In un mondo di violenza di ogni forma e resa notizia, Se succede qualcosa, vi voglio bene è l’esempio di come la vita possa essere stravolta in un solo “click”.
Un vero e proprio pugno nello stomaco, di appena dodici minuti, ma che lascia un’eco silenzioso nella testa molto più lungo, assordante, tanto da straniare lo spettatore in uno stato di puro oblio.
Niente grida, niente spiegazioni, solo silenzi, ombre e dolore, che scivola come inchiostro nero sotto pelle in un segno indelebile e irreversibile.
Se succede qualcosa, vi voglio bene: Trama
La storia di Se succede qualcosa, vi voglio bene è basilare, minimalista, ma potente, nella quale due genitori attraversano un lutto devastante, quello di una figlia non troppo giovane per capire ma non abbastanza per difendersi dal male del mondo che la circonda.
Un mondo che pur scegliendo di non dire troppo con le parole, decide di mostrarti tutto con la sua estetica visiva schizzata a matita, delicata, quasi abbozzata di gesti, ombre animate e dettagli, che uccidono comunque come un colpo di pistola.
La vita di una madre e di un padre, che improvvisamente si trovano in una casa troppo grande, troppo vuota e non riescono più a comunicare, condividere, fino al punto di svolta dato “dall’anima” della bambina, che con coraggio e forza di volontà riavvicina i due cuori rotti.

Se succede qualcosa, vi voglio bene: L’animazione che colpisce
Prodotto da Netflix e vincitore del Premio Oscar 2021 per il Miglior Cortometraggio d’Animazione, Se succede qualcosa, vi voglio bene, short scritto e diretto congiuntamente da Michael Govier e Will McCormack, è l’ennesima dimostrazione di come l’animazione possa immolarsi quale potente veicolo non solo di struggenti emozioni dell’essere umano, profonde e complesse nel loro nucleo, ma anche della sua psiche inevitabilmente incrinata dal trauma della perdita.
Difatti, la sua rappresentazione animata non si istituisce esclusivamente come forma estetica, ma anche come un intimo linguaggio narrativo, dove ogni arco viene trasportato verso l’altro con una fluidità del tutto naturale, libera, di un letto di fiume color nero grafite.
Distorsione e veridicità di un ricordo
Una storia, pertanto, si “distorta” dalla realtà per il continuo cambiamento degli spazi, delle figure e delle leggi della fisica, ma che vuole essere un racconto estremamente introspettivo del conscio umano.
Un’effettiva esternazione visiva del trauma, mai esteriorizzato con facilità a parole, in cui la dura e crudele realtà viene intrecciata con il ricordo “idilliaco” onirico.

Se succede qualcosa, vi voglio bene: Caratteristiche registiche
Quindi, la regia di Govier e McCormack in Se succede qualcosa, vi voglio bene si struttura si in modo semplice e concreto, nella sua veridicità nuda e cruda, tagliante e sanguinosamente dolorosa, ma che, al contempo, assume picchi di brillantezza e colore nei punti massimi della memoria, testimoniata, in ogni istante, da un oggetto materico appartenuto alla bambina.
Una caratteristica che si ripercuote nella costruzione delle inquadrature, a tratti statiche e contemplative del vuoto, della distanza emotiva tra i personaggi, e a tratti sinuose grazie al mondo interiore delle ombre, che vorticano intorno alla scena come proiezioni, snodi centrali dell’inconscio.
Anche il montaggio è altresì figlio di questo retaggio registico, lento, riflessivo, ma soprattutto alternato, in un climax crescente (evidenziato dal colore) che arriva al suo culmine tensivo con il flashback finale della sparatoria.
Se succede qualcosa, vi voglio bene: Conclusione
Se succede qualcosa, vi voglio bene è un esempio virtuoso di come il corto animato possa operare ai confini tra arte e cinema, diventando saggio visivo sulla perdita. La scelta di utilizzare tecniche minimali, sia grafiche che sonore, è in realtà una manifestazione di grande rigore registico: ogni tratto, ogni pausa, ogni ombra ha un peso specifico e un’intenzionalità.
Un’opera da studiare non solo per il suo valore emotivo, ma per la sua architettura visiva e narrativa: una vera sinfonia del non detto.
Infatti il detto dice: Un’immagine vale più di mille parole.
