l'uovo dell'angelo

L’uovo dell’angelo: viaggio in un mondo sospeso

L’uovo dell’angelo (Tenshi no tamago), a quarant’anni dall’uscita in Giappone, arriva finalmente nei cinema italiani. Il capolavoro di Mamoru Oshii approda nelle sale dal 4 al 10 dicembre grazie a Lucky Red, dopo la presentazione al Festival di Cannes, dove è stata mostrata una versione restaurata in 4K.

Realizzato nel 1985, prima ancora del grande successo di Ghost in the Shell, il film è una rara gemma dell’animazione giapponese. All’epoca non ebbe neppure in patria una distribuzione cinematografica tradizionale, uscì direttamente in home video e venne proiettato una sola volta, il 22 dicembre 1985, al Tōhei Hall di Shibuya. La sua natura criptica e complessa contribuì all’insuccesso commerciale, con ripercussioni sulla carriera di Mamoru Oshii, che per anni faticò a ottenere nuovi progetti.

Il character design porta la firma inconfondibile di Yoshitaka Amano, che cura anche la direzione artistica. La produzione è dello Studio Deen e della Tokuma Shoten.

Con L’uovo dell’angelo, Oshii firma il suo primo lavoro da regista indipendente, confermando un interesse per la fantascienza già evidente nei suoi esordi e consolidato da esperienze in serie popolari come Lamù: Only you, Lamù: Beautiful Dreamer ma anche Patlabor.

Nonostante l’esito commerciale deludente, la critica considera L’uovo dell’angelo la piena espressione della poetica di Oshii, un’opera in cui la fantascienza si intreccia a suggestioni bibliche, restituendo un immaginario unico e ancora oggi di straordinaria forza visiva.

La trama

Il racconto si sviluppa attorno all’incontro tra una bambina e un ragazzo, sullo sfondo di un mondo distopico in cui gli esseri umani sono costretti a vivere in una piccola porzione della Terra, dove la pioggia non smette mai di cadere. La bambina attira subito l’attenzione del ragazzo grazie al misterioso uovo che porta con sé. Il giovane arriva a bordo di carri armati da guerra tentacolari, dotati di movimenti quasi organici, e porta sulle spalle un’arma che appare come una via di mezzo tra un fucile e una croce, elemento che lascia intuire il suo possibile ruolo di soldato.

L’opera racconta una vicenda sospesa tra mito e fantascienza, nella quale il ragazzo racconta di un diluvio universale, segnato dall’assenza della colomba inviata a cercare terra che non è mai più ritornata, e l’umanità, rimasta ad attendere, avrebbe finito per dimenticare l’esistenza di un mondo precedente, congelati in un’eterna sospensione.

L’ambientazione richiama in modo evidente l’immaginario fantascientifico e gotico, un luogo post-apocalittico, popolato unicamente da statue pietrificate e da soldati che avanzano come ombre. Ne emerge uno spazio, in cui ogni presenza umana appare fragile e provvisoria.

Simbolismo

Nei primi minuti del film vediamo le mani del ragazzo e quelle della bambina si alternano in una sequenza che mette in evidenza la dualità delle due figure, accompagnate da un suono che richiama la frattura, la crepa, come se qualcosa stesse per rompersi.

Ci si lascia trasportare dalle sensazioni evocate da questo mondo concepito da Oshii insieme ad Amano, un universo in cui l’elemento centrale è la costruzione artistica. Il film concede grande spazio alle immagini, all’estetica di Yoshitaka Amano e a una colonna sonora che contribuisce a definire un’atmosfera misteriosa e sospesa. L’elemento dell’arca, che ha salvato gli esseri umani, richiama direttamente a un immaginario biblico, così come l’attesa della colomba che non arriverà mai.

Il mondo rappresentato da Oshii è un luogo in stato di guerra, segnato dalla presenza costante di carri armati che accompagnano il ragazzo. Quest’ultimo sembra incarnare la violenza, la presunzione e l’incapacità di comprendere l’altro. Vediamo questo uovo custodito con tanta cura dalla bambina, tratteggiata come una sorta di figura divina: un angelo che protegge il segreto del mondo. Anche il character design contribuisce a delinearne l’aura simbolica: la pelle chiarissima e i capelli bianchi richiamano, nella cultura giapponese, purezza e distacco dal mondo terreno.

Come ho già fatto presente, il film è costellato di riferimenti biblici: nel racconto del ragazzo emergono rimandi evidenti al diluvio universale e alla figura di Noè. A ciò si aggiunge la presenza di una misteriosa figura circolare con un occhio al centro, un’immagine che richiama la descrizione degli angeli biblici, circondati da un’aura divina. È possibile rintracciare anche un riferimento all’albero della vita, simbolo di saggezza divina, eternità e nascita, l’albero compare nel luogo in cui la bambina si rifugia e ritorna nella parte finale, dove con un’inquadratura in campo lungo viene mostrata nella totalità  la sua dimora, ispirata proprio all’albero della vita. Tutti questi elementi contribuiscono a definire la bambina come una figura quasi divina.

È presente anche un forte richiamo a una purezza quasi sacrale: la bambina si prende cura del suo uovo mantenendo intatta la propria innocenza, e lo porta in grembo come se custodisse una vita. I continui riferimenti all’acqua evocano inoltre l’idea della gestazione e della vita.

 

L'uovo dell'angelo

Colonna sonora

Per quanto riguarda la colonna sonora, il film si affida al compositore Yoshihiro Kanno, divenuto noto proprio grazie a questa collaborazione. Musicista di formazione classica, Kanno riesce a trasmettere attraverso le sue partiture le sensazioni che l’opera intende evocare, accompagnando le immagini e amplificandone l’intensità emotiva.

Conclusioni

In definitiva, L’uovo dell’angelo rappresenta uno dei tentativi più radicali e coerenti di fondere animazione e ricerca estetica. La scelta di affidare la narrazione a immagini statiche, suoni minimali e simboli stratificati permette al film di superare i confini dell’animazione tradizionale e di trasformarsi in una vera e propria esperienza. Un esperimento che divide, ma che rimane importante nella storia del cinema d’animazione giapponese.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
5
★★★★★