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Charlie Chaplin, artista completo dallo stile sempre attuale
Charlie Chaplin, i film che lo rappresentano continuano ancora oggi ad essere motivo di studio, ispirazione e soprattutto cultura per le generazioni del futuro.
Sir Charlie Chaplin, all’anagrafe Charles Spencer Chaplin Jr (Londra, 16 Aprile 1889- Coursier-sur-Vevey, 25 dicembre 1977), è conosciuto per le sue grandi qualità di attore, comico, regista, sceneggiatore, compositore e produttore cinematografico, autore di oltre novanta film e considerato tra i più importanti cineasti del XX secolo..
Biografia
Nacque il 16 aprile 1889 a East Street, nel sobborgo londinese di Walworth. I suoi genitori erano Charles Chaplin Senior, attore di varietà di discreto talento ma compromesso dalla eccessiva dipendenza dall’alcool, e Hanna Harriette Hill, meglio nota come Lily Harley, attrice di altrettanto talento e qualità, ma con minor fortuna. A causa del burrascoso rapporto dei suoi, Chaplin e il suo fratellastro crebbero per due anni divisi tra collegi e istituti per orfani a Lambeth. Questo non impedì però al giovane e umile artista di forgiarsi nei teatri con corsi di canto e recitazione. Nel 1898 entra nella compagnia degli Eight Lancashire Lads, sotto la guida di William Jackson. Tra il 1906 e il 1907 fa parte invece del varietà con il Circo di Casey. Dal suo primo contratto con una casa cinematografica (nel 1913 con la Keystone, con un compenso di 175 dollari), arrivò poi negli anni a diventare capocomico e successivamente(negli anni a seguire) celebrità del cinema muto (con il suo iconico personaggio del vagabondo, figura satirica con i classici pantaloni, baffi, il cappello in rivolta contro le convenzioni sociali).
Stile e personaggio ricorrente
Chaplin non progettava su carta nessuna delle sue gag, nè tanto meno sceneggiava l’intreccio delle sue comiche. Riusciva a tenere a mente un intero film per poi spiegarlo agli attori sul set man mano che lo girava. Adorava catturare la realtà (in modo dettagliato così come amavano fare i fratelli Lumiere con il loro Cinematographe, considerato come il Grand Tour dei poveri, secondo anche il parere attuale di Martina Felici, (insegnante toscana di teatro nonchè scrittrice). Molti come lui si ispirarono al personaggio del vagabondo, ma senza riscuotere il suo stesso successo. Era solito curare da solo i progetti in ogni dettaglio, con la sua United Artists Corporation, affidandosi solo a se stesso ed a una ristretta cerchia di fedelissimi. Inserì questo particolare personaggio nei suoi principali capolavori (tra tutti ricordiamo Il monello, La donna di Parigi, Luci della città, Tempi moderni), riuscendo ad arrivare al cuore degli spettatori con la sua comicità elegante, divertente, semplice ma al tempo stesso intelligente, e soprattutto mai volgare o offensiva.
L’ultima apparizione del vagabondo
Con il film Il grande dittatore (1940), completamente in sonoro, Charlie consentì una ultima grande prova del suo personaggio vagabondo. In questo caso l’artista interpretò ben due personaggi: Adenoid Hynkel, il dittatore di Tomania, esplicitamente ispirato ad Adolf Hitler, e un barbiere ebreo perseguitato dai nazisti. In seguito alla guerra, quando lo sterminio degli ebrei fu noto, Charlie dichiarò che non avrebbe mai realizzato il film se fosse stato al corrente di quanto sarebbe poi realmente accaduto nella realtà. Decise di abbandonare il suo vagabondo poichè riteneva non avesse più nulla da dire, non avrebbe più saputo cosa fargli dire, essendo cambiati tempi e costumi. Negli anni a venire non mancarono comunque altre pellicole di grande spessore e collaborazioni di spicco, tra cui quelle con Buster Keaton, Marlon Brando e Sophia Loren. Morì alla veneranda età di 88 anni, nella notte di Natale del 1977.
Il film della consacrazione artistica
Molti ritengono La febbre dell’oro una delle migliori opere della sua lunga e fiorente carriera (con i dovuti alti e bassi, anche a causa di una vita privata piuttosto travagliata). Venne proiettato per la prima volta nel giugno del 1925, e rieditato poi, solo in fase successiva, nel 1942, con l’inserimento del sonoro. Oltre a lui ( nel ruolo del cercatore Charlot), figurano nel cast anche Georgia Hale (Giorgia), Mack Swain (Giacomone), e Tom Murray (Black Larsen). Il film racconta le vicissitudini di un piccolo cercatore d’oro, Charlot, che affronta i pericoli del Klondike per trovare ricchezza, alle prese con il terribile Black Larsen e con il robusto Giacomone, con il quale instaurerà un sodalizio.
La febbre dell’oro, un film sempre attuale tra storico e moderno
La giusta sintesi tra passato e presente. Così si può definire questo piccolo gioiello cinematografico. Alla domanda se possa risultare ancora attuale, per stile, tematiche e semplicità diversi rispetto alle tecniche e i mezzi dei giorni nostri, si può rispondere con un sincero e deciso si. Si presenta infatti come un’opera assolutamente moderna, di quelle che restano impresse nella memoria. Cambiano gli espedienti, i particolari ( come la casa in bilico sul precipizio e la stessa passeggiata iniziale sull’orlo del burrone, con tanto di orso minaccioso, o la trasformazione del vagabondo in una enorme gallina inseguita da Giacomone affamato, derivante dalla conoscenza di Chaplin dei morsi della fame conosciuta da giovane). Pur avendo visto una normale evoluzione, il cinema attuale può sempre ispirarsi a grandi capolavori del passato come questo, da cui è partito e su cui ha posto le basi per la sua crescita.
Ironia misurata e la danza dei panini
La memorabile scena della danza dei panini ( che venne riproposta su esplicita richiesta del pubblico presente in sala), è la prova concreta del perchè Chaplin possa essere considerato, anche nel 2025, esempio e guida. Di per sè le sue idee potevano risultare non originali, ma il talento dell’artista era proprio ricreare scene all’apparenza noiose o già viste, ed elevarle alla massima potenza. Il tono dei personaggi (pur essendo muti), i modi di fare, le buffe distrazioni, le gag, erano in grado di arrivare al cuore di chi le ammirava proprio perchè vere, rappresentate senza schemi prestabiliti. Ciascuno poteva rivedersi nel personaggio, nella sua vita, nelle sue emozioni, e nelle sue debolezze.
Conclusioni
Il cinema moderno, oggi più che mai, necessita proprio di questo. Ritrovare quella veridicità, quella passionalità e quella trasparenza da cui è partito, e che l’arrivo della tecnologia (seppur molto utile) e del mondo social, hanno un pò oscurato. Ritrovare il contatto con il pubblico , con il quotidiano, non solo con la semplificazione dei metodi (oggi è più comodo guardare un film da casa con le piattaforme piuttosto che assaporare il cinema), ma anche con la spontaneità, adattata ovviamente al contesto legato alla nostra attualità.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
5
★★★★★