the farewell, la recensione

The Farewell, ovvero il lungo addio alla persona amata

The Farewell – Una bugia buona è un viaggio da Occidente a Oriente e ritorno. In cui a emergere è un sentimento di profonda malinconia per un tempo perduto.

La regista sino-americana Lulu Wang sembra voler opporre visioni della vita culturalmente differenti. Ma, in realtà, a venir poste sono questioni ataviche per cui non esiste una risposta conciliante.

Il film è stato presentato al Sundance Film Festival 2019, ricevendo il plauso della critica. Oltre a due prestigiose candidature ai Golden Globe, come miglior film straniero e miglior attrice protagonista. Quest’ultima tramutatasi in vittoria dell’Award per l’attrice e comica americana di origini cinesi e coreane Awkwafina.

The Farewell, la trama

The farewell

The Farewell in inglese vuol dire “l’addio” e il titolo ben descrive il cuore del film. Infatti, una grande famiglia cinese è chiamata a gestire una terribile notizia. Quella della malattia incurabile della capostipite Nai Nai (Zhao Shuzhen), ovvero la nonna.

La famiglia è composta da Nai Nai, che vive con sua sorella in Cina, e dai suoi due figli con le rispettive famiglie. Uno di loro vive a New York con moglie e figlia, la trentenne Billi (Awkwafina), che ha uno stretto rapporto con la nonna. L’altro, invece, vive con moglie e figlio in Giappone.

La sorella di Nai Nai, dopo aver saputo della terribile notizia dai medici, decide di tenere il segreto con lei e di avvertire i parenti. Questi, decisi anche loro a non far preoccupare Nai Nai, evitando di accelerare la sua dipartita, trovano una scusa per farle visita tutti insieme in Cina. Ovvero i festeggiamenti per il matrimonio del nipote maschio con una ragazza giapponese conosciuta da soli tre mesi.

La storia è filtrata dal puto di vista della malinconica Billi, che vive malissimo l’idea di mentire a Nai Nai e di fingere per tutto il tempo che trascoreranno insieme. I tentativi dei componenti della famiglia di dissimulare dolore e disperazione creeranno situazioni tanto comiche quanto commoventi.

The Farewell è una storia vera

The Farewell è la storia semi-autobiografica della regista Lulu Wang (Expats) che oltre a dirigerla, ne scrive soggetto e sceneggiatura. Infatti, il film è tratto da un racconto breve, che descrive proprio la reticenza della sua famiglia ad avvertire la nonna sulle sue condizioni di salute irreversibili. La nonna di Wang scoprirà la verità solo all’uscita del film in Cina.

Se all’inizio di The Farewell una didascalia ci avverte che il film si basa sua una “bugia vera”, alla fine ci viene proposto un video della vera Nai Nai che pratica Tai Chi. Ancora in vita, dopo sei anni dalla diagnosi.

Una storia vera a lieto fine quindi, anche se il finale del film è decisamente più doloroso e commovente. Infatti, in The Farawell vengono toccati molti argomenti al di là del fatto specifico della malattia della nonna. Un pretesto per raccontare il dissidio vissuto da chi espatria e si trova spesso perso. Soprattutto chi è di seconda generazione, come Billi e Wang stessa.

La nostalgia per un tempo che non torna

Billi sembra non comprendere fino in fondo la decisione della sua famiglia di mentire. Dovrebbe essere diritto di ognuno conoscere il proprio destino, anche il più duro da accettare. Ad opporsi, allora, sono il pensiero individualista americano e quello socialista cinese. Almeno questo è quello che le viene detto dallo zio. In Oriente la vita non appartiene al singolo ma alla collettività, alla società e alla famiglia. È lei a prendere quelle decisioni che sono per il tuo bene. Un bene, potremmo dire, superiore.

Questa pressione della famiglia sul singolo, infatti, si avverte per tutto il film. Una pressione che, però, è sostanzialmente preoccupazione e affetto. Nai Nai vorrebbe qualcuno a fianco di Billi, come lei si è scelta qualcuno dopo la morte del marito, affinché la nipote non debba affrontare le difficoltà della vita da sola. Ma la nonna, legata sì alle tradizioni, è pronta anche ad ascoltare la nipote e a lasciarle spazio di manovra.

Billi, che fa fatica a sopravvivere nella grande metropoli americana che inghiotte, ricorda l’infanzia trascorsa in Cina, prima di espatriare, con grande nostalgia. Ma la felicità non la fanno tanto i luoghi quanto le persone. Billi si sente sola con la sua famiglia ristretta in America. Il ricordo idilliaco della Cina, però, è legato a un passato che guardato a posteriori sembra sempre il migliore possibile. Come verrà ricordato, con la stessa forza emotiva, il tempo trascorso vicino la nonna prima che se ne vada.

the farewell: Nai Nai

Tutti mentono in The Farewell

Un tema centrale nel film è sicuramente quello legato alla menzogna. A ben vedere tutti mentono in famiglia: Nai Nai mente a Billi al telefono, non dicendole che è all’ospedale. Billi stessa mente alla famiglia sul non essere riuscita ad accedere alla borsa di studio Guggenheim.

Nai Nai chiede alla famiglia di mentire a vicini e conoscenti, dicendo che il nipote e la neo-sposa si sono conosciuti da più di tre mesi. Tutto per salvare le apparenze. Si potrebbe dire che a opporsi siano tradizione e modernità, così come si oppongono la lingua inglese, che Nai Nai non conosce, e il cinese, che Billi non parla da nativa.

L’inglese diventa la lingua per poter parlare francamente, la lingua pratica, con cui si può evitare di mentire. Quindi, anche liberatoria. Il cinese, invece, è la lingua delle apparenze. Ma anche quella di una dimensione più serena, in cui le preoccupazioni sono sovrastate dal chiasso di quando si sta tutti insieme.

Essere degli espatriati

Billi è divisa fra l’America, dove è cresciuta e si è formata, ma che non le ha ancora permesso di realizzarsi, e un’identità cinese che ha vissuto solo marginalmente. E forse questo è il motivo per cui pensa che questa parte di sé possa salvarla. La grande famiglia che lei identifica con la Cina la fa sentire parte di un tutto e le fa scordare i problemi della vita vera, quella americana.

Perché stare insieme permette di suddividere i propri pesi emotivi e prendere su di sé anche quelli degli altri. Lo zio le dice che dire della malattia alla nonna significherebbe togliersi il peso delle responsabilità, e far gravare tutto il fardello della verità su Nai Nai. Invece, una famiglia ha il compito di condividere e alleviare dai dolori più forti.

The farewell, cast

Conclusioni

The Farewell lascia molti interrogativi aperti, a cui non è possibile rispondere in maniera univoca. Ognuno deve trovare le proprie personali risposte. Rimanere o partire, dire la verità a ogni costo o dire una bugia a fin di bene, restare ancorati al passato o andare avanti?

Billi è chiamata a risolvere queste questioni primordiali e, quindi, estremamente umane. Potremmo dire, però, che alcuni nodi per lei vengano al pettine. Infatti, la ragazza si rende conto che il chiasso degli altri può sovrastare solo momentaneamente i pensieri nella sua testa, che inevitabilmente torneranno a farsi pressanti. Così come che i momenti felici sono tali perché durano per un attimo e per quell’attimo tutto sembra perfetto.

Alla fine, Billi dirà la verità alla nonna, una verità che però riguarda sé stessa. E dire la verità vuol dire fidarsi veramente della persona con cui ci si confida.

The Farewell è un film che riesce a far ridere, sorridere amaramente e soprattutto commuovere. Il toccante finale dell’addio, accompagnato dalla poetica Come Healing di Leonard Cohen, si protrae fino ai titoli di coda. Dove Senza di Te di Fredo Viola dà senso a tutta l’opera.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4.3
★★★★