Da Estasi a Babygirl: il desiderio femminile è al centro di molti film usciti dal 1933 a oggi. Riscopriamoli in un excursus nel cinema di ieri e di oggi.
In principio fu Estasi
Estasi (1933) è stato un film scandaloso, a partire dal nome. D’altronde, cosa c’è di più scomodo di un film che racconta la storia di una donna che lascia il marito colpevole di non desiderarla più e va alla ricerca di un altro uomo che voglia farla sua? Per meglio dire, ci si imbatte facendo il bagno nuda in un lago, e regalando al pubblico il primo nudo femminile mai apparso sul grande schermo. Il nudo della divina Hedy Lamarr.
Il bacio della pantera
Nel 1942 uscì un film bellissimo e rivoluzionario: Il bacio della pantera di Jacques Tourneur, rivisitato dall’omonimo film di Paul Schrader del 1982. Entrambe le pellicole raccontano la natura felina (e ferina) della protagonista, la sensuale Irena, interpretata da Simone Simon nel film originario e da Natassja Kinski nel remake.
Irena vive una tragica condizione: ogni volta che prova desiderio sessuale si trasforma in pantera. E rischia di uccidere il suo partner. Una condizione che porterà a conseguenze tragiche per l’Irena del film di Tourneur.
La gatta sul tetto che scotta
È un desiderio frustrato quello di Margaret Pollitt / Liz Taylor in La gatta sul tetto che scotta (1958), che tenta in tutti i modi un marito che sembra soffrire di impotenza.
La sofferenza della donna, unita alle dinamiche familiari che soggiogano il protagonista Brick / Paul Newman, è uno dei motori della storia e della sua tensione drammatica,
Foxy Brown (e Coffy)
Questi film, usciti a cavallo tra anni Sessanta e anni Settanta, rappresentano una pietra miliare nella rivoluzione sessuale di quegli anni: entrambi hanno per protagonista l’esplosiva Pam Grier, fisico prorompente e grande capacità di determinare il proprio destino.
I suoi personaggi più noti, Foxy Brown e Coffy, sono vere e proprie bombe sexy che sanno bene come menare le mani e vendicarsi, e che non sono mai prede passive di un rapace desiderio maschile. Tra le lenzuola ci finiscono spesso e volentieri, ma solo perché lo hanno voluto loro. E questi personaggi femminili saranno di grande ispirazione per i registi che verranno: come Quentin Tarantino, che ha voluto Grier come protagonista del suo Jackie Brown.
Lili, Anais e le altre: le “fanciulle in fiore” di Catherine Breillat
Le ragazze che animano il cinema della regista francese Catherine Breillat, fin dagli esordi, sono spregiudicate, curiosi, prive di ideali romantici troppo sviluppati. Spesso adolescenti, sono alla ricerca della loro prima volta sessuale e sanno come prendersela.
Da L’adolescente, film del 1975 uscito al cinema solo nel 1999 che aveva per protagonista la scandalosa Charlotte Alexandra dei film di Walerian Borowczyk, a Vergine taglia 36 (1988), che racconta i primi turbamenti di una bambina dal corpo precocemente sviluppato (Delphine Zentout), passando per le sorelle Anais (Anais Reboux) ed Elena Pinot (Roxane Mesquida) di A mia sorella! (2001).
Lezioni di piano
Nel capolavoro di Jane Champion Ada (Holly Hunter) è una donna disabile – è affetta da mutismo – è madre di una figlia pre-adolescente e si sposa con un uomo che non ama (Sam Neill). Siamo nel 1800, in un’epoca dominata dal puritanesimo vittoriano.
Eppure, in questo scenario, Ada troverà la forza, guidata dalla sua passione, di uscire dalla gabbia del suo ruolo sociale e di vivere una passione che cresce piano piano, con un uomo al quale insegnerà a suonare il piano e insegnerà il valore dell’attesa della ricompensa, gravida di desiderio.
Il desiderio di Ada sarà più forte: più forte della rabbia di sua figlia, dell’ira di suo marito e persino di un dito mozzato in un impeto di gelosia. E, alla fine, trionferà.
Nymphomaniac
La protagonista del film in due volumi di Lars Von Trier, Joe (Stacy Martin e Charlotte Gainsbourg), è una ragazza, e poi donna, che desidera compulsivamente avventure sessuali, vittima della propria ninfomania (che dà il titolo al film).
Il film ripercorre la sua discesa agli Inferi dall’adolescenza, quando a 15 anni decide di perdere la verginità, fino all’età adulta, raccontandone anche il difficile contesto familiare. La sua è una sessualità priva di gioia, che le recherà anche molto dolore, ma della quale sarà in tutto traghettata dai propri impulsi.
Il piacere è tutto mio
Uno dei più grandi tabù, non solo cinematografici, è il desiderio delle donne over Sessanta: un desiderio che si pensa sia destinato a spegnersi, complice la menopausa, e che invece in molti casi perdura. In alcuni casi, l’invecchiamento si accompagna alla scoperta del proprio potenziale inespresso, anche erotico: in sostanza, questo è ciò che accade in Il piacere è tutto mio (2023) all’ex professoressa in pensione Nancy Stokes, interpretata dalla grande Emma Thompson. Attrice qui alle prese con un ruolo decisamente diverso rispetto a quelli ai quali ci ha abituati.
Per scoprire il proprio piacere, la nostra Nancy ricorre ai servizi di un giovane e attraente gigolò, in barba a tutti i moralismi. E con lui troverà un’intimità spontanea e piacevole. Thompson ha descritto così il suo personaggio in questo film: “La mia Nancy conserva una certa innocenza. L’ho sempre considerata un po’ come Eva nel giardino dell’Eden prima della caduta, e quindi con un rapporto sano con il proprio corpo”. In cabina di regia, e non dovrebbe sorprendere c’è una donna: Sophie Wilde.
Babygirl
In uno dei film più criticati dell’anno, il “torbido” Babygirl (2024), c’è una donna in carriera cinquantenne, (Nicole Kidman), che ha una famiglia perfetta, marito attraente e premuroso incluso (Antonio Banderas), ma non ha mai osato chiedersi il perché non riesce a provare un orgasmo.
Troverà una risposta a questa domanda, e la soluzione del problema, vivendo una trasgressione extra coniugale con un giovane stagista che conoscerà sul posto di lavoro. Con il suo aiuto scoprirà una sfera rimasta fino ad allora inesplorata, quella sadomasochistica, capace di regalarle brividi veri.
La sua storia ci mostra che a volte, per affrontare parti oscure di sé stessi e conquistare consapevolezza, bisogna piazzare cariche di dinamite sul sentiero della propria consolidata routine. Per poi poter essere davvero, in tutto e per tutto, sé stessi.
Il parente stretto di Babygirl? Love and Anarchy
Lei bionda, bella, donna di potere e bisognosa di sentirsi dominata e sopraffatta, lui più giovane e giocoso, pronto a travolgere la serena vita coniugale di lei? Sembra Babygirl ma è (anche) Love and Anarchy, adorabile serie Netflix che affronta le stesse tematiche del film di Halina Reijn ma con maggiore ironia e leggerezza.
In comune, il film e la serie, hanno un’ideatrice donna proveniente dal Nord Europa (olandese Reijn, svedese Lisa Langseth, autrice della serie), di età di poco inferiore ai 50 anni. Qui il BDSM è liberatorio, è il gioco da bambini a cui si accenna anche in Babygirl. Ma meno patinato.
Insomma: il polverone sollevato da film come Babygirl, spesso e volentieri etichettati come semplici storie per casalinghe frustrate di mezza età, ci dimostra come film di questo tipo siano sempre necessari. Per sfatare tabù e rivendicare il diritto femminile a un piacere senza giudizi morali né limiti di età.