È uscita il 12 dicembre su Netflix “No Good Deed”, con Lisa Kudrow e Ray Romano, un ibrido tra dramedy e murder mystery non proprio ben riuscito.
No Good Deed, la nuova serie Netflix con Lisa Kudrow e Ray Romano, è stata ideata e scritta da Liz Feldman, comica, scrittrice e produttrice americana, già creatrice di Dead To Me (2019-2022), 2 Broke Girls (2011-2017) e autrice di diversi programmi televisivi come The Ellen DeGeneres Show il talk show di Ellen DeGeneres andato in onda dal 2003 al 2022.
No Good Deed: la trama
Al centro della storia c’è la casa dei Morgan, Paul (Ray Romano) e Lydia (Lisa Kudrow), una splendida villa situata in un quartiere esclusivo di Los Angeles. Per i Morgan, tuttavia, quella casa è diventata un simbolo di dolore e insostenibilità economica. Schiacciati da debiti e da un doppio mutuo, i coniugi si trovano a dover affrontare non solo problemi finanziari, ma anche una tragedia personale avvenuta tre anni prima: un incidente mortale che ha segnato irrimediabilmente la loro famiglia.
Lydia, un tempo pianista di successo, è costretta a fare i conti con un problema di salute che rischia di porre fine alla sua carriera, alimentando il suo senso di fallimento. Paul, invece, vive i ricordi dolorosi come un peso ormai insostenibile, rendendo sempre più tesa la relazione con la moglie. Decisi a lasciarsi alle spalle il passato, i Morgan mettono in vendita la casa, ma l’arrivo di potenziali acquirenti, ciascuno con i propri segreti e ambizioni, finisce per complicare ulteriormente la situazione.

No Good Deed… No Good Enough
Sulla carta, No Good Deed, si presenta come una dark comedy con un forte accento drammatico, ha un’estetica da thriller familiare e si inserisce nel filone dei murder mystery di critica sociale, ormai consolidato e apprezzato nel panorama televisivo contemporaneo (come l’amata serie di Disney+ Only Murders in the Building).
Tuttavia, il risultato è decisamente disomogeneo: nonostante un discreto potenziale e alcune trovate interessanti, No Good Deed non riesce a definire un’identità precisa, rimanendo sospesa tra generi. Le battute e le situazioni comiche mancano di incisività, mentre i momenti drammatici risultano troppo superficiali per coinvolgere emotivamente. Anche l’aspetto murder mystery lascia a desiderare, con una narrazione prevedibile che conduce a una risoluzione priva di colpi di scena significativi.
Gli otto episodi, probabilmente troppi per sostenere una trama già di per sé debole, finiscono per appesantire il ritmo, generando a tratti noia e lasciando l’impressione di un prodotto eccessivamente convenzionale.
Un altro punto debole è la struttura narrativa, frammentata e poco coesa e anche i temi più complessi, come il lutto e la crisi familiare, vengono trattati in modo quasi frettoloso. Ne risulta una trama frivola e priva di profondità.
Ottimo cast, Pessimi Personaggi
Come già accaduto nelle ultime produzioni Netflix, come Nobody Wants This (leggi qua la nostra recensione!) con Adam Brody e Kristen Bell, anche questa volta il cast è composto dai volti iconici delle sitcom anni ’90 e 2000.
Lisa Kudrow, la Phoebe Buffay di Friends, e Ray Romano, il Ray Barone di Tutti Amano Raymond, abbandonano i ruoli leggeri che li hanno resi celebri per affrontare il dramma più complesso intriso di tensioni e rimpianti di No Good Deed. Kudrow, in particolare, regala una performance emozionante nel ruolo di Lydia, mentre Romano bilancia sensibilità e cinismo, riuscendo abbastanza bene a trasmettere il tormento di un uomo sopraffatto dai sensi di colpa.
Accanto a loro, spicca Linda Cardellini (Freaks and Geeks, Dead to Me), poi Luke Wilson, Teyonah Parris, O-T Fagbenle (Il Racconto dell’Ancella), Katherine Moennig (The L Word) Abbi Jacobson, Denis Leary e Poppy Liu, che contribuiscono con interpretazioni solide, pur penalizzate da una scrittura che non riesce a dare pieno spessore ai loro personaggi.
Se fosse uscita nel 2004, No Good Deed avrebbe probabilmente avuto un impatto diverso. Due decenni fa, alcuni stereotipi narrativi avrebbero dato meno nell’occhio. Oggi, invece, personaggi come l’agente immobiliare gay un po’ stravagante (Matt Rogers), la moglie-trofeo con un passato oscuro (Linda Cardellini), o l’attore di soap opera in declino (Luke Wilson), risultano datati e privi di originalità. Anche Katherine Moennig sembra riproporre il suo personaggio di The L Word, con lo stesso look e persino gli stessi vestiti, dando l’impressione di un riciclo più che di un omaggio nostalgico.
Conclusione
No Good Deed non è un completo fallimento, ma lascia decisamente la sensazione di un’occasione sprecata, un po’ banale, “roba vista e rivista”, insomma. La premessa abbastanza intrigante non è stata dispiegata in tutte le sue potenzialità. La serie avrebbe potuto distinguersi, ma soffre di una narrazione piatta con plot twist prevedibili, personaggi stereotipati e un tono confuso che non riesce mai a trovare la giusta direzione. Rimane un prodotto piacevole e che sicuramente intrattiene, ma incapace di lasciare un impatto duraturo. Probabilmente passerà inosservata nel catalogo Netflix.
No Good Deed è su Netflix, ecco il trailer: