L’invasione degli ultracorpi recensione

L’invasione degli ultracorpi, recensione del cult sci-fi

In questa recensione, L’invasione degli ultracorpi (1956) di Don Siegel si conferma uno dei film di fantascienza più importanti mai realizzati.

Uscito nel 1956, il film continua infatti a influenzare il cinema di genere a distanza di settant’anni.

L’invasione degli ultracorpi: trama e cast del film

Tratto dall’omonimo romanzo di fantascienza di Jack Finney e sceneggiato da Daniel Mainwaring, il film è ambientato a Santa Mira, una tranquilla cittadina immaginaria della California. Qui un medico scopre che i suoi concittadini vengono sostituiti, uno dopo l’altro, da duplicati alieni del tutto privi di emozioni. Le copie nascono da misteriosi baccelli e prendono il posto delle persone durante il sonno. Prodotto da Allied Artists Pictures e Walter Wanger Productions, fu distribuito in Italia da Lux Films.

Il protagonista è Kevin McCarthy nei panni del dottor Miles J. Bennell. Al suo fianco recita Dana Wynter, che interpreta Becky Driscoll. Becky è una vecchia fiamma di Miles, tornata a Santa Mira dopo il divorzio, con cui il medico riallaccia la relazione mentre la città cambia volto. Completano il cast Larry Gates, King Donovan, Carolyn Jones e Jean Willes.

Il film fu girato in bianco e nero e con un costo molto ridotto. Tuttavia, con il passare degli anni è diventato un vero e proprio cult. Oggi viene considerato uno dei titoli più celebri della fantascienza e dell’horror degli anni Cinquanta. Molti critici, inoltre, lo annoverano tra i capolavori assoluti del genere. Non a caso ha ispirato ben tre remake, con fortune alterne. Si tratta di Terrore dallo spazio profondo (1978), Ultracorpi – L’invasione continua (1993) e Invasion (2007).

L’invasione degli ultracorpi, recensione: la regia

L’invasione degli ultracorpi (Invasion of the Body Snatchers) potrebbe essere definita come un’opera semplice e compatta, ma allo stesso tempo visionaria. Ogni elemento, infatti, appare perfettamente calibrato. Il regista, insieme al lavoro del direttore della fotografia Ellsworth Fredericks, illumina le scene attraverso un gioco raffinato di luci e ombre, messo in risalto dall’utilizzo del bianco e nero che ne esalta i contrasti, come solo i grandi maestri del cinema sanno fare.

Don Siegel rientra senza dubbio in questa categoria. Si tratta, tuttavia, di un autore spesso sottovalutato. Negli anni successivi, infatti, avrebbe poi firmato grandi film come Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! (1971) o La notte brava del soldato Jonathan (1971).

Il film appartiene chiaramente alla fantascienza, ma segue la struttura di un thriller. Inoltre, per valorizzare ancor di più l’opera, va detto anche che un maestro del genere come Stephen King lo inserisce, non a caso, tra i suoi cento film preferiti di sempre.

Tensione, suspense e critica sociale

In alcuni passaggi la trama risulta un po’ sbrigativa. Il motivo va cercato probabilmente nel budget irrisorio della piccola casa di produzione, la Allied Artists. Il film, tuttavia, costruisce una suspense impeccabile solo grazie ad atmosfere sinistre e angoscianti. Gli effetti speciali, infatti, sono quasi del tutto assenti, a eccezione dei celebri baccelli. Del resto, si tratta di un’opera nata in un’epoca con regole industriali, tecnologiche e culturali molto diverse da quelle di oggi.

Sono dunque la tensione e l’inganno a essere i veri protagonisti. Anche le interpretazioni, però, lasciano il segno. Le inquadrature puntano molto sugli sguardi vuoti e spaventati degli esseri umani. Un’inquietudine costante attraversa così l’intera durata del film. Altrettanto avvincente è la fuga disperata del protagonista, solo contro tutti in difesa del genere umano. E di fughe Siegel se ne intende, come dimostrerà anni dopo con Fuga da Alcatraz (1979), interpretato dal Clint Eastwood, suo fedele compagno già protagonista dei lungometraggi citati sopra.

Al centro della storia c’è un altro tema importante, ovvero la rinuncia all’amore, al desiderio e all’ambizione. Secondo i replicanti, senza queste emozioni la vita diventa più semplice. Miles, invece, lotta per difendere ciò che ci rende umani. Il film diventa quindi una critica a una concezione apatica dell’esistenza. Nel mirino finisce chi è privo di volontà e non sa prendere decisioni o posizioni ferme.

In sintesi, se Alfred Hitchcock avesse girato un film di fantascienza, L’invasione degli ultracorpi sarebbe stato il risultato.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★★