Ancora un’estate di Catherine Breillat è un film senza via d’uscita e risoluzione, rispettando pienamente gusto e intenti dell’autrice.
Il film, in concorso per la Palma d’oro a Cannes 2023, è in realtà un remake del film danese Dronningen (2019). Ma certamente Breillat riesce a fare sua la materia iniziale e a darle un carattere nuovo. In estrema sintesi, Ancora un’estate esplora i risvolti di una relazione sbagliata: quella fra un adolescente e la sua matrigna. E lo fa in maniera poco scabrosa, con un intento da analisi introspettiva. Il film è tutto incentrato sull’ottima interpretazione di Léa Drucker, la matrigna, nonché avvocata che difende minori vittime di abusi.
Ancora un’estate, la trama
Il film si apre proprio con il confronto tra Anne (Drucker) e una sua cliente minorenne. La ragazza è preoccupata per il processo che dovrà affrontare, dopo aver denunciato un adulto per abuso sessuale. Anne la supporta ricordandole che lei è solo una ragazzina ed è la vittima della vicenda.
Per contrappasso, Anne, donna adulta, sposata, con due figlie adottate e rispettata avvocata, dovrà affrontare proprio l’inspiegabile attrazione per un adolescente, il suo figliastro. Infatti, Théo (Samuel Kircher), il figlio di una precedente relazione del marito, si trasferirà a casa loro a Parigi.
Théo è un adolescente problematico, che ha già avuto problemi con la giustizia, nonostante l’aspetto da cherubino – ma con qualche tatuaggio – . Oltre al fatto che ha un pessimo rapporto con il padre assente. Il ragazzo si dimostra subito gentile e amorevole con le due sorelline e scontroso con i due adulti. Finché Anne non riesce a trovare una connessione con lui e il loro rapporto si fa sempre più stretto.
Inizierà a questo punto una relazione fra i due che non porterà a nulla di buono, mentre la regista sembra suggerirci che il desiderio non può essere soffocato mai del tutto.
Anne e Théo
Interessante la caratterizzazione che viene fatta dei personaggi, soprattutto per quanto riguarda Anne. La sua personalità sembra un po’ inafferrabile. Non si capisce mai fino in fondo cosa la spinga nelle sue azioni. Perché è attratta da un adolescente? Per di più figlio del marito, con cui condivide due bambine? È una semplice trasgressione?
Catherine Breillat sembra suggerirci che Anne vuole riappropriarsi di un’adolescenza mal vissuta. Infatti, la donna si comporta in maniera superficiale e irresponsabile nonostante il grande pericolo che corre di rovinarsi la vita. E accenna a Théo di un brutto ricordo legato al suo primo rapporto sessuale.
La regista, in diversi film, ha già affrontato l’argomento delle brutte esperienze adolescenziali, in particolare legate al sesso. Quindi è qualcosa che le sta a cuore e su cui spesso si sofferma. Per Anne, allora, la relazione sessuale con Théo sarebbe una sorta di rivincita sulla vita. Anche perché questa sua vita borghese la annoia a morte. Altro aspetto da tenere presente.

Insomma, Breillat, come sempre, vuole trasmettere un messaggio di libertà e liberazione femminile. C’è, però, un “ma”. La regista si spinge oltre e fa vedere anche il rovescio della medaglia. Non è possibile avere una relazione col proprio figliastro minorenne e non subire alcuna conseguenza. E così Anne si dimostra anche subdola e priva di rimorsi quando deve difendere il proprio status quo. Non è disposta a soccombere di fronte un adolescente. Proprio lei che li conosce così bene.
Per quanto riguarda Théo, siamo vicini alla stereotipizzazione del giovane dal fascino efebico, per il quale si può provare allo stesso tempo tenerezza e attrazione. Una figura simile a quella protagonista di Madre, anche se, bisogna dirlo, in quel caso l’adolescente provocante appariva molto più carismatico. E forse è proprio un po’ di carisma che manca ai personaggi.
Ancora un’estate e la visione di Breillat
La regista, infatti, ci presenta dei personaggi a tratti sfocati. Come lo sono il marito di Anne e sua sorella, che decide di coprirla dopo aver scoperto della scabrosa relazione. Viene dato spazio anche alle due sorelline adottate, una molto più esuberante e insidiante dell’altra.
Risulta, però, difficile affezionarsi o empatizzare totalmente con qualcuno. E probabilmente questo era l’obiettivo di Breillat. Théo è immaturo e a tratti irritante. Anne è sfacciata e amorale. Il marito pur di mantenere le apparenze fa finta di non vedere. E la sorella di Anne potremmo dire faccia altrettanto. Il personaggio più enigmatico ma anche affascinante rimane però Anne. Grazie alla grande prova di Léa Drucker.
Menzione speciale per le inquadrature, che giocano molto sui primi piani dei volti di Thèo e Anne che si alternano. Non abbiamo mai i due punti di vista in contemporanea nella stessa scena. In particolare, quando si parla delle scene di sesso, che risultano statiche e tutte incentrate sulle sensazioni e quindi la psiche dei personaggi. Anne sembra avere un ruolo passivo durante i loro rapporti, lasciando al ragazzo prendere iniziativa. Come per avere un alibi con cui difendersi quando le verrà presentato il conto di questa terribile concessione che si sta facendo.
Conclusioni
Breillat realizza un film seducente ma che lascia una sensazione finale di inconcludenza. Nuovamente si può dire che questo era quello che voleva la regista. Rimane il fatto però che, nonostante la premessa intellettualistica e introspettiva, il film finisce in un nulla di fatto. Più il documentario di una storia che un film che sappia emozionare o, tuttalpiù, scandalizzare. Ma di scaldalo c’è poco a parte la materia di partenza, così come pochi sono i sussulti durante la visione.
Rimane sicuramente interessante la capacità manipolatoria di una donna ferita in adolescenza e che forse capisce meglio di tanti adulti la delicatezza di quel periodo della vita. E proprio per questo non disposta a farsi calpestare ma convinta di dovere e potere combattere per mantenere il previlegio acquisito con la vita adulta. Una riflessione stimolante ma non del tutto esplicitata, lasciata a una libera interpretazione. Ad ogni modo, Ancora un’estate merita pienamente la visione. Ora disponibile su Mubi e su altre piattaforme a pagamento.
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