La sposa! è un film fresco e coraggioso, che ha un messaggio da trasmettere e lo fa servendosi dell’energia dirompente di Jessie Buckley. La nostra recensione.
La sposa! è un film che qualcuno ha definito ambizioso. Di certo, è un film che riporta fiducia nella capacità di ripensare vecchie storie in modo nuovo e fresco. Questo sguardo appartiene all’attrice e regista Maggie Gyllenhaal, che dopo l’esordio alla regia con La figlia oscura, tratto dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, ritrova la sua protagonista di allora: Jessie Buckley.
E circondandosi di altre presenze familiari, a partire dal fratello Jake Gyllenhaal, riesce a realizzare un film che se non innovativo, racconta finalmente una storia che i film precedenti dedicati alla sposa di Frankenstein (La moglie di Frankenstein, Sposa promessa) avevano lasciato in ombra. E non solo: la reinterpreta in chiave moderna, sebbene decida di ambientare la propria storia tra la Chicago e la New York degli anni Trenta.
Con queste premesse, gustatevi la nostra recensione di La sposa!.
La sposa!, la trama
Ambientata nella Chicago degli anni Trenta, la storia segue il solitario Mostro di Frankenstein, Frank, che cerca disperatamente una compagna con cui condividere la propria esistenza. Per questo si rivolge alla brillante scienziata Dr. Euphronious, chiedendole di creare una donna per lui, che diventi sua moglie.
La scienziata riporta in vita una giovane donna assassinata, che diventa La sposa. La creatura appena riportata in vita non si comporta come previsto: sviluppa una propria identità, una volontà ribelle e un forte desiderio di libertà ed emancipazione.
Una donna alla ricerca del proprio nome. E della sua identità
La sposa, che all’inizio della storia si chiama Ida ma che tornata in vita dovrà trovarsi un nuovo nome, è una donna alla ricerca della propria identità. Di nomi, nel corso del film, ne cambierà ben tre: Ida, Penelope Rogers (o la Piccola Penny), la Sposa, passando per Ginger (per il debole che Frank ha per la nota attrice e ballerina). Pungolata dall’autrice di Frankenstein Mary Wollonstonecraft Shelley (rappresentata come una voce nella sua testa, una mentore oscura), che ne risveglia le istanze femministe e la invita alla ribellione, la neonata Creatura lotterà e si interrogherà per capire chi è. Il suo processo di crescita ricorda da vicino quella di Bella Baxter in Povere creature! di Yorgos Lanthimos. Non è un caso che condividano entrambe la natura di corpi morti riportati alla vita, e anche l’essere costante oggetto di desiderio di possesso da parte degli uomini che le circondano. Bella Baxter, della Sposa, è più che una sorella putativa: è un’anima affine.
In La sposa! il personaggio della Moglie di Frankenstein del primo film si prende tutta la scena, altro che i 3 minuti della pellicola di Whale. E, oltre a rubare la scena al proprio ingombrante compagno, ci racconta la sua backstory, delle relazioni, un carattere indomito, delle domande, una ricerca interiore: tutte cose che non erano nemmeno vagamente abbozzate nel personaggio interpretato da Elsa Lanchester nel 1935. Questa sposa ha una storia traumatica alle spalle e, nella sua seconda “reincarnazione”, rivivendo i propri traumi, riesce anche a superarli reagendo e non restando vittima.
Un mondo che toglie la parola alle donne
Con questo film, la regista vuole raccontarci una realtà amara, che non è appannaggio solo della propria visione femminile e femminista ma che viene generosamente alimentata da entrambe: da una parte, il “mostruoso femminile”, per parafrasare il titolo dell’omonimo libro di Jude Ellison Sady Doyle, e la rabbia femminile (sempre più rappresentata nel cinema contemporaneo, leggi alla voce Una donna promettente, dopo decenni di silenzio). Dall’altra, un mondo maschile e maschilista che vuole togliere alle donne la capacità di autodeterminazione e, soprattutto, la parola: cosa che fa in maniera radicale nel film, uccidendole e asportando loro la lingua. Questo è l’aspetto più pulp del film, che però restituisce con concretezza un tema che sta molto a cuore a Gyllenhaal.
È in questo mondo che nel film un monologo plateale della Sposa sulle donne uccise da uomini (forse la scena più bella di tutto il film) ispirerà una rivoluzione tutta al femminile, affine a quella di Joker nel film di Todd Philips.
Un mostro affetto da solitudine che sogna solo una vita normale
Scordatevi del Frankenstein che vaga nei boschi e rapisce fanciulle portandole nelle caverne: questo Frankenstein, anzi, Frank, è un gentiluomo degli anni Trenta che suona il violino (per il quale, come sappiamo, ha un’antica attrazione) adora andare al cinema – e attraverso il cinema, soprattutto i musical classici, e il suo attore preferito, Ronnie Reed (Jake Gyllenhaal) trova la forza di sopravvivere. Ultimo ma non meno importante: è solo e single dal 1818.
Le sue azioni sono mosse dalla volontà di trovare un’anima affine e, successivamente, di proteggerla dai pericoli. Ma nella sua relazione con lei, la Sposa, sussiste un inganno di base, svelato solo verso la fine del film. Lo stesso che c’è tra Bella Baxter e il suo creatore Godwin Baxter: lei è stata creata da un cadavere (Bella, per di più, era pure incinta, ma questa è un’altra storia) e tra di loro non sussiste alcuna “parentela” pregressa.
La sposa!, una scrittura trascinante
La regista è anche l’autrice della coinvolgente sceneggiatura di La sposa!, che oscilla tra i goffi balbettamenti di Frank e il vomito di parole (colte, peraltro) in stile flusso di coscienza delle parti della Sposa, che anche in questo aspetto è affine al personaggio di Bella Baxter.
La sposa!, una squadra di gran livello
Passiamo alla promozione a pieni voti dell’ottimo cast, tra attori e maestranze reclutate da Gyllenhaal per La sposa!. La protagonista Jessie Buckley, che prima di questo film in pochi avevano sentito nominare, è una talentuosa attrice di solida formazione teatrale shakesperiana, e si sente. Quest’anno, per giunta, è la più probabile vincitrice dell’Oscar alla Migliore attrice protagonista.
Christian Bale, che in La sposa! interpreta la Creatura aka Frank, è un attore eccezionale che ha fatto della propria capacità di modificare il proprio corpo a ogni esigenza scenica il proprio punto di forza: non ha mancato di farlo in questo film, in cui si sottopone a estenuanti ore di trucco per calarsi nei panni del mostro più celebre del momento. Il confronto con Jacob Elordi è decisamente impietoso (per Elordi).
Non dimentichiamoci dell’attrice cinque volte candidata al Premio Oscar (l’ultima volta per Nyad – Oltre l’oceano) Annette Bening nei panni della Dottoressa Euphronius: un’attrice che non ha bisogno di presentazioni, né di effetti speciali, per risultare perfetta.
A completare il cast attoriale due ottimi comprimari come Peter Sarsgaard nei panni del Detective Jake Wiles e Penelope Cruz, che interpreta la sua assistente Myrna Mallow.
Maestranze di rilievo
Tra le maestranze, ci sentiamo di menzionare l’eccellente costumista Sandy Powell, candidata ben 15 volte agli Oscar per i Migliori costumi, e una delle professioniste di maggior prestigio sulla piazza internazionale. Una costumista che con i “film in costume” ci sa fare: basti pensare agli abiti creati per The Young Victoria (2009), Cenerentola (2015), La favorita (2018) e Biancaneve (2024).
La fotografia oscura del film ha un autore che ha esperienze precedenti molto significative: alludiamo a Lawrence Sher, che aveva curato la cinematografia dei due Joker di Todd Philips: Joker (2019) e Joker: Folie à Deux (2024). Una scelta azzeccatissima, se si considera che con il secondo film La sposa! ha parecchio in comune, anche nello svolgimento della trama: due “diversi” vivono in modo sfrenato la propria energia dirompente e desiderio di stare insieme.
A comporre la colonna sonora del film è l’artista finlandese Hildur Guðnadóttir, che dà vita a un soundtrack ricco di archi, oscuro e drammatico, che pone l’accento sulla natura tragica del personaggio della Sposa.
Il solo difetto di La sposa!
Se dobbiamo trovare un difetto al film, è forse la conclusione troppo frettolosa del finale, con la presa di coscienza della Sposa forse in una fase troppo avanzata della trama. Anche se gradiamo il finale dolce e amaro al tempo stesso.
Qualche curiosità
La sposa, all’inizio della sua storia, lavora come escort al soldo di un potente boss mafioso, Vito Lupino. Vito Lupino il cui nome è una crasi tra il nome del boss mafioso di Il padrino Vito Corleone e il nome di una celebra attrice degli anni Venti e Trenta, Ida Lupino.
Questo film richiama molte altre opere: oltre ai succitati Povere creature! e a Joker: Folie à Deux, si notano riferimenti a Kill Bill (anche nel personaggio stesso della Sposa, vittima di stupro e in cerca di vendetta), ai partner in crime di Bonny e Clyde, e alla complicità delle protagoniste di Thelma & Louise.
Alla fine del film viene citata una frase di Giulietta e Romeo: “Mai vi fu una storia così piena di dolore come questa di Giulietta e del suo Romeo”. Anche il ruolo da protagonista in Hamnet, per il quale Buckley è candidata ai prossimi Oscar, è legato a William Shakespeare.
La sposa! in breve
La sposa! di Maggie Gyllenhaal è un film autenticamente femminista, che racconta la rabbia e il bisogno di autodeterminazione di una donna che non vuole essere “la sposa di”, ma solo “La sposa” (di sé stessa?), pur non rinunciando all’amore. Una donna profondamente contemporanea, che ha vissuto su di sé il dolore e il sorpruso e ha trovato la forza di reagire. Un personaggio profondamente affine a Bella Baxter, alla “giovane donna promettente” Cassandra Thomas e a tutte le ragazze toste, che esigono rispetto e non accettano di essere definite dagli uomini. A costo della propria vita.
Il racconto di Gyllenhaal restituisce voce e dignità a un personaggio letterario sempre trattato in modo superficiale al cinema, e che qui agisce e ruba la scena, finalmente, al “suo” Frankenstein. Consigliato.