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Una figlia

Una figlia (2025), la recensione: nel dubbio vedetelo

 La recensione no spoiler di Una figlia (2025). Un film che ha come punto forte la recitazione di attori che conosciamo già o di cui sentiremo di certo parlare.

 

 

Questa potrebbe anche essere una recensione da film da scoprire.

Una figlia (2025), di Ivano De Matteo, non è di certo un film al momento sulla cresta dell’onda. Però c’è questo Stefano Accorsi ed ecco che il suddetto film inizia ad acquisire dimensione, almeno per noi italiani.

Perciò vi parleremo semplicemente di un bel film nostrano, lungi dall’essere perfetto, che però senza dubbio consigliamo. Almeno per riprendersi, non emotivamente ma mentalmente sì, da un Biancaneve o Un Film Minecraft. In questa recensione vedremo perché.

 

 

Non dare al pubblico quello che si aspetta

 

Una figlia, scritto dallo stesso De Matteo con Valentina Ferlan, è tratto liberamente dal romanzo Qualunque cosa accada di Ciro Noja. Una produzione Rodeo Drive e Rai Cinema.

Presentato in anteprima al Bari International Film Festival 2025, al 28 aprile gli incassi superano i 260 000 €, con 38 572 presenze. Il tutto a fronte di un budget di circa 3 milioni. Ci auguriamo che possa almeno rientrare nei costi, ma stando a ciò che si vede oggi sembra un po’ difficile.

Una figlia

 

In un’intervista a Spettacolo.eu De Matteo ha dichiarato: “E’ più facile se racconti la vittima, è quello che si aspetta il pubblico. Noi cerchiamo di non dare quello che si aspetta il pubblico. Per noi raccontare il ‘mostro’ era molto importante, difficile, però la scommessa era appunto far dimenticare al pubblico il famoso accadimento iniziale e invece accompagnare questa ragazza nel suo percorso di liberazione, di ricostruzione e di reinserimento nella società.”

Sotto questo punto di vista, possiamo confermare, missione ampiamente riuscita.

 

 

La recensione di Una figlia: cast perfetto

 

Sinceramente? Se non fosse stato per i video di Tommaso Cassissa avrei conosciuto per la prima volta Ginevra Francesconi in questo film, nonostante già una carriera cinematografica di tutto rispetto alle sue spalle. Scusate.

Comunque, in questo modo, avevo già avuto modo di intravedere da quel poco della bravura. Bravura del tutto rispettata per questo Una figlia.

E’ sorprendentemente naturale e vera nella sua recitazione, il che tutt’altro che scontato. Basti pensare (con tutto il rispetto del mondo) alla sua collega Michela Cescon, molto più macchinosa di lei.

Classe 2003, si cimenta già in scene di nudo, seppur parziali, che comunque richiedono un certo coraggio, a maggior ragione alla sua età. Questa è forte forte.

 

Una figlia

 

Di Stefano Accorsi cosa vogliamo dire? Torniamo sul discorso della veridicità della sua interpretazione, cartina al tornasole per verificare la bravura di un attore. e poi la dizione, le espressioni, le reazioni, la rabbia e lo sconforto. Sua, non a caso, è una delle scene più toccanti, ossia quella della scoperta del fattaccio (non facciamo spoiler).

Al momento, senza ombra di dubbio, è uno degli attori nostrani migliori sulla piazza. Gente come Favino o Servillo, restano comunque ancora distanti.

 

 

“L’inganno” della trama di Una figlia

 

Recita la trama ufficiale: “Pietro è un uomo di mezza età con un grande dolore alle spalle: la morte di sua moglie che lo ha lasciato solo con la loro figlia. Non ha avuto tempo per il dolore perché ha dovuto occuparsi di lei crescendola con amore e dedizione in un rapporto esclusivo, totalizzante, in cui uno curava le ferite dell’altro attraverso le proprie. Quando, dopo qualche anno, proverà a rifarsi una vita con una nuova compagna, non tutto andrà come sognato: la reazione di sua figlia sarà esplosiva e Pietro sarà messo a dura prova. Si ritroverà a lottare tra rabbia e istinto paterno: quanto le può perdonare? Quanto è più forte l’amore della ragione?”

 

Credetemi le cose andranno molto peggio di quello che sembra.

Il fattaccio che sopra citavo è la vera sorpresa, soprattutto per quando avviene. Ecco quindi che Una figlia ha un’ottima prima parte che ti tiene con la tensione quasi a mille perché non sai mai bene quale piega o direzione definitiva possa prendere la storia.

 

La costruzione della tensione

 

Se da una parte il momento del fattaccio è un colpo di scena, dall’altro è anche un piccolo difetto. Sì perché si ha comunque la percezione che l’intera situazione potesse maturare ancora di più. Certo, resta a conti fatti il motore del film, quindi alla fine ci può stare lo stesso, però ti lascia con un senso quasi di mancanza. Come ti lascia un senso di mancanza la quasi totale assenza di un racconto circa gli eventi precedenti (ma non meno importanti) alla storia. Mi riferisco in particolare alla vera madre di Sofia.

 

 

Una figlia

 

La tensione (più unilaterale) tra Chiara e Sofia arriva perfettamente da subito, ma personalmente avrei preferito una più latente e percepita, pronta ad esplodere tutta in un colpo ad un certo punto. Qui, però, si tratta di puro gusto personale.

 

Anche registicamente la tensione è resa a meraviglia. Nei momenti subito successivi al fattaccio la quasi totalità delle inquadrature dei protagonisti sono o strettissime da togliere il fiato o con i personaggi di spalle. Magari è solo una mia impressione, ma l’ho trovata una soluzione finissima per tenerti col fiato sospeso visivamente.

 

La morale

 

Il rischio di un Mare Fuori 2.0 era alto, ma per fortuna Una figlia se ne tiene a debita distanza.

La discesa “all’inferno” di questa ragazzina per bene e dal faccino pulito è resa davvero con sapienza. Realistica, senza fronzoli o romanzate (cosa che però scema un po’ nella seconda parte).

 

Come al solito, in questi casi, c’è la morale sulle seconde possibilità ai detenuti e la denuncia del sistema penitenziario, che personalmente mi trova anche d’accordo per i casi che riguardano i minori. Poi però arriva la frase: “Sta bene in un contesto carcerario non si può mai dire”.

Io proporrei una sfida a tutti questi registi. Fare lo stesso film, con le stesse morali, però non con il bravo personaggio che fa una cosa per sbaglio, ma con un vero pedofilo, stupratore o assassino. Colui che mi farà un film del genere avrà la mia eterna ed inutile stima.

 

 

I difetti veri di Una figlia

 

La seconda parte è meno interessante della prima. Con tutta la questione di un certo figlio e i legami che nascono in carcere. Questo nonostante l’intenzione del regista sia riuscita, ossia quella della catarsi e del “ritorno alla luce” di Sofia.

 

Il film poi presenta un po’ una sovrabbondanza di temi, cadendo inevitabilmente nell’impossibilità di approfondirli o trattarli a dovere tutti.

Ci sono: il lutto, la sostituzione della donna del padre alla madre vera, il distacco doloroso genitore-figlio. E ancora l’incapacità di accettare i figli per ciò che sono, la detenzione minorile, la colpa, la maternità, l’assunzione di responsabilità, la rabbia, il modo in cui Pietro reagisce e affronta i problemi, cercando quasi di evitarli o riempirli con altro.

Sarebbe stato impossibile per chiunque.

 

 

 

Conclusioni finali su Una figlia

 

Che dire, non è un film da pop corn, ma è potente, toccante e recitato molto bene. Un film comunque consigliato, al netto di alcuni difetti puramente stilistici o proprio grammaticali. Bravi tutti. Lo riguarderò mai? No.

 

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema