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Cime tempestose, la recensione

Cime tempestose 2026, la recensione su Almanacco

Margot Robbie e Jacob Elordi ci fanno immergere nel delirio d’amore di metà Ottocento di Cime tempestose, con una mano tesa alla cultura pop contemporanea.

Emerald Fennell, dopo Una donna promettente e Saltburn, decide di riscrivere Cime tempestose. Il romanzo del 1847 di Emily Brontë. E di filtrare la storia dal punto di vista di lei, ovvero Catherine. Al contrario, l’opera originale era incentrata sul trovatello Heathcliff e sulla sua voglia di rivalsa e vendetta verso chi lo aveva umiliato. Fennell, invece, traspone solo una metà del romanzo, quella focalizzata sulla relazione burrascosa e platonica (nel romanzo) fra Cathy e Heathcliff.

Ne scaturisce un film da “romanzo rosa”, tanto improbabile quanto inconsistente. Non tanto per la volontà di modernizzare la storia e renderla più appetibile a un pubblico (femminile) odierno. Quanto per una mancanza di inventiva e una sostanziale pigrizia nel cercare di provocare e scuotere veramente chi guarda. Cime tempestose è ora nelle sale.

Cime tempestose 2026, la trama

Cime tempestose

L’inizio del film è una dichiarazione d’intenti. Il nuovo Cime tempestose vuole provocare e lo fa con un’impiccagione che eccita, letteralmente, il pubblico che assiste. Così veniamo introdotti alla storia e alla nostra protagonista Catherine. Interpretata da bambina da Charlotte Mellington e da adulta dalla diva Margot Robbie.

Immediatamente il film ci immerge in una dimensione visivamente accattivante, che corre veloce anche grazie a una colonna sonora d’impatto e pop. Curata da Charlie XCX.

Cathy vive nella brughiera dello Yorkshire in una dimora in decadenza, Cime tempestose, a causa dello sperpero di denaro del padre alcolizzato (Martin Clunes). È orfana di madre e ha una sorellastra, Nelly (Hồng Châu). Avuta dal padre con una donna di rango inferiore.

Un giorno, il padre riporta a casa un bambino trovato per strada. Cathy è contenta di avere compagnia, anche se quel bambino è analfabeta e non ha un nome. La bambina decide di chiamarlo Heathcliff, come il fratellino morto. A interpretare Heathcliff da bambino abbiamo l’astro nascente Owen Cooper e da adulto la star Jacob Elordi.

I due bambini crescono insieme e si fanno forza nella povertà e negli abusi del violento padre di Cathy. Finché non si trasferisce nei terreni a loro vicini l’abbiente famiglia Linton. Il primogenito Edgar (Shazad Latif) si invaghisce di Cathy e le chiede la mano. Questo scatenerà la gelosia e rabbia di Heathcliff, troppo ignorante e povero per poter competere con lui per la mano della donna che ama. Allora, andrà via in cerca di fortuna e tornerà ricco e deciso a compiere la sua vendetta.

Cime tempestose, tante promesse poca sostanza

La presentazione di Cime tempestose faceva pensare a un film incentrato su una relazione malsana. Appunto quella fra la capricciosa Cathy e l’ombroso Heathcliff. Ma tutto quel tormento, quella “tossicità”, tanto annunciati dalle premesse del film, vengono ben presto disattesi. Heathcliff, infatti, non è mai davvero pericoloso per Cathy, ma neanche per gli altri personaggi. Quel demonio che dovrebbe essere, anche in base al romanzo d’ispirazione, si trasforma in un uomo scialbo e infantile. È difficile dividere le colpe fra la scrittura del personaggio e la piatta interpretazione di Elordi.

È legittimo togliere la cattiveria a Heathcliff, anche per mandare un messaggio diverso. E così togliere “fascino al male”. Ma quello che è imperdonabile è svuotare di fascino lui e le sue istanze. Quelle che lo muovono nelle azioni anche più discutibili. Al centro dovrebbero esserci la disparità di classe e la condizione femminile che non permette l’emancipazione e la scelta del partner da sposare. Ma tutto questo rimane irrimediabilmente sullo sfondo. Appena accennato.

Allora, ci si può chiedere: qual è il focus del film? Potremmo azzardare nel dire “la passione”. Ma purtroppo anche quella è monocorde, prevedibile, basilare. Niente stupisce o provoca veramente. Anzi si rischia l’effetto opposto in alcune scene, che appaiono imbarazzanti e quasi provocano una risata.

Nota di merito per Margot Robbie, che riesce a far affezionare al suo personaggio. Il suo carisma regge bene la parte di una donna immatura ma che suscita simpatia. A volte carnefice altre succube delle circostanze.

L’assenza del tessuto socioculturale del romanzo

Le uscite al cinema di febbraio 2026: Cime tempestose

Il peccato maggiore di Emerald Fennell, però, è quello di non avere alcuna pretesa sociologico-culturale col suo Cime tempestose. Infatti, il film sopprime buona parte della questione “sociale” originaria, anche legata all’aspetto di Heathcliff. Il quale nel romanzo è di pelle olivastra ed è rozzo nell’aspetto e nei modi.

Qui, invece, è un “bellone” trasandato con qualche cicatrice. Non è mai volgare o inopportuno. Chiede sempre il permesso prima di agire. Non c’è malvagità in lui, insomma. Anzi, Chaty appare molto più subdola di lui. Così come la sorellastra Nelly, che si frappone fra i due. Tanto da apparire come la vera antagonista della storia.

Heathcliff viene riscritto per apparire una persona “moralmente” amabile. Senza troppe contraddizioni. Quello che lo divide da Chaty sono agenti esterni non il suo carattere o la sua condizione. È questo che il film suggerisce. L’eliminazione di tutte queste componenti che non vengono sostituite con altre istanze, magari più contemporanee, rendono Cime tempestose vuoto e anche noioso.

Allo stesso tempo, le dinamiche di coppia sembrano datate e in alcun modo innovative. Il film non dice davvero nulla di più sulla questione. La loro non è una “relazione tossica” ma una storia d’amore impossibile e struggente che dovrebbe muovere a commozione.

Il barocco di Cime tempestose

Margot Robbie in Cime tempestose 2026

Per quanto riguarda la messa in scena, questa è sicuramente molto curata. Gli abiti fatti indossare a Cathy sono sfarzosi ed eccessivi. Rappresentano un’opulenza che toglie il respiro e che “corrompe” l’anima della protagonista. C’è un’opposizione urlata fra lo sfarzo della dimora della Cathy adulta e la miseria estrema di dove è cresciuta.

Fennell carica il film di colori accesi e in contrasto. Predomina sicuramente il rosso sangue. Il tutto, però, richiama una dimensione immaginifica che poco ha a che fare con la realtà. È un kitsch delirante a fare da padrone al nuovo Cime tempestose.

La colonna sonora è suggestiva e non eccessivamente invadente, mette insieme pop e musica classica. Ma questa suggestione di potenza si sgonfia di fronte un’inconsistenza che pervade tutto il film.

Conclusioni: pro e contro

Cime tempestose con il suo prologo riesce a catturarci. Cathy e Heathcliff bambini scaldano il cuore e il finale richiama proprio l’inizio, riuscendo a smuovere qualcosa. Tanto che gli attori bambini, Melligton e Owen, sembrano più in parte di Elordi e Robbie. La loro amicizia/amore puerile trova giustificazione proprio nella giovane età. Quando, però, i due ci vengono presentati come trentenni che si rincorrono ancora come bambini qualcosa non torna. E anche le dichiarazioni che dovrebbero essere impattati perdono di significato.

Cime tempestose, in definitiva, appare un film poco serio. Dichiaratamente sopra le righe e a tratti ironico. Sulla stessa riga di Una donna promettente e soprattutto Saltburn. Ma a mancare qui è l’effetto sorpresa, e proprio quell’erotismo tanto annunciato. Anche la tematica sociale, cara a Fennell, che sia la violenza sulle donne o la scalata sociale, è ridotta a parodia. I personaggi sembrano agire perché così è scritto in sceneggiatura e non perché mossi da una necessità forte.

Positiva, invece, la costruzione di due personaggi femminili carismatici. La sorellastra Nelly, sbeffeggiata anche lei per il suo rango e vendicativa come dovrebbe essere Heathcliff. E la cognata di Cathy, Isabella, ottima prova di Alison Oliver. Una figura stralunata, bambinesca e divertente. La dinamica fra le tre donne è sicuramente uno degli aspetti più interessanti del film.

Cime tempestose si presenta al pubblico dopo un’imponente campagna di marketing, che ha strizzato l’occhio alle spettatrici di mezzo mondo. Promettendo tensione, erotismo, e una chimica pazzesca fra due divi del nostro tempo. E finisce per far uscire dalla sala con l’amaro in bocca per quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Forse sarebbe stato meglio per Fennell e Robbie – produttrice – concentrarsi di più sull’offrire cinema e meno sull’imbastire una grande campagna pubblicitaria.

🎬 Valutazione

Regia
★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★
Emozioni
★★
🏆 Voto Totale
2.3
★★