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4 mesi, 3 settimane, 2 giorni, la recensione su Almanacco Cinema

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni: la recensione

Nella Romania comunista, due ragazze devono compiere una scelta che cambierà la loro vita. 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni: un dramma profondamente realistico.

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni incarna una delle perle del Nuovo Cinema Rumeno, e più in generale del cinema europeo. Cristian Mungiu racconta in modo crudo e autentico la Romania sotto il regime di Ceaușescu, con un film che parla da sé.

Palma d’Oro al Festival di Cannes 2007, prodotto da Mobra Films e distribuito in Italia da Lucky Red, 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni non lascia spazio a troppe parole. Al contrario, fa sì che siano le immagini e l’assenza a parlare del dramma di due ragazze.

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni: la trama

Otilia e Găbița sono due studentesse universitarie che vivono in uno stato di precarietà. Tutto si svolge in una giornata – così opprimente che viverne un’altra sarebbe troppo per noi. Le due ragazze si muovono in una Bucarest fantasma, moralmente ed emotivamente grigia. Come anime erranti, sono alla ricerca disperata di qualcosa, o di qualcuno…
In un paese dove la libertà è un’utopia, Găbița e Otilia devono trovare una soluzione clandestina a qualcosa che all’inizio, nemmeno il film sembra poter nominare.

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni la recensione su Almanacco Cinema

Non c’è bisogno di parole: parlano le immagini

La regia di Cristian Mungiu è quasi invisibile, che sembra di stare lì vicino a Otilia e Găbița e sentire i loro pensieri, seppur impenetrabili. La camera resta lì, ferma, aspettando che le due agiscano. E noi rimaniamo immobili, come fossimo degli osservatori silenziosi. In alcuni momenti ci sentiamo quasi un peso, quasi “di troppo”, mentre siamo al fianco delle due ragazze, costantemente avvolte dal silenzio di strade deserte e di camere d’albergo soffocanti.

Non c’è spazio per nulla, nemmeno per la musica. Otilia e Găbița si muovono in ambienti animaleschi che raccontano tanto quanto i personaggi. Il grigio dominante e i colori freddi restituiscono un mondo glaciale, dove le emozioni non trovano voce. Un mondo in cui la felicità è un’idea lontana. Infatti, le due ragazze sono mosse solo dal desiderio di evitare il peggio, in una società che non offre, né concede nulla.

Anime erranti

Inizialmente, il cuore del film non viene nemmeno nominato e solo più avanti si chiarisce di cosa si tratta. È proibito non solo farlo, ma anche parlarne. Otilia comunica con noi attraverso lo sguardo, rompendo la quarta parete, come se si sentisse osservata e giudicata persino da noi. Lei e Găbița sono anime erranti, consumate da una giornata che brucia lentamente. In particolare, Anamaria Marinca (Otilia) è straordinaria: comunica una vasta gamma di emozioni, lavorando per opposti. È misurata e intensa, trattiene ma al contempo svela con gli occhi. Il suo sguardo riesce a penetrare lo schermo in modo profondamente umano, quasi a chiederci aiuto.

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni: il ritratto di una società finita

Piccoli ma incisivi frammenti di quotidianità raccontano gli ultimi anni del regime comunista. Bebe, l’uomo con il quale le due ragazze hanno appuntamento nella stanza d’hotel per risolvere “il problema”, incarna il potere corrotto. L’uomo, infatti, sfrutta l’assenza di alternative, approfittando della disperazione altrui, per un tornaconto personale.

Dopo aver superato il peggio in hotel, Otilia si reca a una cena di famiglia, a casa di Adi, il suo ragazzo. Qui, Mungiu mostra un mondo adulto incapace di vedere il dolore dei più giovani, tra discorsi vuoti e paternalistici. Nonostante il trauma subito poco prima in hotel con Bebe, Otilia è costretta a muoversi nella normalità più assoluta. Durante la cena, è immersa in conversazioni superficiali, ma con la testa è altrove. Infatti, in hotel, Găbița sta affrontando la prova più difficile, da sola. Il mondo degli adulti si rifugia nel perbenismo cieco e nell’ipocrisia, mentre la paura e la sofferenza restano confinate lì dove nessuno guarda.

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni la recensione su Almanacco Cinema

In conclusione

Un matrimonio chiassoso, un tripudio di festa. Mentre poco più in là le due ragazze, sedute al tavolo del ristorante dell’hotel, sono accompagnate solo dal silenzio interiore. Un’immagine che è l’emblema di una società marcia, che preferisce non vedere, non parlare e non sapere. In una sola inquadratura, Cristian Mungiu condensa la paura, la brutalità e la disillusione che permeano l’intero film.

“Non ne parleremo più”, dice Otilia a Găbița, tagliando ogni spazio di conversazione su ciò che è successo. Eppure, nel suo sguardo, si intuisce che il “peso” di cui si sono liberate non è scomparso, ma è solo nascosto. Non c’è tempo per elaborare il dolore, perché non è concesso nemmeno provarlo.

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni è senza dubbio un gioiello del cinema europeo, capace di raccontare sottovoce l’indicibile. E lo fa con realistica crudezza. È un film in cui ogni cosa racconta, anche ciò che non possiamo vedere.

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni la recensione su Almanacco Cinema

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4.3
★★★★