La Casa è il manifesto del cinema indipendente: Sam Raimi inventa lo splatter moderno con un budget irrisorio e una regia folle
Ci sono film che si guardano e film che si subiscono.La Casa (The Evil Dead) appartiene alla seconda categoria. Uscito nel 1981, l’esordio alla regia di un ventenne Sam Raimi è la dimostrazione empirica che per terrorizzare il pubblico non servono milioni di dollari, ma idee e litri di sciroppo di mais. La trama è il grado zero dell’horror: cinque ragazzi, uno chalet isolato nei boschi del Tennessee e un libro rilegato in pelle umana (il Necronomicon) che risveglia demoni antichi.
Eppure, nulla in questo film è banale. Raimi, non avendo i soldi per mostrare mostri giganti o scenografie complesse, trasforma la macchina da presa nel mostro stesso. La celebre “shaky cam” ( la telecamera montata su una tavola di legno e fatta correre a mano attraverso il bosco ) non è solo un espediente tecnico per risparmiare; è diventata la soggettiva del Male, un’entità invisibile e velocissima che ci bracca senza sosta.
Ash Williams prima del mito
Rivedere oggi Bruce Campbell nei panni di Ash fa tenerezza. Qui non è ancora l’eroe spaccone con la motosega al posto della mano e la battuta pronta che vedremo ne L’Armata delle Tenebre. È un ragazzo terrorizzato, coperto di sangue e fango, costretto a smembrare i suoi amici posseduti per sopravvivere. La recitazione è sopra le righe, quasi isterica, ma perfetta per il tono grandguignolesco che Raimi impone. È un horror fisico, dove i corpi vengono violati, deformati e sciolti in un tripudio di effetti artigianali che, nella loro imperfezione, risultano ancora oggi disgustosi e tangibili.
Un assalto sensoriale
Il vero protagonista aggiunto è il sound design. Il vento che urla, il cigolio dell’altalena, le voci demoniache sovrapposte: l’audio lavora ai fianchi dello spettatore, creando un disagio costante. La Casa non cerca il salto sulla sedia facile (jumpscare), ma punta all’esaurimento nervoso di chi guarda.
In definitiva, siamo di fronte a un miracolo di inventiva. Grezzo, cattivo e politicamente scorretto (la scena della violenza da parte degli alberi fa discutere ancora oggi), rimane una lezione di cinema essenziale. Raimi ha preso il nulla e ne ha fatto un incubo eterno
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