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Il conte di Montecristo: la recensione
Il conte di Montecristo, adattamento cinematografico del celebre omonimo romanzo di Alexandre Dumas pubblicato in vari episodi a partire dal 1844, è ambientato in Francia all’inizio del periodo della prima Restaurazione Borbonica, dopo l’abdicazione di Napoleone e il suo conseguente esilio all’Isola d’Elba.
Immaginate di essere un semplice marinaio su una nave commerciale francese, fuori c’è tempesta e di colpo li, a pelo d’acqua, appare la sagoma di una donna che annaspa tra le onde. Che fare? Restare sulla nave come di norma o gettarsi in acqua disobbedendo agli ordini nell’intento di salvarla? Il giovane e impavido Edmond Dantès sceglie la seconda opzione e da qui prende inizio la sua storia.
Il Conte di Montecristo, la trama
Al rientro in patria a Marsiglia, proprio quando tutto sembra andare per il meglio, Edmond Dantès (Pierre Niney) viene arrestato durante le nozze con la sua amata Mercèdes con l’accusa di essere un cospiratore ‘bonapartista’ per il ritrovamento di un misterioso biglietto scritto dall’esule Napoleone nel suo diario di bordo.
Tradito dal suo amico Fernand e dal suo ex ufficiale di ventura Danglars, gelosi rispettivamente del suo successo sentimentale e professionale, dopo un’attenta manipolazione delle prove alla quale partecipa anche il procuratore del re Gerard De Villefort, viene rinchiuso nella prigione del Castello d’If dove resterà per 14 lunghi anni.
Il provvidenziale incontro in cella con l’abate Faria (Pierfrancesco Favino), che gli rivela l’esistenza di un tesoro nascosto sull’isola di Montecristo, rappresenterà la chiave di volta per la pianificazione del suo progetto di vendetta nei confronti dei tre malfattori che gli hanno rovinato la vita.

Una piacevole riscoperta
Il nuovo Conte di Montecristo scritto e diretto da Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte, in quest’ultimo formato che segue ad altri tra cui la più nota serie che vedeva protagonista Gerard Depardieu, risulta un film dinamico e al passo con i tempi.
La pellicola riesce ad esaltare da subito i tratti epici dell’avventura descritta nel racconto di Dumas e, pur mantenendo la cornice storica, riesce a tenere incollato allo schermo lo spettatore grazie ai continui colpi di scena e soprattutto alla capacità di farci empatizzare immediatamente con il protagonista, nel dramma così come nel riscatto.
In quest’altalena di emozioni Edmond Dantès diventeremo ‘noi’, soffriremo per ogni ferita a lui inflitta e proveremo gioia per ogni sua vittoria, seguendo con estrema partecipazione il percorso che tramite le mirabolanti ‘trasformazioni’ attraverso cui si farà passare per tre diverse identità fittizie, porterà al compiersi della sua vendetta.
Sarà proprio quest’ultima ad essere esaltata in ogni suo aspetto e in tutta la sua umanità. A partire dalla rappresentazione della resilienza del nostro protagonista, finalizzata all’elaborazione della strategia da perseguire, fino a giungere alla sua meticolosa messa in atto.

In conclusione
Questo ennesimo adattamento cinematografico de’ Il conte di Montecristo sfugge intelligentemente al rischio di eccessiva formalità e vacua rappresentazione delle vicende narrate nel libro risultando, nella sua semplicità, un film piacevole e interessante.
Una nota di merito va al ritmo del racconto che, dal momento in cui entra nel vivo, prosegue in maniera serrata ma calcolata dalla figura del protagonista che ci rende partecipi degli eventi, come stessimo assistendo ad una partita di scacchi in cui il giocatore ha sempre chiaro in mente tutte le mosse da compiere.
