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The Only Girl in the Orchestra, Almanacco Cinema

The Only Girl in the Orchestra, la recensione di Almanacco Cinema

Se recentemente abbiamo parlato di Anuja, della categoria miglior cortometraggio documentaristico Oscar 2025, oggi parleremo di The Only Girl in the Orchestra.

The Only Girl in the Orchestra: la trama

The Only Girl in the Orchestra è un documentario Netflix, in collaborazione con la Mobworks e LFR industries productions, che illumina, sotto la luce del palcoscenico mondiale, la storia di una donna, Orin O’Brien, la prima contrabbassista ad entrare alla New York Philarmonic Orchestra nel 1966.

Una musicista di primordine accolta, al tempo, dal celebre direttore Leonard Bernstein. La prima strumentista che, con il suo mastodontico lavoro nelle ultime file, ha saputo abbattere gli stereotipi di un mondo esclusivo e classista, che fino a quel momento apparteneva all’uomo.

Il cortometraggio documentaristico è quindi il racconto della sua battaglia personale, del suo unico desiderio di suonare in un’orchestra, ma che ha spianato, di conseguenza, il terreno ad altre professioniste, creando un grande antefatto.

The Only Girl in the Orchestra: la visione del racconto

The Only Girl in the Orchestra, girato dal punto cinematografico della nipote Molly O’Brien, viene usato come un occhio universale sulla vita di Orin, che spia il passato, il presente e il futuro di questa donna straordinaria.

Eccezionale si agli occhi degli altri, ma non per sé stessa, in quanto ritrosamente ostinata a reprimere qualsiasi tipo di commento, soprattutto le critiche puerili del tempo.

Un approfondimento personale di Orin O’Brien

Il documentario, dal taglio “street”, che alle scene di “inseguimento” del personaggio principale attraverso la città interpone le classiche inquadrature da intervista; vuole mostrare in se la semplice e fragile umanità di una donna, di un essere umano, oltre la notorietà del suo lavoro.

Il prodotto evidenzia, infatti, la problematica di fondo che prova la celebre protagonista verso la fama, verso il successo e il riconoscimento della sua carriera, in quanto da lei sempre stigmatizzata a causa del suo passato.

The Only Girl in the Orchestra, Almanacco Cinema

Il passato turbolento e le sue conseguenze

Un passato tanto turbolento quanto celebre per essere, oltre tutto ciò che è il suo trascorso personale, figlia di due famosissimi antesignani del cinema, George O’Brien (per il genere western) e Marguerite Churchill.

Due figure così brillanti nel firmamento della vecchia Hollywood, che hanno spinto, per anni, la loro figlia a barcamenarsi ostinatamente nel successo, creando invece in lei il risultato opposto.

Un donna integerrima, brillante, che però nella sua esistenza non ha mai voluto calcare i palchi da solista, quanto invece restare nascosta nell’ombra ad accompagnare l’intera sinfonia.

Il pensiero di Orin O’Brien

Si definisce Il pavimento del grattacielo o il fondo della barca, che costituisce, insieme agli altri contrabbassisti, le fondamenta dell’orchestra.

Un dogma che trasmette anche ai suoi allievi, dai più illustri e veterani ai neofiti, ragazzi appassionati di musica sin dall’infanzia.

Il significato di The Only Girl in the Orchestra

The Only Girl in the Orchestra si struttura come un dialogo a due, non solo tra lei e i suoi affetti più stretti, che guidano il suo racconto personale con espedienti materici e interrogativi, ma con l’intero pubblico osservatore, silenzioso e attento come un nipotino ancora ignaro del mondo.

Orin, dunque, è una zia, una mamma per i suoi allievi, una nonna per le generazioni future, che, ogni tanto, si lascia andare a sentimentalismi, di gioie e dolori, in quello che è il tipico ascensore di emozioni di chi ne ha vissute tante.

The Only Girl in the Orchestra, Almanacco Cinema

La metafora intrinseca

Le sue sensazioni, le contrastanti emozioni, i sogni e idiomi morali vengono racchiusi in quei grandi scrigni, i contrabbassi, i quali riescono a far vibrare le loro corde, e a produrre quella meravigliosa armonia, solo quando vengono trattati con amore, rispetto e vigore.

Il contrabbasso, pertanto, diventa altro, non solo un vero e proprio corpo di legno trattato con ottimi prodotti per risuonare al meglio, ma anche un altro contenitore per l’anima, un’estensione del musicista, che veicola le orecchie e il cuore dello spettatore verso nuove frontiere della musica.

La problematica di The Only Girl in the Orchestra

Nonostante il suo primo ruolo di guida, The Only Girl in the Orchestra si presenta, purtroppo, come un prodotto non finito, abbozzato, che lascia quasi sempre aperti gli archi narrativi della storia di Orin, non riuscendo a dare un giusto senso emotivo al pubblico, oltre a un significato “conclusivo” del rapporto strumento – musicista.

Si evidenzia, invero, un distacco tra attore e osservatore, che non riesce del tutto a farsi coinvolgere nella vicenda, restando così freddo a determinati espedienti profondi.

Conclusioni

Riassumendo, The Only Girl in the Orchestra è un buon prodotto, scorrevole e pacato, che non stupisce lo spettatore, ma al contrario lo arricchisce di una memoria importante per il mondo musicale.

Non una storia sconvolgente, esorbitante, quanto un piccolo esempio di una semplice esistenza, ma pur sempre spettacolare, che fa da monito ad ogni singola persona all’ascolto su un cambio di prospettiva.

Un promemoria su quanto un individuo dovrebbe focalizzarsi sui suoi obiettivi personali, appaganti per il suo animo, piuttosto che su una ricerca spasmodica di grandezza, ahimè così affannosa e deleteria.

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema