Train to Busan

Train to Busan: l’ultimo viaggio umano

Train to Busan è diventato uno dei successi più grandi in patria ed in Italia abbiamo dovuto aspettare dieci anni prima di poterlo vedere sul grande schermo.

Nel cinema di genere, in maniera molto ampia ed estesa, esistono una varietà potenzialmente infinita di sottogeneri, macrogruppi e microcategorie che rendono l’etichettatura cinematografica – e forse anche più quella televisiva – un lavoro oggetto di contesa e potenzialmente inutile. Il cinema dell’orrore è il genere per eccellenza ed è il genere che contiene al suo interno mille altri generi, come una matrioska.

Gli zombie movie, o comunque i film di infezioni e di zombie, sono una delle categorie più abusate del cinema horror, hollywoodiano e non. Jacques Tourneur è stato il primo, George Romero il più influente, Lucio Fulci l’ha italianizzato, Danny Boyle l’ha cambiato per sempre. Uno dei casi più importanti è stato Train to Busan, che finalmente arriverà nelle sale italiane a dieci anni di distanza dall’uscita.

Train to Busan

Diretto da Yeon Sang-ho e scritto da Park Joo-suk, Train to Busan viene presentato in anteprima al Festival di Cannes 2016 e ben presto diventa un fenomeno di portata internazionale. Non solo presenta un dramma familiare capace di essere un mediatore tra lo studio di un personaggio e l’analisi di un rapporto umano, ma riesce a strutturare un perfetto film d’azione con gli zombi.

La storia del film segue Seok-woo, un padre divorizato malato di lavoro e senza attenzioni verso la figlia che, dopo l’ennesimo errore, promette alla figlia il regalo che lei più desiderare: portarla a vedere la propria madre a Busan, ad un’ora di treno da dove sono loro. Poco dopo aver conosciuto gli altri passeggeri, l’epidemia che trasforma le persone in zombie assetati di carne umana arriva anche sul treno.

Seoul Station e Peninsula

Più o meno dall’uscita del film, ci sono state infinite voci su possibili – ed inutili – remake a stelle e strisce, soprattutto da parte di James Wan, bollito per eccellenza dell’horror assieme a Eli Roth. Avendo per ora evitato questa possibilità, Train to Busan ha comunque generato ben altri due capitoli praticamente sconosciuti.

Seoul Station è il lentissimo e cruento prequel d’animazione, che guarda agli eventi che hanno portato al dilagarsi dell’epidemia in Corea del Sud, a partire, appunto, dalla stazione di Seoul. Invece, il mediocre Peninsula non è da considerarsi un sequel visto che non continua la storia del primo, ma avviene nello stesso universo narrativo, riuscendo però a distruggere qualsiasi intento del capitolo titolare del franchise.

Train to Busan

Ti porterò dalla mamma

Proprio come descrive il Superman di James Gunn, per essere un’eroe non bisogna avere i poteri. In un’epoca in cui la gentilezza e la bontà verso gli altri sono essenziali segni di debolezza, Train to Busan ci ricorda che, nei giorni più bui, nel momento prima della fine, moriremo tutti ma soffriranno coloro che hanno provato ad innalzarsi sopra i deboli, coloro che hanno sfruttato chi sta sotto.

Da tempo immemore le storie orrorifiche di zombi sono state il pretesto per parlare di paura e fiducia, ma il discorso è molto diverso. Prendendo grande ispirazione dalla saga degli zombi del maestro Romero, la pellicola è una analisi politica fondamentale, non riuscendo mai a scegliere cosa essere, se Snowpiercer o La notte dei morti viventi, e quando sceglie, è un pazzo film d’azione con commento sociale.

Declino dell’umanità

Purtroppo, il problema di Train to Busan sta proprio esattamente dove film come i già citati Snowpiercer e Zombi eccellono. La direzione. Dopo una prima ora intensa e ritmata alla perfezione, il film inizia la sua parabola discendente che, proprio come un treno, ha delle fermate che non solo non sono estremamente piacevoli, ma sembrano ripetitive.

Purtroppo, questa troncatura nel tempo della storia non permette neanche al gran numero di personaggi presentati ottimamente di continuare a respirare con aria propria. La personalità unica e spettacolare del film sorpassa gli archetipi stupidi a cui sono ridotti i personaggi, fino ad arrivare ad un finale che redime tutto ciò che il film sbaglia.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨