Street Fighter il film delude tra cliché, trama banale e nostalgia sprecata. La recensione analizza personaggi, combattimenti e limiti dell’adattamento.
Street fighter il film punta tutto sulla nostalgia. e sull’hype, sfruttando trailer spettacolari e sequenze studiate per attirare i fan del celebre videogioco Capcom.
Il risultato, però, è una pellicola che delude le aspettative. Tra sceneggiatura banale, personaggi stereotipati e combattimenti che non sempre convincono, il film rischia di rovinare i ricordi di chi è cresciuto con la saga.
Questa recensione di Street Fighter il film analizza cosa non funziona nell’adattamento cinematografico, dai limiti della trama alla rappresentazione dei personaggi, fino alle scene d’azione e al rapporto con il videogioco originale.
Street Fighter il film: una sceneggiatura piena di cliché
La sceneggiatura è semplice, pure troppo.
E lo stesso i personaggi. Incastonati nello schema dei migliori manuali, tipo Il viaggio dell’eroe di Vogler. Ma come si dice “manco a fa’ così”.
Personaggi stereotipati ed esasperati. Il cattivo è cattivissimo (e tanti saluti ai riscatti di Joker & co.), l’eroe è tormentassimo. Gli amici sono amicissimi, l’indiano è Gandhi. E le ragazze sono di contorno, come nei migliori Drive In anni ’80.
Ah già, c’è anche Chun Li, che ovviamente ha dei conti in sospeso e tutti i maschi alfa cercano di proteggerla.
Passiamo alla storia. I tre sceneggiatori de Gli occhi del cuore della serie Boris sarebbero stati più abili. C’è da augurarci che sia stata affidata a ChatGPT perché se c’è una mente umana dietro c’è davvero da preoccuparsi.
Eppure di potenziale ce n’era. I personaggi creati da Capcom hanno personalità, storie e caratteristiche riconoscibili. Un patrimonio narrativo che avrebbe meritato maggiore attenzione.
Invece, Street Fighter il film propone una trama povera, personaggi con pochissimo spessore e battute prevedibili.
La banalità è il leitmotiv dell’intera pellicola. Ogni combattente finisce per diventare la caricatura di sé stesso, rendendo l’azione piatta e gli sviluppi facilmente intuibili.
Street Fighter il film e il videogioco originale: cosa cambia?
A onor del vero la trama non si discosta da quella del primo cabinet, classe 1987.
Nel videogioco, il primo torneo di combattimento vedeva i partecipanti affrontarsi in diverse nazioni, fino ad arrivare in Thailandia, dove Ryu doveva sfidare gli avversari più impegnativi. Tra questi c’era Sagat, considerato uno dei combattenti più forti del mondo.
Ryu e Ken Masters, entrambi allievi di Gouken, maestro dell’Ansatsuken, rappresentano due figure centrali dell’universo di Street Fighter. Nel corso della saga, le loro rivalità, le relazioni con gli altri combattenti e il percorso di crescita personale hanno contribuito a costruire un mondo narrativo molto più ampio del semplice torneo.
La storia di Ryu è legata anche al conflitto interiore con il lato oscuro della sua forza, mentre Sagat assume un ruolo importante nel suo percorso. Altri personaggi, come Akuma, ampliano ulteriormente il tema della lotta tra disciplina marziale, ambizione e potere.
Nel gioco originale, il giocatore controlla Ryu e affronta due avversari in ciascuna delle quattro nazioni previste: Stati Uniti, Giappone, Regno Unito e Cina. Dopo aver completato queste sfide, raggiunge la Thailandia per affrontare gli ultimi due combattenti. Nella modalità multigiocatore, il secondo giocatore può controllare Ken.
Il punto è proprio questo: una storia che funziona all’interno di un videogioco non può essere trasferita automaticamente sul grande schermo. Per diventare cinema, ha bisogno di una sceneggiatura capace di sviluppare i personaggi, costruire relazioni credibili e dare profondità agli eventi.
Il percorso di Street Fighter: dal manga al cabinet, dalle console alla pellicola
Il concept è ispirato al manga Karate baka ichidai scritto da Ikki Kajiwara e illustrato da Jiro Tsunoda e Jōya Kagemaru. La storia è basata sulla vita del campione di arti marziali Masutatsu Ōyama.
Dopo essere diventato un gioco arcade, Street Fighter è stato convertito per diversi home computer e poi per quasi tutte le console. E i personaggi si sono ovviamente moltiplicati.
Tra le figure più importanti spicca M. Bison, uno dei principali antagonisti della saga. Nei diversi adattamenti, il dittatore è spesso coinvolto in complotti e operazioni legate al torneo, mentre numerosi combattenti hanno motivi personali per affrontarlo.
Tutto questo offre una base narrativa ricca di possibilità. Proprio per questo, vedere personaggi così riconoscibili ridotti a stereotipi risulta ancora più deludente.

Le scene di combattimento in Street Fighter il film
Le aspettative, naturalmente, non erano quelle di trovarsi davanti al capolavoro cinematografico dell’anno. Il problema è che Street Fighter il film fatica persino a trovare una propria identità di genere. Non è chiaro se voglia essere una commedia, un film d’azione o una parodia.
Le battute non sono neanche all’altezza dei peggiori Cinepanettoni del sodalizio Boldi-De Sica. Il tormento di Ryu e Ken è la brutta copia di Thor e Loki, sotterfugi e bugie comprese.
Restano allora i combattimenti, almeno sulla carta il punto di forza di un adattamento tratto da un picchiaduro.. Si rimpiangono a copiose lacrime Bruce Lee, ovviamente, e Jean Claude Van Damme, con il suo Street Fighter classe 1994.
Una nota positiva arriva da Callina Liang, che interpreta Chun-Li. L’attrice canadese si è sottoposta a un intenso percorso di preparazione fisica, con allenamenti dedicati alle arti marziali e alle acrobazie, per avvicinarsi il più possibile alla fisicità del personaggio.
Le sequenze di combattimento hanno comunque qualche momento interessante. Soprattutto quando riproducono le mosse iconiche dei lottatori. È in questi frangenti che il film riesce a richiamare l’esperienza del videogioco e a regalare qualche soddisfazione ai fan.
Dai videogiochi ai film: perché Street Fighter non convince?
Un picchiaduro non è necessariamente sinonimo di violenza fine a sé stessa. Anche dietro un gioco basato sui combattimenti può esserci una storia interessante, con personaggi complessi e conflitti capaci di coinvolgere il pubblico.
Certo, le narrazioni tipo survival horror stile Silent Hill sono più facili da riportare sullo schermo. Ma anche i giochi di combattimento possono diventare film efficaci. A patto di ampliare il materiale originale senza limitarsi a riprodurne le caratteristiche più superficiali.
Con le grande icone come Lara Croft, Sonic, Pikachu e Mario Bros gli sceneggiatori hanno il lavoro facilitato. Un personaggio di questo calibro si racconta da sé.
Ma tanti videogiochi come Mortal Kombat, Tekken, Resident Evil hanno avuto adattamenti più felici nella storia del cinema. Ecco, Street Fighter non meritava così poco sforzo.
Pur non avendo grandi aspettative si esce delusi dalla visione.
Gli unici soddisfatti sono coloro che dividono ancora il mondo in blocchi e ruoli di genere. Buoni vs cattivi, tipi seri e tormentati vs scanzonati e scavezzacollo. E infine uomini e donne. Grazie Chun Li per il tentativo, ma la schiera delle Dolls di Bison è più numerosa e conforme ai bias socio-culturali ancora troppo diffusi nel pubblico.
Street Fighter il film: vale la pena vederlo?
Per i nostalgici e gli appassionati del videogioco, il rischio è quello di vedere ridicolizzato un universo a cui sono affezionati. Chi, invece, sperava di ritrovare l’atmosfera degli anni Ottanta e Novanta potrebbe restare deluso dalla scarsità di riferimenti davvero significativi.
A questo si aggiunge una scelta musicale discutibile: What’s Up? delle 4 Non Blondes, pubblicata nel 1993, viene associata a Ryu e Ken in un periodo narrativo precedente alla sua uscita. Un anacronismo che può sembrare marginale, ma che contribuisce a indebolire la coerenza dell’ambientazione.
Non mancano, comunque, alcuni momenti capaci di strappare un sorriso ai fan. I personaggi mettono in scena le loro mosse più caratteristiche: Honda con i suoi colpi rapidissimi, Chun-Li con i calci rotanti, Blanka con le scariche elettriche e Dhalsim con le sue braccia allungabili. Inoltre, alcune scenografie ricordano esplicitamente gli sfondi dei combattimenti del videogioco. La statua thailandese di Sagat o la onsen di Honda, per citarne un paio.
L’azione e le scene dei combattimenti non sono male se non si è troppo puristi del genere.
Il timore più grande è nel finale aperto, che prospetta, ahimè, l’arrivo di un secondo capitolo.
Street Fighter il film spreca quindi una parte del potenziale della saga. Punta sulla nostalgia, ma fatica a trasformarla in una storia coinvolgente.
Tra cliché, personaggi caricaturali e una trama prevedibile, resta soprattutto la sensazione di un’occasione mancata.