Wolfwalkers

Wolfwalkers: la poesia dell’animazione secondo Tomm Moore

Recensione di Wolfwalkers – Il popolo dei lupi: un capolavoro d’animazione tradizionale firmato Tomm Moore, tra mito, natura e poesia visiva.

Oggi parliamo di Wolfwalkers, arrivato in Italia con il titolo Wolfwalkers – Il popolo dei lupi. Si tratta del capitolo finale di una trilogia concettuale firmata da Tomm Moore, che ruota attorno alla mitologia irlandese.

Tomm Moore è un regista dallo stile inconfondibile, che nonostante tre candidature agli Oscar – una per ogni suo film – rimane una figura di culto più che una celebrità mainstream. Un caso raro: ogni sua uscita ha raccolto riconoscimenti prestigiosi senza mai sfociare nel clamore commerciale.

Una trilogia tra mito e anima

Prima di Wolfwalkers, Moore aveva già dato prova della sua visione artistica originale e poetica con The Secret of Kells (2009) e Song of the Sea (2014), due opere che compongono insieme a Wolfwalkers una trilogia spirituale e stilistica. Quest’ultimo arriva nel 2020, dopo anni di lavoro artigianale.

E non è un caso: basta guardare le date per cogliere la cura maniacale che Moore mette nei suoi progetti. Ogni film viene realizzato con un team ristretto di animatori fidati, in una dimensione quasi familiare, lontana dalla frenesia dell’industria.

Wolfwalkers

La trama di Wolfwalkers: un racconto tra natura e magia

Siamo nel 1650, in Irlanda. A Kilkenny, una città governata dall’autoritario Lord Protector, si decide di abbattere una foresta per espandere il territorio. Una scelta che porterà a uno scontro diretto con un branco di lupi selvaggi.

Al centro della storia c’è Bill Goodfellowe, cacciatore esperto, e sua figlia Robyn, una ragazza indipendente, piena di coraggio e desiderosa di seguire le orme del padre.

Ma le cose cambiano quando Robyn incontra una giovane Wolfwalker: una creatura mitologica metà umana e metà lupo, capace di proteggere la foresta grazie a poteri magici. L’amicizia tra le due ragazze darà inizio a un conflitto tra il mondo umano e quello delle creature magiche. Robyn si troverà così a dover scegliere da che parte stare.

Wolfwalkers

Temi attuali in una fiaba senza tempo

La trama, pur semplice, riesce a coinvolgere profondamente, toccando temi di grande attualità come la deforestazione, il rapporto uomo-natura e l’emancipazione femminile in un contesto storicamente repressivo.

È un racconto che parla di crescita, libertà, rispetto per l’altro. Il tutto incastonato in un mondo che sembra uscito da un libro antico, ma che pulsa di energia contemporanea.

Uno stile visivo unico in Wolfwalkers : l’arte dell’animazione tradizionale

La vera magia di Wolfwalkers è però nel suo stile visivo inconfondibile. Tomm Moore abbraccia una tecnica d’animazione tradizionale, lontana dalla perfezione digitale, che mostra con orgoglio i segni del disegno a mano: matite visibili, contorni spessi, prospettive distorte.

Un’estetica grezza solo in apparenza, perché dietro ogni inquadratura si nasconde un lavoro minuzioso. La palette di colori è riconoscibile all’istante, i paesaggi sembrano vivere e respirare, e ogni scena è costruita per rafforzare la narrazione.

Moore dimostra che l’animazione tradizionale non è morta, ma anzi può evolversi, fondersi con altre tecniche e diventare arte pura.

Wolfwalkers

Colonna sonora: tra folklore e incanto

A completare l’opera c’è una colonna sonora incantevole, firmata da Bruno Coulais in collaborazione con il gruppo folk irlandese Kíla (già al lavoro nei precedenti due film).

La musica riesce a trasportarci nel cuore dell’Irlanda antica, accompagnando personaggi e spettatori in un viaggio immersivo fatto di emozioni, misteri e battiti del cuore. Ogni nota contribuisce a rendere il mondo di Wolfwalkers ancora più reale, più vicino.

Un invito a sognare con Wolfwalkers

Fatevi un favore: ritagliatevi un’ora e quaranta per immergervi in questo capolavoro d’animazione. Scoprite il mondo poetico di Tomm Moore, lasciatevi trasportare dalla forza dei miti, dai colori delle foreste, dalle voci delle creature antiche.

E soprattutto: sognate.

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema