loro microfoni un’interessante intervista sul corto che ha appena presentato ad Alice Nella Città.
Queste le sue parole “Volevo vedere la guerra con i miei occhi in un Paese che considero fratello, essendo così vicino al mio. Così sono partita per l’Ucraina da sola. Là poi ho trovato delle persone che mi hanno accompagnato.
Sono così arrivata a Borodyanka, una città vicino Kiev che è stata duramente bombardata e ho iniziato a parlare con dei bambini, di 12, 13 e i 14 anni, una fase cruciale nella vita di tutti noi. Fra questi c’erano Volodymir, Vitalyi e Matviy, poi diventati protagonisti nel corto”. Ci é voluto tatto, “tempo e molto tatto conquistare la loro fiducia e soprattutto le loro famiglie per far sì che potessero raccontarsi”.
Il film racconta in modo diretto ed intimo la quotidianeità di questi tre bambini che é continuamente interrotta dalla brutalità della guerra. Parla delle strategie di sopravvivenza di questi bambini di fronte a questo orrore e dell’impatto che il conflitto ha avuto su di loro e sui loro sogni. Un’idea semplice nell’enormità di sfaccettature che essa porta con sé.
Il cortometraggio è stato prodotto da Sean Penn, che conosceva già Turcan e che ha riconosciuto il grande valore di questo progetto essendosi anche speso più volte a favore della pace in Ucraina.
