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50 km all'ora - Almanacco Cinema

50 km all’ora, la recensione. Niente male

La recensione spoiler di 50 km all’ora, terzo film di Fabio De Luigi. Uscito lo scorso gennaio nelle sale italiane, una commedia delicata e divertente.

 

Il 2024 è stato anche l’anno del ritorno al cinema da regista di Fabio de Luigi, dopo Tiramisù (2016) e Tre di troppo (2023). Stiamo parlando di 50 km all’ora, una commedia senza eccessive pretese ma che sa essere comunque divertente e, in qualche punto, persino toccante. Un film che riflette perfettamente lo stile del suo regista, bonario con un lieve sottofondo di malinconia, e in questa recensione vedremo perché.

 

Informazioni su 50 km all’ora

Il film è di fatto un remake italiano di 25 km/h (2018), commedia tedesca con trama identica, scritto da Oliver Ziegenbalg e diretto da Markus Goller. 50 km all’ora è diretto da Fabio De Luigi e scritto a quattro mani dallo stesso De Luigi e Giovanni Bognetti

 

La storia segue la struttura di un road movie a tutti gli effetti; è stato girato a Cervia, a Fanano, nel borgo collinare di Longiano a San Giovanni in Galilea, a Lizzano in Belvedere e a Bertinoro.  “C’è una comunità di viaggio idealizzata, ma non è mai un film cartolina”, dichiara Fabio De Luigi“Dovevamo raccontare una zona, e la location era fondamentale perché seguire i protagonisti”.

 

50 km all'ora - Almanacco Cinema

 

Sul come sia nata la collaborazione tra lui e De Luigi, Stefano Accorsi ha dichiarato: “Con Fabio ci conoscevamo poco, ma ho sempre amato la sua grazia. Ha un umorismo tutto suo. Ho letto il copione e l’ho trovato bello, essendo questa una commedia umana. Passa da un momento all’altro, seguendo una certa leggerezza. Ed è segno di maturità di scrittura”.

 

50 km all’ora è uscito nelle sale italiane il 4 gennaio 2024 ed è attualmente disponibile su Amazon Prime Video

 

Il film, distribuito da Eagle Pictures, ha incassato in totale 2 246 000 €.

 

 

La trama

Rocco (De Luigi) e Guido (Accorsi) sono due fratelli diversissimi e divisi da un rapporto conflittuale. Si rivedono dopo anni al funerale del cinico padre Corrado (Alessandro Haber).

All’apertura del testamento, i fratelli scoprono che l’ultimo desiderio del padre è quello di far spargere le sue ceneri sulla tomba della moglie mai dimenticata, e che a occuparsene sia Guido. Rocco decide però di accompagnarlo: a bordo di due vecchi motorini i due intraprendono così un viaggio attraverso l’Emilia Romagna, direzione Cervia. I due finiranno per riscoprire un legame che sembrava perduto per sempre.ù

 

CAST: Fabio De Luigi, Stefano Accorsi, Simone Baldasseroni, Alessandro Haber, Marina Massironi, Elisa Di Eusanio.

 

 

La recensione di 50 km all’ora

 

Nonostante abbia avuto la sensazione che il film iniziasse ad ingranare davvero attorno all’ora di durata, 50 km all’ora è comunque una commedia sinceramente godibile, in cui il tocco di Fabio De Luigi si vede a pieno.

 

C’è una vena di malinconia e un discreto approfondimento dell’introspezione dei personaggi, con le varie tensioni e trascorsi, che di certo non fanno male, anzi, a conti fatti fatti costituiscono la componente che da quella marcia in più al film.

 

Ciò quando parliamo di commedie italiane, non è di certo scontato. Si può fare un parallelismo, ad esempio, con un film uscito anche a breve distanza da questo: Come può uno scoglio, con Pio e Amedeo.

Come può uno scoglio ha delle soluzioni e una trama abbastanza simili a 50 km all’ora, ma ecco che lì si vede l’incapacità nella scrittura e nell’interpretazione, dando vita ad un film che risulta, a voler essere buoni, arrangiato e, a voler essere cattivi, ridicolo.

Attori prestati al cinema nonostante siano assolutamente inadatti, fotografia e regia di gran lunga più scadenti di quelle del film di De Luigi e l’assoluta assenza di un anche minimo accenno di profondità nella commedia (tono che si ripercuote ovviamente anche sulle battute improponibili e che spesso e volentieri non lo sono neanche).

Ovviamente Come può uno scoglio ha incassato il doppio di 50 km all’ora.

 

 

De Luigi interpreta sempre quel “povero cristo” un po’ ingenuo e niente, è sempre divertente. Si vede che c’è chimica tra gli attori e la coppia con Accorsi funziona benissimo.

La regia non è male, fa il suo; le scene migliori sono quelle a bordo dei Ciao, che coincidono spesso con il progredimento del rapporto tra i due fratelli, come la prima corsa notturna nel paesino.

 

50 km all'ora - Almanacco Cinema

 

Non male anche la sottotrama del figlio di Guido, dalla scoperta a quando si appostano sotto dal suo palazzo per cercarlo. Bello il momento in cui a cena Rocco, dopo aver appreso la notizia, non si preoccupi per Guido, bensì per il nipote che è cresciuto senza padre e senza zio; dimostrando che tenga più lui ad avere un nipote che il fratello ad avere un figlio.

Qui però c’è un piccolo problema: Simone Baldasseroni. Ora, Simone Baldasseroni sarà sicuramente un ottimo cantante, un ottimo modello per quanto è bello immagino, come anche un ottimo pasticciere e un brillante pescatore. Ma, in nome di ciò che c’è di buono a questo mondo, tenetelo lontano dai set.

Magari questo è un mio tallone d’Achille ma io odio, detesto, quando al cinema ci vanno ex modelli, vip o gente che pensa di poter recitare solo perché è bella. Un vip o un modello può senza ombra di dubbio stare in un film, ma deve dare un apporto di bravura, deve mostrarsi capace, deve meritare la scelta come un qualunque altro vero attore.

Non voglio essere cattivo, perciò dico tenete anche me lontano dai set, perché non sono buono. Però pure lui, per cortesia.

 

 

La sequenza in cui si sballano al party l’ho trovata divertente, tranne quando poi ritornano a ballare. Quella scena se la sarebbero potuta giocare, soprattutto in una commedia, in mille modi diversi e invece mi ha imbarazzato un po’, col mondo sfocato che scorre velocemente attorno ai personaggi e loro nitidi a turno al centro dell’inquadratura.

 

 

Un po’ troppo affrettata, in un film che comunque si prende i suoi tempi, la parte del confronto tra i due fratelli e la riconciliazione.

Ho apprezzato molto, invece, la conseguente scena in cui Rocco immagina di parlare col padre e si trova a fare i conti con ciò che è stata la propria vita, senza una famiglia propria e segnata dall’assistenza al padre che però non lo ha mai neanche ringraziato e, anzi, gli dice che lui lo ha fatto solo perché non sapeva fare nient’altro. Bello il momento in cui, quindi, Rocco butta via le ceneri e successivamente, riguadagnata la lucidità, la sostituisce con quella di un fuoco spento.

 

 

Infine, ho gradito da morire la sorpresa sul finale in cui si scopre che in realtà Rocco abbia buttato via la vera lettera del padre e quella consegnata a Guido sia in realtà quella scritta da lui. Anche se sarebbe bastata tranquillamente una spiegazione in meno e, se il film si fosse concluso nel momento in cui Rocco accartoccia la vera lettera del padre, sarebbe stato meglio.

Ed ecco che se alla fine lo stesso spargere delle ceneri è fittizio, come anche lo sono le ultime volontà del padre morto, si finisce ad interrogarsi su cosa sia che conti per davvero. Evidentemente, più che le sferzanti ultime volontà di un morto, è molto più importante preservare la dolce illusione di un vivo.

 

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema