Spider-Man Homecoming: il ritorno a casa di Peter Parker

Spider-Man Homecoming: il ritorno a casa di Peter Parker

Spider-Man Homecoming continua a divertire: la recensione del fresco, brillante e geniale debutto di Tom Holland nel Marvel Cinematic Universe.

Frutto dello storico e senza precedenti accordo commerciale tra Sony e Marvel Studios, e diretto con mano leggera, ritmata e intelligente da Jon Watts, il film ha avuto il gravoso compito di inserire stabilmente il tessiragnatele all’interno del gigantesco Marvel Cinematic Universe, raccogliendo un’eredità pesantissima. La scelta astuta e condivisa di saltare a piè pari l’ormai inflazionata origin story (evitando l’ennesima riproposizione del morso del ragno radioattivo o della tragica morte dello Zio Ben) si è rivelata una mossa puramente vincente, permettendo alla narrazione di concentrarsi in modo immediato, fresco e totalmente inedito sulle genuinissime ansie adolescenziali del giovanissimo e talentuoso Tom Holland.

La vera, brillante intuizione della pellicola è stata infatti quella di ricalcare apertamente le indimenticabili atmosfere delle classiche commedie giovanili americane degli anni Ottanta firmate da John Hughes. Il Peter Parker raccontato in questo capitolo non deve salvare l’intero pianeta da catastrofiche minacce cosmiche o divinità aliene, ma deve riuscire a sopravvivere al ballo scolastico, all’emarginazione sociale, all’opprimente senso di inadeguatezza e agli amori non corrisposti per la bella e popolare Liz (Laura Harrier). Affiancato dal fedele, logorroico e goffo amico fraterno Ned (Jacob Batalon) e osservato a distanza dalla cinica Michelle “MJ” Jones di Zendaya, il nostro eroe affronta una doppia vita che risulta, forse per la prima volta nella storia del franchise, davvero credibile e autentica per un impacciato quindicenne nerd del Queens

L’Avvoltoio e la minaccia della classe operaia

Il vero, incontrastato fiore all’occhiello dell’intera operazione è senza alcuna ombra di dubbio l’Avvoltoio, interpretato da un titanico, minaccioso e carismatico Michael Keaton. Il suo Adrian Toomes non è il solito folle megalomane in cerca di dominazione globale, ma un disilluso padre di famiglia, un imprenditore della classe operaia letteralmente schiacciato dal cinismo delle grandi corporazioni e dalle conseguenze politiche delle battaglie degli Avengers. Questa genesi lo rende uno dei villain più umani, comprensibili e stratificati dell’intera saga. L’inaspettato colpo di scena prima del ballo scolastico e il successivo, asfissiante e silenziosissimo dialogo in macchina tra lui e Peter, illuminato solo dai semafori, rappresentano una vetta di tensione psicologica raramente eguagliata in un rassicurante blockbuster per famiglie.

L’ombra lunga di Tony Stark e le rotelle di scorta

A fare da ingombrante e severa figura paterna in questo tortuoso percorso di crescita verso la maturità troviamo il Tony Stark di un sempre impeccabile Robert Downey Jr., accompagnato dal fidato tramite Happy Hogan (Jon Favreau). La sua presenza è dosata sapientemente e con grande parsimonia: funge da mentore distante, finanziatore miliardario e giudice inflessibile, senza mai oscurare o rubare la scena al vero protagonista della storia. Il costume iper-tecnologico donato a Peter, dotato di un’intelligenza artificiale, del protocollo “rotelle di scorta” e di infinite combinazioni di ragnatele, diventa lo strumento narrativo attraverso cui il ragazzo deve imparare la lezione più dura e umiliante. Quando Stark, deluso e furioso, gli ritira la fantastica armatura pronunciando la celebre e lapidaria frase “Se non sei niente senza il costume, allora non dovresti averlo”, il film svela apertamente il suo vero, profondo e universale nucleo formativo.

Il peso delle macerie e l’essenza dell’eroe

Nel pirotecnico terzo atto, spogliato dei suoi comodi gadget miliardari e intrappolato disperatamente sotto tonnellate di freddo cemento crollato, Peter si trova ad affrontare in assoluta solitudine il suo momento più buio e disperato. La scena, che omaggia visivamente, filologicamente e spiritualmente lo storico numero 33 dei fumetti originali creati da Stan Lee e Steve Ditko, costringe il ragazzo piangente a trovare la forza del riscatto esclusivamente dentro se stesso, slegandosi definitivamente dall’ombra protettiva e paterna di Iron Man. L’urlo disperato di Holland mentre solleva le pesantissime macerie, con il volto tumefatto riflesso nell’acqua di una pozzanghera, fissa l’istante esatto, poetico e potentissimo in cui il goffo adolescente di periferia diventa finalmente, e a tutti gli effetti, il vero Uomo Ragno.

Azione a misura di quartiere e vertigini

Anche il comparto puramente action e visivo della pellicola riflette perfettamente, dall’inizio alla fine, questa dimensione narrativa molto più intima, contenuta e “di quartiere”. Le spettacolari sequenze d’azione orchestrate dal regista evitano sapientemente la distruzione totale di intere metropoli americane, preferendo concentrarsi su salvataggi estremamente tesi, fisici e circoscritti. Dal vertiginoso, ansiogeno intervento sul gigantesco monumento di Washington (che gioca brillantemente con la paura del vuoto di un eroe abituato ai bassi palazzi di periferia), all’adrenalinica e disastrosa operazione sul traghetto di Staten Island spezzato in due parti. Queste scene mantengono costantemente il focus sulla disperata e tenera inesperienza dell’eroe in calzamaglia, che sbaglia i calcoli, cade, si rialza e impara continuamente dai propri errori, rendendolo incredibilmente empatico

Un esordio dal cuore d’oro verso il Multiverso

A distanza di anni, questo primo, scoppiettante capitolo solista rimane a mani basse uno degli esordi più freschi, genuini, equilibrati e divertenti mai prodotti dalla prolifica fucina dei Marvel Studios. Ha avuto il merito inestimabile di saper riportare un’icona mondiale alla sua dimensione originaria e stradaiola, preparandolo con intelligenza, umorismo e grande umanità alle enormi sfide cosmiche e multiversali che lo avrebbero inesorabilmente atteso negli anni successivi. Un perfetto coming of age travestito da film di supereroi, che ha consacrato il volto di Tom Holland come il Peter Parker definitivo per una nuova, vastissima generazione di appassionati.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★